venerdì, 29 agosto 2003
andare a una cena senza sapere chi ci sarà, cambiando giro e ambiente, è un rischio. arrivare alla casa di persone conosciute da poco senza avere la minima idea di quello che ti aspetta. prima di suonare il campanello, ti passano davanti agli occhi tutti gli scenari possibili.
magari è una favola e tu sei la bambina che entra in una casa piena di orsi e finisce per dormire nel letto di uno di loro. oppure in quella dei nanetti. tu biancaneve. la casa è dei sette nani e biancaneve rimane a vivere con loro, finchè la strega bussa alla porta con una mela per l'appunto stregata.
decido di non dormire nel letto di nessun orso e se arriva un nano che propone qualche faccenda domestica a tempo pieno trovo una scusa. gli dico che devo partire domani, e in nessun caso mi avvicino alla porta, se bussano.
oppure l'ambiente è tipo casa di campagna russa del diciottesimo secolo, gruppo di persone riunite che parlano molto, sembrano non dire nulla, ma si rivelano a poco a poco. niente mele avvelenate. al contrario, si mangia molto bene. solo qualche nobile decadente e probabilmente impotente. l'unico rischio è uscire da qui con troppe informazioni sulla condizione umana.
allora, se è troppo casa di campagna russa eccetera dico qualcosa a proposito della caldaia e via. no, la caldaia no, ci sono 30 gradi. il gatto, ecco, il gatto.
oppure gruppo eterogeneo, le donne con vestiti assurdi, è stato commesso un crimine e tutti sono sospettati. eccitante, se non sei tu la vittima.
entro, e se tutti hanno nomi tipo nigel o millicent, se c'è un maggiordomo e se manca uno degli attizzatoi del camino, nessuna scusa, scappo di corsa.
magari è un gruppo di pervertiti riuniti in una casa con vergini adolescenti e puttane per rituali di depravazione e tortura.
in questo caso valgono le stesse istruzioni di biancaneve. non dormo con gli orsi e non accetto proposte dai nani.
suono. entro. lampadari ikea, kilim di portaportese, cotoni indiani e lini panamensi, pasta col pomodoro pachino, che palle il pomodoro pachino, dessert giamaicano, che buono il dessert giamaicano, e la crisi del calcio, e berlusconi, e il delitto di rozzano, e ho deciso di smettere, e lo sai che si son separati? e la canalis, e i figli i cani i gatti, e i viaggi.
tutto normale, carino, calmo. che palle.
chiamo il 3570. aspetto palermo42. magari l'autista è appena scappato da rebibbia oppure è un pazzo tipo de niro e
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mercoledì, 27 agosto 2003

(guns 'n roses, welcome to the jungle)

preparo il viaggio a granada e siviglia, pila di roba da leggere. città che già conosco, che già mi piacciono. granada di più, perché era maggio e i patios erano tutti fioriti e il profumo di cocktail di gelsomino ti si stampa nelle narici per tutta la vita. siviglia due volte, sempre d'agosto e sempre di notte, l'unica uscita di giorno sotto un sole che ha enormi braccia e un enorme dito che cerca di scrocchiarti la testa come una spagnoletta. una corsa verso un corte inglés per comprare una maglietta bianca, le nere e blu nello zaino assorbono i raggi e ti danno la schicchera con cui dio decide di buttarti fuori dall'arca.
granada vista sotto effetto lettura di un libro di rushdie, l'ultimo sospiro del moro. doveva essere il 97 o qualcosa di simile. un libro che mi ha provocato un'ipofania, come dovrebbe chiamarsi la rivelazione dell'ovvio. il sospiro del titolo è quello del sultano boabdil, l'ultimo governante moro di spagna, dato mentre abbandonava granada, nel 1492, dopo secoli di dominio arabo sulla penisola iberica. la ritirata di boabdil e degli arabi ha rappresentato la sconfitta di una civiltà colta, pluralista e tollerante da parte di un movimento religioso politicamente motivato, intransigente e oscurantista, la chiesa della controriforma. la reconquista della spagna, come la conquista del nuovo mondo, è stata un trionfo del primo fondamentalismo internazionalmente organizzato della storia, e le stesse cose che spaventano il mondo, oggi, nell'integralismo islamico, sono servite a scacciare gli islamici indifesi, e piuttosto scandalizzati da tanto primitivismo, dalla spagna. le civiltà del nuovo mondo pure non erano preparate al cristianesimo militante e alla sua catechesi del terrore. il risultato è che tutti siamo, in un modo o nell'altro, figli della jihad cristiana.
