giovedì, 31 luglio 2003
(cave in, anchor)
A pranzo con amica piazzata nel grande giornale, insalata condita con pettegolezzi. a un certo punto le chiedo l'interno di una collega che si occupa di una cosa che mi interessa. mi guarda come se le avessi chiesto di presentarmi yaki elkan. eh ma io queste cose non le faccio, eh ma non do mai il telefono dei colleghi. mica il telefonino, spiego, mica il telefono di casa. il diretto del giornale, mi serve per un lavoro che sto facendo. eh sai, l'ultima volta mi hanno detto cosi' poi c'e' stato un casino di malintesi...e poi tu lavori alla concorrenza {concorrenza: loro 800mila noi 40mila} eh non so, eh non credo, eh perche' non chiami il centralino? la guardo e mi ricordo che non solo ha conosciuto il suo nuovo marito a casa mia, ma soprattutto le ho rimediato la miglior babysitter che mai si sia guadagnata un permesso di soggiorno a roma. poi la guardo andar via sul suo culo pusillanime. telefono al centralino, chiedo se mi puo' passare la tipa che sioccupadiunacosachem'interessa, ci parlo, mi e' gia' arrivato il suo fax con tutto quello che mi serve. ora la chiamo e le chiedo se le serve una babysitter.
mercoledì, 30 luglio 2003
(tiromancino, nessuna certezza)
- caccole, croste di ferita e teste di gamberi, dice il koala.
- caccole, croste di ferita e formiche, dice il suo amico tapiro.
- pari e patta.
- aspe'. le caccole erano tue?
- mi stai dicendo che hai mangiato le caccole di qualcun altro?
- gia'.
- bleahwogl! hai vinto!
pero' rimugina la rivincita.
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- ostriche.
- ostriche?
- sembra catarro.
- lo so, le ho gia' mangiate.
- ah si'?
- ostriche e palle di bue.
- bleahgwlg!
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anni dopo:
- escargot.
- e che e'?
- lumache.
- che?!
- lumache con burro e aglio.
- hai vinto.
finalmente, la vendetta.
mercoledì, 30 luglio 2003
(thorns, i can't remember)
insomma, quella vede tutto bianco e nero, quell'altro sfotticchia perché dico blu peltro, quell'altro ancora mi accusa di botafoguismo. ho fatto un esperimento. con mac+explorer i colori son più belli ma le pagine sono incasinate, con windows+explorer è tutto bellino organizzato ma i colori sono smorti. con netscape è un casino della madonna. nessuno di noi vede il blog primordiale, così com'è stato concepito. c'è una lezione in tutto ciò, ma sono troppo brasata per sapere qual è.
mercoledì, 30 luglio 2003
ricapitolando, videata con 10 post, che poi sarebbe il today, archivio mensile non visibile dal pannello di controllo, ma dalla pagina esterna sì. ci manca ancora il calendarietto delle incazzature, l'archivio degli stati d'animo e la cache delle giornate gloriose.
martedì, 29 luglio 2003
(radiohead, creep)
tutto sto casino e non m'hanno manco lasciato giugno.
martedì, 29 luglio 2003
f u t e b o l - 2
IL PALLONE - la palla può essere qualsiasi cosa remotamente sferica. va bene perfino un pallone vero. alle pezze, si usa qualsiasi cosa che rotoli, un sasso, un barattolo vuoto o la cartella del fratello piccolo. se si usa un sasso, un barattolo o altro oggetto contundente, si raccomanda di giocare con le scarpe. chi gioca scalzo deve badare a tirare sempre con l'unghia del ditone, tanto la dovevi tagliare.
LA PORTA - la porta si può fare con quello che capita. mattoni, sanpietrini, maglie arrotolate, i libri di scuola, la cartella del fratello piccolo e perfino il fratello piccolo. quando la partita è importante, si raccomanda l'uso di bidoni della spazzatura. pieni, per reggere l'impatto. la distanza regolamentare tra una porta e l'altra dipenderà dalla discussione preventiva tra i giocatori. certe volte la discussione dura talmente tanto che quando la distanza viene stabilita è già ora di cena. i bidoni della spazzatura rovesciati valgono mezzo gol. perché esiste il mezzo gol.
IL CAMPO - il campo può arrivare fino al bordo del marciapiede, oppure marciapiede e strada, strada ed entrambi i marciapiedi e - nei grandi classici - tutto l'isolato. la modalità più frequente è giocare solo in mezzo alla strada.
DURATA DELLA PARTITA - finché tua madre ti chiama o quando fa buio, a seconda. nelle partite notturne, finché qualcuno del vicinato chiama la polizia.
LE SQUADRE - il numero di giocatori di ciascuna squadra varia da uno a settanta. alcune convenzioni vanno rispettate. i brocchi in porta. quelli con gli occhiali a centrocampo. i ciccioni in difesa.
L'ARBITRO - non c'è arbitro.
INTERRUZIONI - la partita si ferma solo in una delle seguenti eventualità:
a) se il pallone finisce sotto una macchina parcheggiata e nessuno riesce a recuperarlo, nemmeno il fratello piccolo.
b) se il pallone entra in una finestra. in questo caso i giocatori devono aspettare non più di dieci minuti la restituzione volontaria del pallone. se non avviene, i giocatori devono designare volontari che vadano a scampanellare chiedendo la restituzione, prima con le buone poi con minacce di depredazione. se nella casa in questione vive un militare in pensione con cane, meglio rimediare un altro pallone. se la finestra era chiusa, le due squadre devono riunirsi rapidamente per deliberare il da farsi. a qualche isolato di distanza.
c) quando passano sul marciapiede:
1) anziani o disabili.
2) donne incinte o con bambini piccoli.
3) gnocche over 13.
Se la partita è sul pareggio 20 a 20 e quasi alla fine, questa regola può essere ignorata e se qualcuno si dovesse trovare in mezzo all'azione, cazzi suoi, è invasione di campo.
d) quando passano veicoli pesanti in strada. dagli autobus in su.
SOSTITUZIONI - sono ammesse sostituzioni:
a) se un giocatore viene portato a forza a casa per fare i compiti.
b) se qualcuno viene investito.
L'INTERVALLO - stai scherzando.
LE REGOLE = le regole sono più o meno quelle del calcio vero, con alcune importanti varianti. il portiere è al sicuro solo dentro casa sua. è permesso entrare nell'area avversaria scambiando passaggi con un'auto. se la palla gira l'angolo, è corner.
PUNIZIONI - l'unico fallo previsto nelle regole del calcio di strada è gettare un avversario dentro un tombino. è considerato atteggiamento antisportivo e punito con un tiro indiretto.
GIUSTIZIA SPORTIVA - le divergenze vengono risolte a botte.
martedì, 29 luglio 2003
f u t e b o l - 1
ho vissuto dieci anni a rio, prima di venire in italia. i miei primi dieci anni. abitavamo in rua hilario de gouveia, a copacabana, l'isolato che dà sull'avenida atlantica, sulla spiaggia. il pomeriggio rompevo le palle alle mie sorelle perché mi portassero a vedere i Calciatori - non ho mai avuto il permesso di attraversare da sola l'avenida atlantica. ancora oggi l'attraverso con grande circospezione. i Calciatori giocano sulla sabbia, lungo la spiaggia di copacabana puoi vedere venti, quaranta partite lungo sei chilometri di arenile. ci si ferma, ci si siede sul bordo e si guarda, si commenta, si tifa senza troppo casino. anche quando sulla sabbia corre qualcuno tipo romario o ronaldo, che amano una bella pelada -
in portoghese la partitella si chiama pelada, che vuol dire nuda. ogni tanto mi ci portava mio padre, che mi insegnava cos'era un off side, un corner, un penalty, un fault, in portoghese la terminologia calcistica è tutta inglese ancora, bella storpiata ma doc.
nella mia strada comunque si giocava un calcio ben più rudimentale della pelada. rispetto al calcio che si giocava in rua hilario de gouveia le peladas sono un lusso e qualsiasi campetto è il Maracanã in notturna. non ho mai giocato, ma ho guardato tanto. ho bevuto con gli occhi talmente tante partite da sentirmi un'esperta in materia. tutta teoria, e per completezza devo confessare che uno dei moventi del mio interesse si chiamava francisco josé, otto anni, centravanti. e alla faccia di voi maschi con lunghe carriere calcistiche sulle cosce, voglio parlare delle regole del calcio di strada a rio. secondo me in italia sono più o meno le stesse, a parte il fatto che non si gioca mezzi nudi e scalzi tutto l'anno.
lunedì, 28 luglio 2003
(yeah yeah yeahs, date with the night)
nella mia chilometrica famiglia ho tre cugini che rappresentano il bene e altri tre che rappresentano il male. bene: leticia, le chiacchiere riprendono sempre dal punto interrotto, anche ad anni di distanza; maucha che è come se mi vedessi dal di fuori, ma fatta meglio; beto che ti fa ridere ed è scemo e dolcissimo. il male: magda, gnocca fin da quando aveva 8 anni, li mortacci sua, e prepotente e kattiva; ricardinho, il paradigma dell'imbecille; e idalina, tutta perfettina, e mia madre 'hai visto i cassetti di idalina? l'armadio di idalina? i vestiti di idalina? la calligrafia di idalina? la cartella? l'astuccio? la camera?'
quelli di splinder stanno rovistando negli archivi, facendo prove, post su post giù, e mi sento come quando tornavo dalle vacanze e cercavo di sistemare i cassetti come idalina, magliette bianche da un lato colorate dall'altro a righe a quadri, mutandine per colore, calzini arrotolati, prima le gonne poi i pantaloni poi gli abiti, e il profumabiancheria a forma di gattino. per mezz'ora stavo lì a guardare il mio capolavoro, poi avevo un anno intero per rovinare tutto.
domenica, 27 luglio 2003
e s t a t e
(rem, she just wants to be)
lo so, lo so. non durano più del segno del costume gli amori estivi, e laverai i miei baci insieme al sale. e cercherai nello zaino quella conchiglia che ti ho dato sulla spiaggia per ricordarti di me per sempre e dirai 'cazzo, l'ho persa', quella conchiglia con la mia vita dentro. lo so, lo so, il mio cuore non entrava nel tuo zaino, è rimasto in un cassetto, insieme alla protezione solare filtro 4. ci incontreremo in città e ti chiederò indietro il mio cuore e tu ti darai uno schiaffo sulla fronte e dirai 'che testa' e dirai 'scusami ti prego renata' , ma c'è di peggio. ci incontreremo per caso, non come abbiamo stabilito, ma c'è di peggio. nulla di quel che abbiamo deciso quella sera sulla spiaggia, sotto quella luna, con la luna nei capelli, con i capelli fosforescenti sotto la luna, nulla di quello che abbiamo deciso quella notte sotto a luna accadrà, ma c'è di peggio. lo so, lo so, non mi aspettavo che i nostri progetti si avverassero, la promessa di non tornare a scuola e di scappare a new york, ognuno col suo sogno e il suo inglese de agostini, e farsi il culo ed essere felici e tornare già famosi, io come scrittrice tu, che so, come il miglior consegnapizza del mondo, o il progetto di sposarci proprio lì, la luce della luna come velo, la schiuma del mare come testimone, la conchiglia invece dell'anello, e vivere sulla spiaggia o in un superattico con piscina, per sempre, o la promessa che mai più, mai più ci saremmo separati. ma almeno i progetti minori, tipo la data del nostro incontro in città, al ritorno, spererei che tu non te ne dimenticassi, e tu te ne dimenticherai. ma va tutto bene, c'è di peggio. ci incontreremo per caso, mesi più tardi, l'abbronzatura sbiadita, e mi dirai 'scusami ti prego renata' e io ti dirò ok, non ho bisogno di un cuore spezzato. tienilo pure, puoi plastificarlo, usarlo come centrotavola, chissenefrega. ci siamo baciati sotto la luna, ma chissenefrega. e ti dirò: quel è peggio, sai?, quello che fa male, e mi farà male per molte estati, è che il mio nome non è renata, è roberta.
domenica, 27 luglio 2003
(cranberries, zombie)
vivo un dilemma etico-politico scemo ma molto metaforico. ho deciso di aderire alla campagna di boicottaggio della cocacola iniziata il 22 luglio scorso. l'iniziativa è del sindacato colombiano dei lavoratori delle industrie alimentari,
sinaltrainal, come protesta per l'assassinio di 10 lavoratori e sindacalisti e per rapimenti e torture varie. i rispettabili uomini della cara vecchia coke cercano nelle pagine gialle di bogotà alla categoria 'forze paramilitari di destra disposte a tutto' e levano di mezzo i rompicoglioni. il fatto è che ho nel frigo due lattine di cocacola comprate prima che fossi capitata in questo sito, avessi avuto l'illuminazione eccetera eccetera. tecnicamente posso berle, o il dio dei boicottaggi mi fulminerà?
sabato, 26 luglio 2003
e m o t i v a
quando era incinta era molto emotiva. lui lo scoprì un giorno entrando in cucina, lei era seduta davanti a un toast, e piangeva. si allarmò:
- che c'è?!
non riusciva a spiccicare parola.
- che è successo? ti senti male?
singhiozzava.
- ha chiamato qualcuno? brutte notizie?
scosse la testa. indicò il toast.
riuscì a dire:
- questo toast!
- che ha il toast?
si era un po' ripresa.
- niente, niente. è che ho visto il toast, così, nel piatto...
di nuovo scoppiò in un pianto convulso. solo un bel po' di tempo dopo riuscì a spiegare che il toast, così, l'aveva commossa.
- così come?
- così nel piatto. tutto solo. tutto imburrato. con i bordi bruciacchiati. non so, io...
il pianto le impedì di finire la frase.
Il giorno dopo fu una nuvola. lo chiamò alla finestra. una nuvoletta tutta rosa, al tramonto. così... così... lui dovette tenerla stretta, mentre piangeva e guaiva sul suo petto.
tutti seguivano con interesse le sue crisi emotive. lui telefonava agli amici. raccontava:
- stavolta è stato lo spot in tv. quello dei detersivi. le ha fatto pena l'anticalcare che nessuno raccomanda. ha pianto tutta la notte!
Il colmo si raggiunse quando, a una cena, gigi fece vedere a tutti il cellulare che aveva comprato, di quelli piccini che entrano nella tasca della camicia. era troppo. dovettero portarle un bicchiere d'acqua per calmarla. e il guaio è che le sue commozioni erano contagiose. a molti venivano le lacrime agli occhi, senza un perché, ogni volta che vedevano il piccolo, tenero, telefonino di gigi.
sabato, 26 luglio 2003
(de andrè, princesa)
esco dopo cinque giorni di reclusione, e scopro che non mi sono persa niente. il caldo è lì, la gente non è partita, sotto la campana di plastica del bar delle donne c'è lo stesso tramezzino di lunedì. gli operai che lavorano al nuovo look di piazza pilo sono andati avanti, uno dei quattro canti è già pronto, ora hanno spellato tutto il marciapiede davanti ambrosini, tutto il clan ambrosini è sul piede di guerra, ho beccato il comizio. dalla loro c'è la parrucchiera, il macellaio ha deciso di tenersi neutrale, il fruttarolo fa il democristiano anche perché avrà un nuovo chiosco, mentre marisa del bar delle donne è interventista e veltroniana, soprattutto perchè grazie al nuovo look potrà mettere quattrocento nuovi tavolini e magari organizzare qualche concerto.
dal giornalaio incontro g, quello che m'ha distrutto il computer, con una gran faccia da culo passavo-di-qui-per-caso, lui abita a 27 fermate da piazza pilo. ci accasciamo sulle panchine, sotto lo sguardo irato degli habitué, quelle panchine sono riservate agli over 60 e alle Mamme bimbomunite. g mi racconta del suo nuovo lavoro, come redattore di questi finti fascicoli che servono solo a vendere videocassette in edicola. mi alleno nell'arte di ascoltare senza sentire, guardo tutti quei pensionati e li soppeso come fossi un sottosegretario, organizzo un comizio mentale. nella prima metà del comizio li blandisco, nella seconda metà faccio leva sui loro sensi di colpa e li faccio sentire delle merde. davanti a me, una rosea carriera di consigliere di circoscrizione.