poca voglia di andare in spagna, in questa spagna qui. il viaggio presuppone un innamoramento. anzi, due forme di amore. una primordiale e semplice, genere madre figlio, che nulla può impedire ma che può essere soffocato dall'altro tipo di amore, contingente, non necessario, per cui giri in una città e per quel breve pezzo di tempo sei in sintonia con le panchine, i tombini e le facce. l'amore necessario per la spagna mi è nel sangue, dagli antenati andalusi scappati da itrabo perché ladri di cavalli (questa è la versione che mi piace, quell'altra racconta che erano poveri e basta). l'altro amore per ora non c'è, ma probabilmente se ne può ricavare un clone a furia di manzanilla.
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martedì, 26 agosto 2003
il koala mi ha mandato un sms di dubbia interpretazione. 'arrivo merc ma insomma. no chiavi.' merc direi che è mercoledì, oppure ha premuto 2 invece di 3. ma insomma probabilmente è un complemento di moto a luogo. non chiavi spero sia riferito alla sua proverbiale capacità di perdere le già citate. oppure manca un punto interrogativo che è sempre noioso da trovare nella tastierina. oppure è un ordine, ma lo escluderei visto il pulpito. devono avergli detto che si paga a parola per gli sms, come per i telegrammi. comunque gli ungulati hanno qualche difficoltà a digitare.
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martedì, 26 agosto 2003
lista nera??
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martedì, 26 agosto 2003
si riprende a lavorare. quasi tutti abbiamo fatto la stessa cosa, cioè niente, variando solo il posto in cui lo si è fatto. marianna ha visto un barbone morente a parigi, a conferma delle statistiche. vicino alla fermata dell'autobus della bastille, posticino parecchio trafficato. gli avevano lasciato una bottiglia d'acqua vicino, chiusa. lei telefona al 112 e in francoinglese chiede aiuto, le chiudono il telefono in faccia. richiama e urla il y a un clochard qui meure a la bastille, if you don't help him i'll call liberation. dieci minuti dopo arriva una macchina dei pompieri. dopo mezz'ora prende il suo autobus e si becca una multa perché aveva uno di quei biglietti settimanali da 14 euri e invece avrebbe dovuto comprare il biglietto da turista, 28 euri.
per il resto, solo racconti di tramonti e rodimenti.
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martedì, 26 agosto 2003
appena fatta figura di merda. mi rotolerei su un tappeto di velcro vestita di acrilico per tenere a freno la mia saccenteria.
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martedì, 26 agosto 2003
buffo come iniziano le grandi passioni. quella di gabriella e nanni è iniziata quando lui è arrivato alla festa e le ha detto.
lo sai che alla fine mi sono tenuto il pitone?
davanti allo sguardo di assoluta incomprensione di gabriella, nanni ha picchiato la mano sulla fronte e ha detto.
scusami! ti ho confusa con un'altra.
alla fine lei ha voluto sapere la storia del pitone, hanno chiacchierato tutta la notte e gabriella si è innamorata di nanni. passione pura, di quelle che telefoni durante la notte e gli chiedi di dire qualcosa solo perchè hai nostalgia della sua voce, e se lui protesta, incazzato, gli chiedi.
allora mugugna.
passione finita due mesi dopo quando i due sono andati a una festa, si sono persi di vista e quando gabriella lo ha ritrovato, nanni stava dicendo a un'altra donna.
lo sai che alla fine mi sono tenuto il pitone?
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lunedì, 25 agosto 2003

mi sono innamorata della fossetta del suo mento. la prima volta l'ho visto e ho fatto di tutto per parlarci. non è uno di quei buchini chiapposi, troppo profondi, è appena accennato, ma per me è irresistibile. concavo e provocante. tanto irresistibile che sono andata a vivere con lui. volevo quella fossetta solo per me, a ogni ora del giorno. svegliarmi e guardarla. al lavoro pensare al piacere e alla felicità di ritrovare la fossetta la sera, la notte.
come tutte le fossette nel mento, la mia è circondata da un uomo.