...pranzo: colgo la parola pranzo. lo guardo, nei miei occhi scorre tutta la videata di setup del mio acerino, il desktop, i preferiti, i miei mp3, le mie lettere e la mia cache. g coglie appieno il vaffanculo implicito nei miei occhi. non ci vedremo mai più.
venerdì, 25 luglio 2003
l a s b a n a n a s - fine
più tardi, prendendo un caffè, lilli chiese a lalla se era felice con il marito e lalla rispose che non lo sapeva, credeva di sì. poi lilli disse che forse non c'era al mondo l'uomo giusto per lasbananas e lalla sospirò e mormorò 'già'. le due rimasero lì in silenzio, avvolte nel ricordo.
venerdì, 25 luglio 2003
l a s b a n a n a s - 5
lullina cercò di difendere mimmo, ma cambiò atteggiamento quando lui disse che lilli e lalla non c'entravano niente con la loro vita, che stessero alla larga, che se ne andassero da casa sua.
- sono le mie sorelle, mimmo.
- sì, belle sorelle. quando serve aiuto, nessuna si fa vedere.
mimmo non aveva mai perdonato a lilli di non avergli prestato i soldi per aprire un ristorante, per l'allevamento di conigli, per altri suoi progetti.
- guarda, mimmo - disse lilli. - se picchi un'altra volta mia sorella, una sola volta, vedrai.
- vedrai che?
le tre erano fianco a fianco. lullina tra le due, come ai bei tempi. rispose lalla.
- lasbananas. finalmente conoscerai lasbananas.
- ma quali banane?! che banane?!
- provaci e vedrai.
mimmo non ricordava lasbananas. ma promise di non picchiare la moglie mai più. lullina da sola era un conto. ma quelle tre messe insieme, c'era poco da scherzare.
venerdì, 25 luglio 2003
l a s b a n a n a s - 4
-la picchia? come, la picchia?
- la picchia, l'ho visto.
- hai visto che la picchiava?
- ho visto i segni. ha cercato di nasconderli, poi ha confessato. mimmo si è messo a bere e la picchia.
lalla era andata in ufficio da lilli per raccontarle tutto. era furiosa. a lilli, prima della furia, vennero le lacrime agli occhi. non ricordava un'emozione simile dall'ultiima volta che aveva visto il padre nel letto d'ospedale prima di morire e lui aveva aperto le braccia e aveva detto 'hai visto com'è finita?'
- cosa, papà?
- tutto. la vita. noi.
Non riusciva nemmeno a immaginare lullina picchiata da qualcuno. la sua lullina. la piccolina. non sarebbe finita così.
- andiamo - disse.
- dove?
- a parlare con mimmo.
venerdì, 25 luglio 2003
l a s b a n a n a s - 3
lilli si è laureata in giurisprudenza, ha ereditato lo studio del padre, si è sposata tre volte, ha cercato di fare politica, decisionista com'era, ma ha lasciato perdere. il suo ultimo marito - che lei presenta, per farlo innervosire, come 'il mio penultimo' - è più giovane di lei ma vivono abbastanza bene, a lui piace la vela, lei vomita in barca, lui è bello ma stupido, lei ha deciso di tornare alla musica e studia chitarra quando ha tempo. lalla ha fatto teatro, poi la pittrice, si è sposata un ingegnere che trova buffissimo tutto quello che lei dice e fa, ha avuto due figli e ha una ditta di catering per feste di lusso con una socia. la madre vedova vive con lei, alla madre non piace suo marito ('insulso') ma aiuta a badare ai bambini. lullina ha sposato mimmo, l'amore della sua vita.
venerdì, 25 luglio 2003
l a s b a n a n a s - 2
la carriera de lasbananas finì quando lilli s'innamorò per la prima volta, perché non voleva fare la ridicola davanti al suo tipo, che non avrebbe approvato, cosa che lalla trovava ridicola. lullina suggerì che il ragazzo venisse incorporato al gruppo - che, secondo lalla, avrebbe allora dovuto chiamarsi tresbananas y elbischero - ma lilli non volle nemmeno ascoltare. gino era un ragazzo serio e lei stessa non aveva più l'età per quelle pagliacciate. quando lilli mollò gino - era troppo serio - e propose il ritorno de lasbananas, fu lalla a dire che non lo voleva. a 15 anni, era entrata in quella che, in futuro, sarebbe stata chiamata misteriosamente, in famiglia, 'quella certa fase di lalla', tipo 'è successo prima o dopo quella certa fase di lalla?' E quando lalla uscì da quella certa fase e volle insieme a lilli resuscitare lasbananas, fu il turno di lullina dire di no.
si era messa con mimmo, da lui non si staccava per niente al mondo, tanto meno per travestirsi e fare la figura della scema. quando la campagna per il ritorno de lasbananas toccò il culmine in una festa di compleanno - in testa il padre, grande fan - e lo stesso mimmo disse che voleva conoscere il famoso trio, lullina non cedette. mimmo si unì alla torcida che gridava 'lasbananas! lasbananas!' ma lullina fu granitica. sempre appiccicata a mimmo. aveva 13 anni e aveva trovato l'amore della sua vita. lullina era così. non riusciva a buttar via le sue vecchie bambole. malgrado le proteste e le preghiere, lasbananas mai più si sono esibite.
venerdì, 25 luglio 2003
l a s b a n a n a s - 1
Erano tre sorelle, lilli, lalla e lullina, e lilli, la più grande e più decisionista, ebbe l'idea di metter su un trio. lalla, quella di mezzo, la più creativa, ebbe l'idea di chiamarlo lasbananas. quando iniziarono a esibirsi, nelle feste di famiglia, lullina, la più piccola, a malapena sapeva camminare.
le altre due la mettevano in mezzo e la reggevano. ed era la più brillante del trio, perché cercava di imitare le sorelle e non ci riusciva, non azzeccava i passi, sbagliava le parole delle canzoni, cadeva per terra durante un numero - un successone. lilli era la più musicale e intonata delle tre, lalla era il clown, lullina la preferita del pubblico. in tutte le feste, a casa, sempre arrivava il momento in cui la gente cominciava a chiedere 'lasbananas! lasbananas!' e le tre, dopo aver fatto finta di esitare, di non volere, di non aver preparato nulla, correvano in camera per mettersi i costumi. ogni anno c'era un nuovo numero de lasbananas.
venerdì, 25 luglio 2003
(chumbawamba, tubthumping e jacob's ladder)
you can do things for the first time only once. (orecchiato dal giardino della signora inglese stamattina)
venerdì, 25 luglio 2003
adoro quando il mio computer cerca di indovinare dove voglio andare. scrivo so, e lui, sollecito, sorcappalla.com, scrivo al, e lui veloceveloce allyouneedislove.net, scrivo pri, e lui, servizievole, primatesgorillas.org.
giovedì, 24 luglio 2003
...e non andrò a vedere caetano... non ditemelo, se canta terra.
giovedì, 24 luglio 2003
Tornata a casa. nel frigo ci sono due wurstel beretta smunti, una bottiglia di chinotto smezzata e un pezzo di cocomero preoccupato.
Casa mia ha sette finestre. quella del bagno bisogna sempre chiuderla perché mio figlio il koala è esibizionista e gli piace pisciare con la segreta speranza che qualcuna lo guardi. quella della cucina non serve a un cazzo, dà sul cortile d'ingresso del palazzo ma nemmeno sporgendoti parecchio riesci a vedere chi ti citofona. in sala, una delle finestre dà sul giardino di emilio e sui suoi maledetti pappagalletti che guaiscono isterici tutto il giorno e soprattutto la domenica mattina intorno alle sette. da lì posso vedere la finestra della signora edda del 10 che mi guarda dalla finestra tutto il giorno, e si nasconde di scatto quando la guardi, è bello ogni tanto tanarla prima che riesca ad avvolgersi nella tendina. abiamo anche istituito un punteggio. poi c'è la portafinestra che dà sul giardino. un po' la odio: si chiude da dentro, e quante notti ho passato nella casetta che pomposamente chiamo *studio* con la voce da dacia maraini, che al catasto chiamano dependence e che in realtà è diventata un centro sociale pieno di brufoli. il koala è il duca dei distratti, e prima di dormire mi ha chiuso fuori 29 volte durante la nostra convivenza quasi ventennale. nel gergo dei vetrai è un infisso inglese, quello con tutti riquadrotti. Il vetro a destra della maniglia è sempre rotto, d'inverno ci metto un pezzo di domopac stile villino zingaro. il problema vero è l'inferriata, che senza chiave non la apri, e allora la chiave la appendo a portata di brancicamento disperato, in quel fregnetto dove si infila il fermaporta - la voce di mia madre, ma se la lasci lì chiunque può entrare, ma chiunque è già entrato due volte anche senza chiave e accanto al mio nome sul citofono ha disegnato una specie di triangolino, che nella lingua dei ladri vuol dire -nun ce sta na mazza-. in camera mia la finestra è murata dalla chioma di un arancio ipertrofico - lo devo potare, lo devo potare - che realizza il mio sogno, sporgi il braccio&cogli il frutto&ti fai la spremutina. la camera del koala ne ha due, una affacciata sul tetto dello *studio* e dirimpetto a una finestra che mai, dico mai, ho visto aperta, dal 1986. lì vive la sepolta viva, secondo la mia immaginazione carolininvernizia. l'altra finestra dà sul giardino di una romantica signora inglese che ha una rispettabile piantagione di tronchetti della felicità.
mercoledì, 23 luglio 2003
sono troppo pigra per fare tutta quella trafila del bloglinker; anche se riconosco che la faccenda dei blog linkati è una sorta di dichiarazione d'amore blanda e senza conseguenze funeste. ti amo; per un paio di minuti amo le cose che scrivi. invece di cantarti in diretta -se ti TAGLIASSERO a pezzetti-, cioè la più bella canzone d'amore che abbia mai sentito, ti linko. la mia pigrizia mi penalizza, perché mi priva del piacere dell'elenco, per me infinito.
il mio blog ha un mese, e già ho acquisito abitudini da blogger adulta, cazzara ma adulta. quelli che leggo a prescindere sono
jest, perché scrive da dio, perché sa far ridere, perché è uno che conosco biblicamente (l'altra è l'oleandra, non biblicamente però), insomma perché lo amo alla follia;
al, perché il primo commento non si scorda mai, e perché scrive da dio, e perché abbiamo una collezione di coincidenze tutte da sviscerare come un pacco immenso di figurine. lo amo senza follia, anche perché è sposato con una tedesca che mena;
sobol, perché scrive da dea, perchè sai quando istintivamente ti dici -questa qui mi piace-, perché come fa gli elenchi lei non li fa nessuno. la amo come se avessimo fatto le elementari, le medie e la prima sbronza insieme;
papoff, che ha realizzato uno dei miei sogni: fare la polena,
jorma, anche se non capisce un tubo delle sfumature di colori;
settore, perché mi fa ridere, perché ci conosciamo, come si dice in brasile, da altri carnevali, perché il suo blog è graficamente indimenticabile. lo amo da cinque anni, ma non me lo dà;
maxmem, capace di imbastirti una storia senza nessun movente, per il gusto di affabulare a cazzo, e perché ho appurato che somiglia a jean reno;
calciototale, perché me lo immagino sempre che ride anche quando è incazzato;
clio, ovvero la dolcezza non è mai abbastanza;
sable, che non ci ho mai parlato ma che capisco ogni parola che scrive, e non è mica poco;
hastasiempre, istintivamente, come quando arrivi nella festa, non conosci nessuno e cerchi la faccia più umana in circolazione. e poi mi passa le canne;
vabbè, leggo anche personalitàconfusa, ma è praticamente obbligatorio, come il piccolo principe per una miss.
mercoledì, 23 luglio 2003
devo trovare un'espressione femminile equivalente a 'darmela', che non sia ne' 'darmelo' ne' 'prenderlo'.
mercoledì, 23 luglio 2003
(turin brakes, long distance)
un professore le disse che c'era un solo modo per capire l'universo. doveva pensare a una sfera dentro una sfera piu' grande, dentro una sfera ancora piu' grande, dentro una sfera piu' grande ancora, fino ad arrivare a una grande sfera che comprendeva tutte le altre, e che a sua volta starebbe dentro la sfera piu' piccola. la ragazza allora capi' che la sua compagna di banco aveva ragione, bisogna mettere il cap. in un universo cosi', bisogna fissare un dettaglio, per non perdersi mai. per esempio la macchia sul soffitto a forma del naso della zia mimi'.
comunico' a valeria che bisognava scegliere un dettaglio della propria vita intorno al quale l'universo si sarebbe organizzato. ognuno doveva scegliere un momento, una cosa, un brufolo, una frase, un'estate, una merendina, una macchia sul soffitto - un luogo in cui ritrovarsi, bisogna avere.
-te' partita la brocca- (valeria)
mercoledì, 23 luglio 2003
(eels, saturday morning)
l'ultima pagina del quaderno era piena di marco-marco-marco. marco-cognome, marco-cognome. certe volte il suo nome col cognome di marco. altre volte i due nomi col suo cognome. l'ultimo giorno di scuola qualcuno le strappo' di mano il quaderno e lo fece vedere a marco. di corsa, tolse il quaderno dalle mani di marco e gli disse -scusa-. quella sera, pianse talmente tanto che la madre le diede un calmante. non ha mai piu' rivolto la parola a marco. mai piu' ha scritto sul quaderno il nome di qualcuno. mai piu' si e' innamorata, ne' ha pianto, cosi' tanto. della giornata piu' brutta da dodicenne l'unica cosa che si e' ripresentata molte volte e' il calmante.
mercoledì, 23 luglio 2003
(coldplay, clocks)
il suo corteggiatore ufficiale era un certo gianni, talmente brutto che il suo soprannome a scuola era er brutto. le disse che era pericoloso andare in giro con l'indirizzo spiattellato nella prima pagina del quaderno. perche' pericoloso? -che ne so- disse gianni. -tutti sti delinquenti. (era il 1975). lei non capiva. poi disse. -voglio vedere se mi trovano nell'universo-. ora chi non capiva era gianni, e magari anche tu sei un po' spaesato.
martedì, 22 luglio 2003
(il presente irrompe, sotto forma di udai e usai)
martedì, 22 luglio 2003
(turin brakes, painkiller)
festa di compleanno di anna, con valeria, nina e barbara arrivano in gruppo e vanno dritte al bagno. e non escono piu'. nina certe volte socchiude la porta per controllare la festa, barbara fa piccole incursioni per portare dolcetti e la notizia che no, marco non balla con nessuna. valeria racconta che ha gia' i peli nel pube, chiede se li vogliono vedere, ma non e' stata raggiunta l'unanimita'.
martedì, 22 luglio 2003
(audioslave, like a stone)
la sua migliore amica era valeria, che le annuncio' che avrebbe avuto due figli, susanna e sukarno.
-"sukarno"?!-
-l'ho letto sul giornale.-
-ma perche' sukarno?-
-non ci sono altri nomi maschili che iniziano con la su-
valeria non sentiva ragioni, era un'esteta e amava le simmetrie. ma non e' stata coerente fino in fondo, i suoi figli si chiamano serena e stefano. le e' rimasta solo la s.
martedì, 22 luglio 2003
(asian dub foundation, 1000 mirrors, febbre indispensabile)
era innamorata di marco, e marco mai se la filava. un giorno, a ricreazione, un pallone tirato da marco le colpi' la coscia. lui si sbraccio' da lontano, grido' -scusa-, poi e' stato difficile fare la doccia senza bagnare la coscia e cancellare il segno della pallonata. dovette tenere la gamba piegata fuori dal box, e la madre non capi' perche' il pavimento tutto bagnato, ma che ne sanno le madri della passione?
martedì, 22 luglio 2003
ho un ascesso tonsillare. non riesco a parlare ne' deglutire. sono stata ricoverata a casa di mia sorella e l'ho sentita confabulare col medico, ha usato tre volte il verbo -incidere-. aiuto.
lunedì, 21 luglio 2003
(battiato, la cura)
mi serve un incipit, mi vengono solo formule trite - paradossi, breve frase d'effetto, descrizione secca, contrapposizione di colori, battuta ammiccante, iperbole architettonica, c'eraunavolta, falsa minimizzazione, e altro, altro, altro. l'articolo che mi hai mandato, al, era bello, ma mi fa un poco schifo pressare sulle similitudini belleville-garbatella. troppo facile cadere nel pennacchismo.
comunque il problema non è solo l'incipit. è convincere il lettore che vale la pena, se viene a roma, passeggiare per le strade stralunate di garba senza vedere monumenti-chiese-fontane e hit classiche. in mente ho quei diari di viaggio coltissimi, in genere anni 30. ci hanno convinto che per capire le città bisogna sentire odori e sapori - tutta quella cioccolata densissima sorbita in spagna, i dolcetti sbriciolosi e stucchevoli a marrakesh, l'odore di muffa e incenso nei monasteri greci, i fiori di zagara dietro l'orecchio a keirouan... insomma, puntare sul viaggio sensoriale, che en passant è anche visivo, perché non c'è nulla di più pazzesco delle prove d'orchestra dei razionalisti italiani nelle case della garbatella.
domenica, 20 luglio 2003
(jane's addiction, just because)
rubo il mestiere a sobol che è la maga degli elenchi.
come non fare quello che devi fare, pur dovendolo fare e non avendo scuse per non farlo. La premessa è invece di (lavorare).
1. sistemare il cassetto quello in cui metti tutte le cose che non sai dove mettere
2. telefonare al cuorinfranto di turno
3. rimettere i cd nelle custodie
4. andare a controllare se sandro ha fatto il gelato allo yogurt
5. provare vestiti che per qualche ragione non usavi più
6. guardarsi il gp e 16 video di fila su mtv, pubblicità compresa
7. rileggere vulcano 3
8. tirar fuori la scatola delle foto
9. spulciare il gatto
10. leggersi tutti i commenti dei blog degli altri
11. navigare da scaruffi
12. cercare di appurare una volta per tutte se l'oroscopo di chi è nato nell'emisfero australe è uguale a quello di chi è nato nell'emisfero boreale
13. sciogliere una vecchia boccetta di smalto
14. scavare palline nella polpa di melone
15. fare una doccia ayurvedica
16. pensare intensamente a una cosa successa il 16 agosto 2002
17. scrivere un elenco
Ho ancora 12 ore di lavoro e mille risorse.
domenica, 20 luglio 2003
( e x ) a m o r e
siamo diversi, io e te.
ho forma e grazia
e la saggezza di crescere
fin dove sono sazia.
tu non sai dove vuoi arrivare
e sei buono a fare solo una cosa
- che non sai qual è.
sei di poca fibra
io sfibrante
me galomane
te sticolo.
mi piacciono le tempeste
rock a palla
bello heavy.
preferisci un madrigale
a volume bassissimo
lieve, lieve.
bevo jagger
tu jagermeister.
me lodia
te oria
sono succulenta
e selvaggia
come un frutto del tropico.
tu sei seccato
e rassegnato
come un socialdemocratico belga.
non hai niente di me,
non ho niente di tuo.
me ridionale
te utonico
mi piacciono le feste
che iniziano male e finiscono peggio.
a te piacciono i gravi riti
in cui sei penitente
e allo stesso tempo celebrante.
io sono un corpo, tu un volto,
sono una miss, tu un mistico
me fistofele
te deum.
sono colorata,
parecchio distratta,
e penso solo a me.
sei un po' grigiastro,
piuttosto infestante,
e pensi solo.
ognuno col suo stampo
io budino tu plumcake.
me lanzana
te mpura.
dico in faccia
quello che mi passa in testa
coraggiosa e insensata.
tu esiti tra due parole,
ne scegli una terza
e alla fine opti per un eufemismo.
io non temo l'inganno
mentre tu lo rumini.
me dusa
te llina.
sabato, 19 luglio 2003
(baba yaga, back in the ussr)
sto ricostruendo i miei preferiti. cerco di ricordare com'ero e che cosa mi piaceva nell'aprile 1999, quando comprai l'acerino. non è tanto facile. guardo nell'agendina, perché a memoria nuda mi viene in mente solo la guerra in kosovo e l'amore mio di allora. nell'aprile 99 lavoravo nel mio piccolo inutile zito e studiavo linux, dice le petit moleskine, ed ero giunta alla conclusione che d'alema era un cojone, per dirla con la mia proverbiale raffinatezza politica. litigavo con tutti gli amici sulla guerra, con i giustificazionisti e con i milosevicisti. lavoravo per il canale viaggi di stream, mia madre aveva un po' di mal di schiena e la dottoressa di cui non dirò mai più il nome sosteneva che era un po' di depressione post menopausa. ascoltavo ossessivamente skorpions, u2, living colors, manu chao e keith jarrett. la vita non doveva essere un granché, nell'aprile 99. e nemmeno i miei bookmarks.
venerdì, 18 luglio 2003
una giornata nel perfetto stile barocchetto-minimalista che ormai ho eletto a mia immagine e somiglianza. niente lavoro, due ore in piscina la mattina prestissimo con mia sorella, tutto il tempo al bar. siamo andate via quando il primo babyboomer si è tuffato in acqua ululando 'amo' guardeme'. poi la spesa al mercato tra i van gogh, i matisse, i gauguin, i mirò esposti, e a casa senza fare un cazzo di niente a parte un po' di blogging, ho visto i simpson mangiando un hot dog - homer: non mi resta che una cosa da fare. ;;; marge: e non la sai, vero? - e mi sono sparata in vena uno di quei film caramellosi di pomeriggio, due grandi amiche innamorate dello stesso uomo ma non lo sanno perché una lo chiama jack e l'altra johnny, alla fine trionfa l'amicizia e lui rimane, come dire. Tutta questa goduria è stata momentaneamente interrotta da una megaincazzatura col koala che è in gran forma. poi ho cucinato. fagottini di pasta fillo alle verdure, zucchine ripiene alle erbe aromatiche, budino di yogurt e frutti di bosco. mi sento bene, non ho rughe né doppiepunte, solo un sacco di debiti.
venerdì, 18 luglio 2003
(caparezza, il secondo disco è sempre più difficile)
a casa, navigo in condizioni giurassiche. durante un'animata discussione, un paio di mesi fa, il mio portatile è stato lanciato sulla finestra aperta, ha sbattuto sull'inferriata e si è accasciato per terra. mi sono precipitata su di lui come quando sta morendo il buonanulla-ubriacone-però-onesto-generoso degli western, ucciso per salvare il Buono. mi ha sussurrato un paio di system error ed è spirato senza ch io gli potessi dire quanto lo abbia amato, quanto di me sia andato via con lui, compresi quattro anni di lavoro, una novantina di romanzi abbozzati, un centinaio di lettere d'amore di una qualità d'amore che non avrò mai più in questa incarnazione. il mio computerino è stato ammazzato per colpa di una mia battuta che cominciava con -tu sei ricco, non puoi capire- e finiva in effetti con una cattiveria puntuta. l'assassino mi ha comprato un altro portatile, ma io sono ariete ascendente leone, sono salita da lui, quattro rampe di scale in una giornata torrida di giugno in via clementina, sono andata dritta verso la finestra e ho tirato giù il portatile, aprendo tutte le finestre della strada e scatenando un dibattito animato di cui non ho sentito le conclusioni. ho recuperato da uno scatolone un ahimec di primissima generazione, tipico regalo di padre separato dopo esame terza media, e l"ho riattato. l'adsl non sono riuscita a reinstallarlo, quindi si naviga come ai vecchi tempi, tenendo occupato il telefono e suscitando commenti urticanti da amici e familiari. non ci sei mai, se ci sei stai in rete, se stai in rete non ci vuoi più tanto bene. credo che le due braccia che hanno lanciato il mio amato acerino sull'inferriata non fossero sole, c'era tutta una folla soddisfatta che gli diceva -bravo- giù, in giardino.
venerdì, 18 luglio 2003
(oh, ciotti)
giovedì, 17 luglio 2003
il piacere che più si avvicina a scrivere un proprio blog è leggere il blog di qualcun altro.
Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l'ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore o la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura dl nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, "creature di sangue caldo e nervi", come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.
postato da raymond carver
(ho dimenticato le cuffie)
giovedì, 17 luglio 2003
oggi ho letto un po' di blog. mi ha colpito uno scritto benino e parecchio depressino, di quel genere di depressione mondana, chic, che si indossa come un maglioncino di Bomba. c'era tutta una disquisizione, coefferalgan o diazepan, lexotan o quellaltrocan. il coefferalgan lo conosco bene, lo prendeva mia madre quando la metastasi le aveva devastato le ossa. provo un fastidio trinariciuto per la leggerezza con cui la pastiglia viene sciolta in acqua per curare un maldivivere qualsiasi.
mercoledì, 16 luglio 2003
non so più scrivere se non senza motivo o movente. non è una cosa di soldi, quelli ci saranno solo a novembre, non ci penso nemmeno, vivo di pane e cerase. baci no, per via che del fatto che faccio solo casini. quella che mi manca è una pulsione simile all'erezione, posso solo immaginare quello che si prova, e immagino che sia molto simile alla pulsione a scrivere. (diciamocelo, una vera metafora del cazzo). e quello non telefona e non si capisce molto perché, e devo chiamare jest sennò sarà frastornato senza preavviso dal direttore in allarme per la terza maglia del toro. devo fare la spesa sennò stasera manco le cerase, e devo passare da luciana perché le devo insegnare photoshop e dobbiamo anche fare una cosa che si fa solo tra sorelle, sai quelle cose che non fai nemmeno da sola? la chiamo, ci pensa lei alle cerase, non finisco i miei compiti e sarò in ritardo, e non andrò alla spiaggetta né sabato né mai, e non pioverà e, anzi, ora comincia il caldo vero. (planet funk, one step closer)
mercoledì, 16 luglio 2003
(afi, girl's not gray)
c'è qualcuno all'aurelio che brucia tutte le smart parcheggiate che trova. ogni tanto sgrava e brucia anche le macchine vicine, per sbaglio. ma lo capisco molto. capisco il raptus, lo schifo, l'individuazione di un nemico preciso, la necessità di eliminarle tutte, le sensazioni a monte e a valle.
mercoledì, 16 luglio 2003
( f e s t e )
ne ho fatte tante, dall’altra parte della barricata. la prima, avevo 14 anni, al Pincio, dipinsi 35 murales insieme a dario per transennare la piazza. i primi erano politicamente corretti, venceremos el pueblo jamas giap giap yankee unità grande unità gramsci togliatti longo berlinguer. al ventesimo dario disegnò una donna nuda e io cominciai a scrivere parole di guccini. l’ultimo cartellone eravamo crollati a battisti, tutto rosso, e ci scrissi in nero: NON E’ FRANCESCA.
l’anno dopo mi hanno dato il ristorante da gestire. ordinai 20 chili di pepe e 400 scatole di patatine criccroc. ne rimasero 370, non hai idea di quante patatine ci sono in 400 scatoloni. l’uomo delle criccroc mi regalò tre scatole di premi-da-patatina, antesignani degli ovetti kinder. non sapevo fare nemmeno il caffè e dirigevo il ristorante. sbucciai la mia prima patata e preparai chilometri di macedonia di frutta condita col sangue delle mie dita martoriate e qualche pezzetto di bandaid.
e ci fu lo stand del psichiatric help, quello delle scatolette eque e solidali, dei giochi inventati da uno che di mestiere inventava giochi e noi li mettevamo in scena, e lo stand adotta-un-comunista che al terzo giorno ci fecero chiudere perché troppo blasfemo, e lo stand latinoamerica dove una sera venne djavan e cantò fino alle 4 con una chitarrella e un mucchio di canne.
l’ultima festa avevo trent’anni ed ero addetta al bar. ebbi un’intuizione geniale e ordinai un mare di tequila, daniele mi insegnò tutto quanto avrei voluto sapere sui cocktail e il bar incassò un mare di lire.
stasera ci sono riandata, e mi sembrava di essere al fitness village del foro italico. ma non lo dirò, perché nel momento in cui lo dico divento vecchia.
(massive attack, butterfly caught)
martedì, 15 luglio 2003
(marlene kuntz, notte)
(Reuters)
Una marea di paperelle altri giocattoli di gomma sta per raggiungere da un momento all'altro le coste del New England, alla fine di un viaggio di piu' di un decennio attraverso tre oceani. Paperelle, ranocchiette, tartarughe e scoiattoli provengono da un cargo sulla rotta dalla Cina a Seattle nel 1992. Ventinovemila sono caduti in mare.
Secondo uno scienziato che ha accompagnato tutta la vicenda, i giocattoli hanno fornito indicazioni preziose sulle correnti di superficie. Le paperelle hanno solcato il Pacifico, hanno raggiunto il mar di Bering, hanno attraversato lo stretto che separa l'Asia dall'America nel 1995, sono entrate nell'Atlantico, passando vicino all'Islanda nel 2000. Molte si sono disperse lungo il cammino, ma il grosso del carico e' ancora unito.
martedì, 15 luglio 2003
(p.o.d., sleeping awake)
stamattina attimi di piacere puro. immersa in vecchi album di famiglia di gente che non conosco affatto. vestiti agghindati o da lavoro, immagino la fatica di abbottonare tutti quei bottoncini delle camicie delle donne, e come dovevano schiattare dal caldo sotto quei gonnelloni di chissà quali stoffe che sembrano calde anche se era luglio, luglio 1929. mi perdo nei loro sguardi fissi, vigili, come se dalla macchina fotografica dovesse uscire da un momento all'altro il famoso uccello. torno in ufficio con un piccolo tesoro nel carniere. e scopro che non ho preso appunti per fare le didascalie. sono complice del mio subconscio, che non voleva altro che tornare ancora una volta in quella stanza, tra tutte quelle foto
lunedì, 14 luglio 2003
primo giorno di scuola. la bambina scrive nome e cognome sulla prima pagina del quaderno nuovo nuovo, poi l'indirizzo, poi roma, poi lazio, italia, europa, terra, sistema solare, via lattea, universo. La compagna di banco guarda, legge quello che ha scritto e dice: manca il cap.
nemiche per tutta la vita.
lunedì, 14 luglio 2003
(tutto il pomeriggio di buena vista, per salutare compay segundo, che per me era uno dei primi)
lunedì, 14 luglio 2003
(bridget jones)
caro diario, i guai sono cominciati quando hillary mi ha regalato la cavigliera con il campanellino-che-non-suona. stamattina ho deciso che era tempo di sfoggiarlo, a pranzo con frank. Il locale dell'appuntamento avrebbe dovuto insospettirmi, mai recensito da alcuna guida, forse perché si chama Er Buco. Due erano le possibilità che pregustavo: il reportage ad Amsterdam, o un weekend io, lui e uno stormo di cinciallegre a Positano. Frank ordina la coda alla vaccinara, e sento che Positano si allontana in una foschia umidiccia. Poi il colpo di grazia: ad Amsterdam andrà Marjorie la Stangastronza. Mi strozzo coi tagliolini alle zucchine e impiglio la cavigliera in uno sbrego della sedia. Da domani mangerò solo SpecialK davanti al computer.
(baricco)
- Allora, Debbie Jane, andiamo a mangiare?
- Mi infilo la cavigliera.
- E' un sì o un no?
- Non può essere un no, non sarà mai un no, mai preso in considerazione l'alternativa no.
Era uno di quei locali polverosi che solo in un mezzo pomeriggio di luglio al Salario puoi apprezzare fino in fondo. Le tue scarpe fendono il pavimento spalmato di grasso come un ippopotamo uno stagno del Burkina Faso. E tu ti siedi, Debbie Jane, e ordini senza guardare il menu, basandoti solo sulla tua propensione alla combinazione di colori giallo-verde-rosso, tagliolini smunti, zucchine sfatte, prosciutto esausto.
- Non ti porterò con me, Debbie Jane, e non andrai nemmeno ad Amsterdam City.
I tagliolini ti si fermano in gola come in un binario morto. Senti un dolore lancinante al malleolo. Non guardi nemmeno giù, riconosci il rivolo di sangue, la mistura di fili d'argento, schegge di legno e pelle umana. Ma non piangi, pensi che, in fondo, puoi sempre riprendere ad esibirti, come bassista, in un complesso blues.
lunedì, 14 luglio 2003
(latte e i suoi derivati, kazoo, e chi vuol capire capisca)
ho ancora negli occhi una domenica gaia e cacofonica, ai bordi di una minestra piena di pastina umana (mafalda, op. cit.).
ho finito le schede tim ma sono in ritardo su tutti gli altri fronti. faccio finta di lavorare. incuto rispetto perchè stamattina ho indossato il mio miglior cipiglio. non intendo disunire le sopracciglia fino alle sette. sarà dura, perché di lunedì sono tutti specialmente carichi di storie spiritose di cui sono sempre avida. ma se mi sputtano il cipiglio perdo credibilità.
sabato, 12 luglio 2003
facciamo tutti parte della categoria rimasugli. magari hai gia' fatto due mesi di vacanze nei mari del sud e ora sei li', seduta serena a lavorare con tutte le sinapsi perfette e scattanti, senza aureole di sudore. la statistica pero' mi suggerisce che le cose non stanno cosi'. sei li' perche' ti sei fatto incastrare da studio-lavoro-malattia-pigrizia infinita, sei li' e non solo, sei pure davanti al computer, nemmeno dire sono qui e guardo i passeri sui pini, no. sei li' davanti a una fonte di calore che osserva indifferente la fatica che fai. sei mio fratello, mia sorella, chiunque tu sia puoi avere - e posso avere- solo una microscopica soddisfazione in questo cazzo di sabato di alta pressione. eliminando quelli che sono partiti, sottraendo quelli che sono in giro, escludendo quelli che hanno altro da fare, non contando quelli che non leggono blog, siamo almeno due. nella stessa merdosa barca.
sabato, 12 luglio 2003
(turin brakes, pain killer)
20 increase your penis nella mailbox, dev'essere stata una serata da record. mi mandassero un po' di increase your self-esteem almeno ne farei qualcosa. ma forse il senso dell'increase your penis è proprio quello. la cosa divertente è che provo un fastidio annoiato quando leggo il subject della email, insomma come se avessi un cazzo enorme e non avessi bisogno di ulteriori incrementi.
smetto per tre giorni di pensare alla garbatella, abbiamo la seconda consegna di serate tim da fare. mi rituffo nei bar di bologna, nei ristoranti di firenze, nei club di milano. la cosa più fastidiosa è dover usare spesso la parola trendy, una delle espressioni più idiote di due secoli messi insieme. quando avrò meno cose da fare dovrò sistemare un tre-quattro pensieri intorno alle voci -vestiti-, -moda-, -shopping-. tanto per far finta di avere una weltanschauung su questo fronte.
venerdì, 11 luglio 2003
(bob dylan, rainy day women)
ho seguito tutto il copione. caffè, doccia, spesa, bus, saluti, battute, riunione, bar, bus, intervista, camminata sotto sole cocente, altra intervista, telefono, appuntamenti, bus, casa, ridoccia, ritelefono.
ma dietro le quinte di quella che potrebbe sembrare la vita (di) vera sono stata tutto il giorno buttata qui, ricordando minuzie e sforzandomi per dimenticarle un minuto dopo. scalza, in maglietta e mutande e scarmigliata, unico contatto miagolii, unico pensiero, no, nessun pensiero prevalente, un collage di bollini in tutte le sfumature del papaya, ciascuno con un geroglifico che solo io - e non è una bella cosa - posso decifrare.
venerdì, 11 luglio 2003
(noureddine, taila, ohmiodio)
tre settimane di blog e già ho la compulsione del mo' lo scrivo.
quanto può valere il racconto di una festa romana piena di giornalisti e architetti e professori e assessori? chi cazzo se ne frega, per dirla in perfetto stile balmoral? massimo a due persone, una un po' per esercizio di stile, l'altra perché mi vuol bene malgrado la bastarda che è dentro di me.
meno male, arriva il koala e mi salva da questo loop di aaaaaa e chiunque mi legga da una festa decisamente defiitivamente inesorabilmente insulsa;
gabo, perdonami, avevo deciso di seguire il tuo consiglio e non usare più gli avverbi, ma non ce la faccio.
giovedì, 10 luglio 2003
(elton john, goodbye yellow brick road)
ho accompagnato il boss a fare un'intervista televisiva in uno di quei programmi mattutini visti solo da una categoria di persone per me sconosciuta, quelli che si svegliano prima delle otto e accendono la tv. l'ho ammirato, perché a quell'ora sarei stata in grado di dire solo -aglieagliogligliuli. poi abbiamo fatto colazione e sono uscita dalla fase gl. gli ho esposto alcune teorie, e lui dice che sono rimasta a una visione fiabesca del successo. eppure in tutti questi anni che ho le mie visioni del successo sono state ridimensionate brutalmente ogni settimana.
fino ai 7 anni volevo fare la segretaria per via di una passione insana per le macchine da scrivere e per mio padre. fino ai 15 ho sognato palcoscenici musicalpolitici e soprattutto di non diventare come mia madre. dai 15 ai 16 il grande desiderio era diventare campionessa di biliardo. poi scrivere libri, fino ai 20. dai 21 ai 27 non ho sognato perché ero alle prese con poppate, pannolini, e se poi non lo prendono all'asilo?, e i regali di natale e le vacanze e la suocera rompicoglioni eccetera. dai 27 ai 33 mi sono buttata sui sogni fantascientifici. dai 33 in giù ho sognato fughe, divorzi, stipendi, un'idea geniale per cui non lavori mai più nella vita, tipo inventare il polistirolo. a 37 ho sognato di essere come mia madre, e ora i miei non sono nemmeno sogni, sono appunti per sopravvivere al giorno dopo.
mercoledì, 09 luglio 2003
(skin, trashed)
il portiere non mi ha guardato negli occhi. non ho potuto provare la parrucca perché luca mi aspettava fuori, saltellando da una gamba all'altra come per pipì.
prima mi ha chiesto. non l'hai detto a nessuno, vero? e io. n.on p.proprio.
mercoledì, 09 luglio 2003
(white stripes, seven nation army)
mi telefona un amico e mi chiede un favore delicato: devo andare in un albergo del centro e recuperare una parrucca che è rimasta lì.
io ci ho detto di sì, ma ora mi assale il dubbio, anzi la certezza, che farò la mia solita figura.
e poi ero distratta e non mi è venuto in mente di chiedergli come cazzo ha fatto a dimenticare una parrucca in un albergo. cioè, un'idea ce l'ho.
ma perchè ci devo andare proprio io?
mercoledì, 09 luglio 2003
(radiohead, there there)
salta la cabina di regia. leggo le notizie con la stessa passione che riservo all'elenco delle farmacie di turno.
mercoledì, 09 luglio 2003
se avessi un po' di tempo, comincerei a scrivere il manuale del perfetto scrocker. forse pioverei (!) sul bagnato.
non vado in vacanze. in compenso le vacanze vengono da me.
5 giorni in normandia per conto della maison de france.
4 giorni a cadiz con tattoo artists e hell angels.
3 giorni a san casciano per degustazione.
10 giorni a roma per finire la guida del brasile.
una settimana in sardegna scrocking my sister.
il mio prossimo obiettivo è l'ente turistico della polinesia.
mercoledì, 09 luglio 2003
(cristina donà, triathlon)
per mezz'ora sono rimasta prigioniera in redazione, e tutti, dico tutti, avevano i cellulari spenti e i telefoni musoni. ho fatto diciotto telefonate prima di beccare massimo (dal dentista) e farmi aprire la porta chiusa da fuori, io senza chiavi. è brutto essere dimenticati così, come un panino smangiucchiato.
ho passato tutta la serata a piagnucolare su questa cosa finché non mi hanno zittita.
non mi hanno dimenticata - dice. mi hanno rimossa.
martedì, 08 luglio 2003
una strana giornata da shampoo.
per dire, ho passato il pomeriggio ad ascoltare marilyn manson, mObscene. c'è qualcosa che non va.
nel frattempo scrivo schede su iniziative di solidarietà e volontariato, e mi sento una merda cattiva dentro. mi hanno suggerito di parlare di una raccolta di firme indirizzata a bertinotti in favore di un'alimentazione equa e responsabile nelle feste di liberazione. ci ho risposto: non me la sento, facendo sottendere chissà quali dubbi politici. in realtà la faccenda mi sembra talmente irrilevante, ma non un irrilevante carino come la nuca di philippoussis, un irrilevante deforme, senza senso.
rispondo a lettere di lettori e la cosa mi dà un gran gusto. mi devo tenere dal chiedergli dove lo leggono, che ne pensano veramente, com'è casa loro, che tipo di colazione fanno, le scarpe eccetera. c'è quel regista che non posso nominare che parla di case, di com'è bello guardare le case dalle finestre. a me incuriosiscono le giornate. ma la doccia la fai prima o dopo il caffè? e i denti? e come decidi cosa metterti? e qual è la cosa che dimentichi sempre e che torni indietro a prendere? e la spesa quando la fai? e qual è la soglia di casino casalingo tollerabile?
non è una roba sociologica, è puro ficcanasismo insaziabile.
martedì, 08 luglio 2003
quando ho un minuto libero, mi metto a pensare alla nuca di philippoussis. ho bisogno di una vacanza.
martedì, 08 luglio 2003
(dave gahan, dirty sticky floor)
quando hai molto da fare, scopri di aver capitalizzato tutte quelle ore passate a fancazzo sul divano guardando il soffitto. Se hai un buon gruzzolo di tempi morti alle spalle, scopri che hai dei talenti in più.
per esempio l'arte di essere pienamente consapevoli e integri nei momenti fondamentali. avendo eliminato sul divano molti fattori di repressione, autocensura, colpa, calimerità.
io sul divano blu ho sprecato ore di creatività, anima, gioco, magia. ho anche un'amaca blu, ma è un posto che mi serve solo per dormire, troppo uterino. sul letto ci lavoro, quindi è escluso il rilassamento. sul divano il corpo e la mente si coordinano senza forzature, e non è una ricerca, è un'esperienza concreta di libertà, la bellezza e la verità che vengono dalla consapevolezza del tranquillo benessere delle dita dei piedi.
lunedì, 07 luglio 2003
(buffalo soldier, bob marley)
ho la giornata qui, tra le mie dita, e ho paura di romperla quando la poso sulla tastiera. è a forma di zuppiera di quelle col piedino, coperchio a chiappa di cherubino. e quando lo alzi, niente brodino. se mai ci sia qualcosa di più viscido di una carbonara, più rassicurante delle lasagne, più totalitario delle cotolette, più fintosemplice degli spaghetti con la pummarola, più definitivo di un timballo con polpettine melanzane e ricotta, eccola, è qui. devo ringraziare lo sceneggiatore della mia vita, tom robbins, per averci pensato.
venerdì, 04 luglio 2003
mi raccoman, doman comprate sandokan.
venerdì, 04 luglio 2003
tutti che partono per capaltrevignafregeovindoli, io da sola qui. per fortuna è venuto il vetraio a fare il buco del pinguino.
bello stare sola in redazione, tutti quei computer spenti, ingobbiti, esausti, chissà che festa faranno quando me ne andrò anch'io.
mi tolgo le scarpe, cicco per terra e metto il piede sulla brasca. i computer hanno un piccolo soprassalto, al mio urlo.
venerdì, 04 luglio 2003
(gilberto gil, table tennis table)
una sporca, subdola mossa. mi vergogno un po', ma ormai è fatta.
mi ha chiamato un concorrente per un progetto. e sono stata talmente brava - qui intorno dicono mignotta, ma è tutta invidia - che mi sono fatta dire quanti soldi chiederanno.
(magari mi ha detto una balla, però). durante tutta la telefonata ho pensato "dimmi quanto, dimmi quanto" e a un certo punto l'ha detto.
non è stata mignotteria, è stata una nuova forma di teleipnosi che sto provando in questi giorni.
se qualcuno vuol provare, mi chiami.
giovedì, 03 luglio 2003
abbiamo cambiato sede da due mesi, e non abbiamo ancora trovato il nostro bar. il criterio di scelta del bar, per me, è legato allo squallore. il luogo più lontano dal figume del buddhabar, del lounge bar, del pub fintoirlandese in serie. i botequins di rio, ma non quelli della zona sud, quelli del centro, quelli che il cameriere non si prende nemmeno la briga di scacciare i cani rognosi. ne ho trovato uno solo perfetto una volta, a rivoli, con le uova sode allineate in piattini con un velo di acqua fresca.
qui in questo quartieraccio ne ho trovato uno solo che si approssima al mio modello. a fine giornata, giornata talmente piena di parole da desiderare solo un silenzio da partita di poker, io e giulio poggiamo i gomiti sul balcone. per scherzare, chiedo a oreste (oreste!) un calypso daiquiri. lui mi guarda dal cespuglione circonflesso di sopracciglia. e me lo fa.
rum giamaicano, banana, vanillina, e un altro ingrediente che non ho fatto in tempo a vedere e che lui non mi ha voluto dire.
il bar è di formica verde banco di scuola, le sedie sono tutte spaiate, ho visto pulire il bancone direttamente col mocio villeda. ma oreste sa tutto di cocktail, ha fatto corsi, letto libri, segue le newsletter su internet. il suo calypso daiquiri è indimenticabile.
gli ho chiesto come la vede. uno così sicuramente ha capito molte cose della vita. è di poche parole. m'ha detto che ci dobbiamo preoccupare dei cinesi, che stanno producendo birra di latte. non riesco a pensare ad altro:
mercoledì, 02 luglio 2003
(audioslave, like a stone)
decido di prendere un po' a calci una porta un po' chiusa.
ma l'hai letto lo show del Grande Buzzicone a strasburgo?
e io che credevo di aver esaurito la mia capacità di inorridimento.
mercoledì, 02 luglio 2003
ho un libro nuovo e non vedo l'ora di leggerlo. penoso scoprire che non posso fare come a scuola e leggerlo sottobanco. il mio banco è troppo alto ed è proprio di fronte, anche se distante, a quello del direttore, e lui mi guarda le gambe quando non ha niente da fare.
martedì, 01 luglio 2003
(guano apes, you can't stop me)
è arrivato il pacco di riviste croccanti. ste merde della mondadori hanno toppato le foto della sardegna, tutte macchiate. il resto è modestamente bello, parola di scarrafona. la cosa più commovente - qui lo potranno capire solo gli intenditori - è il paginone di pubblicità del fitness pump.
martedì, 01 luglio 2003
mattinata alla garbatella, con quelli di controchiave che mi raccontano un bel po' di cose e progetti e idee. mi organizzano un tour di saggezza popolare alternativa garbatelliana. primo appuntamento con le eredi delle sgarbatelle, associazione di tutte donne il cui fine principale era riscuotere con regolarità un pizzo da tutti nel quartiere per organizzare una megagalattica scampagnata di fine anno. vorrei avere anch'io un qualchecosa di altrettanto chiaro e lampante per cui darmi da fare. ma nel mio quartiere la gente s'infervora solo sulle cacche di cane. non siamo stati capaci nemmeno di difendere gli alberi secolari di monteverdevecchio, condannati a morte dai botanici pasdaran del municipio perché malati. ora ci sono tutte queste strade spelacchiate, però finalmente c'è campo per i telefonini tim.