a nord, c'è un naso affilato, occhi chiari e belli, sopracciglia ben disegnate, capelli castani. e labbra, labbra giuste, non una boccuccia da cicciobello. a sud, un collo non troppo corto, scapole autorevoli, torso non troppo ampio né eccessivamente striminzito, un ombelico quasi perfetto, pochi peli un po' più scuri dei capelli, gambe ben piantate, piedi soddisfacenti.
un uomo che è un buon complemento alla fossetta del suo mento. e la fossetta, come avevo intuito, non è lì per caso. un uomo sensuale, come promette d'altronde la fossetta del suo mento.
ma quella fossetta ha un passato. un'infanzia, amici, ricordi, gusti, disgusti, manie, segreti e risentimenti. passata l'euforia dei primi momenti, mi sorprendo quando l'uomo inizia a raccontare cose della sua adolescenza, del liceo, dell'università. sshh, tesoro, premo il dito sulla fossetta del mento, gli chiedo di parlarne più in là. lo stesso quando parla di politica, sport, musica. non ci avevo pensato. quella meravigliosa fossetta ha una storia, una complessità, addirittura opinioni.
di più. ha un'ex moglie rompicoglioni. ha una madre ossessiva che ogni volta che viene a trovarlo rende la fossetta del suo mento più profonda e scura, la imbruttisce quasi come quella di michele cucuzza. organizzo le cose in modo che la madre venga da noi il meno possibile, come per scongiurare un attentato al mio patrimonio. l'uomo invece non riesce a evitare gli incontri, ha un qualche senso di colpa nei confronti della madre. una fossetta nel mento coi sensi di colpa.
poi c'è il padre. pensionato che ha scoperto una nuova religione solo per pensionati. persone che vedono volti e messaggi sullo schermo della tv, quando c'è solo il monoscopio del canale. passano la notte in bianco, guardando i monoscopi, e si riuniscono regolarmente per discutere su quello che hanno visto. il sogno del padre è visitare una città in california che è il centro della nuova setta dei monoscopi, da lì vengono i libri e i depliant che lui compra via internet spendendo tutti i soldi della pensione, per la disperazione della madre dell'uomo, che scarica la sua frustrazione sul figlio, scavando più e più la mia fossetta.
l'uomo con la fossetta nel mento poi tende alla depressione. passano giorni e giorni senza che spiccichi parola, e posso solo contemplare la fossetta silenziosa. orrore, durante le crisi depressive l'uomo della fossetta nel mento si fa crescere la barba. sono momenti tristi, non posso nemmeno consolarmi con la fossetta e le sue promesse. ne approfitto per meditare sulla vita.
sono arrivata alla conclusione che l'altro è sempre un pacco, in tutti e quattro i sensi. non puoi scegliere solo quello che ti piace, devi comprare il kit completo. io volevo solo una fossetta, e ho dovuto prendermi un intero universo.
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sabato, 23 agosto 2003
ultima
chissà qual era la mia missione. nulla che riguardi la politica immagino, anche se ogni tanto ho degli slanci a mandare ultimatum e consigli ai leader mondiali. non ho mai neppure avvicinato un leader mondiale, a parte quella volta che ho intervistato lula, ma era ancora un sindacalista sfigato. chissà se sarei dovuta unirmi agli altri prescelti e fondare una nuova civiltà, oppure spiegare i misteri della galassia agli umani. l'unico impulso persistente nella mia vita dal 93 a oggi è quello di mangiare roba strana intorno alle 4 del mattino. ma mi rifiuto di credere che i gattoni extragalattici si siano messi in contatto con me per farmi venire voglia di broccoletti con le salsicce. credo di aver espulso il chippino nell'urina oramai da tempo. forse i gattoni hanno sottovalutato la mia pulsione a scrivere. avessero saputo che sono in grado di inventare storie come questa, avrebbero potuto risparmiare almeno un costoso chip molecolare.
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sabato, 23 agosto 2003
cinque
negli anni seguenti ho spesso pensieri balordi e pulsioni ingiustificate. come se il chip molecolare cercasse di darmi delle istruzioni. che puntualmente non eseguo. una volta mi ha nettamente attraversato il pensiero di partire di corsa per timbuctù. non ci sono andata. ogni impulso che mi arriva da dentro, ogni ordine perentorio del chippino, lo ignoro con una certa voluttà. nomi, luoghi, compiti da svolgere. io niente. anzi, al massimo li utilizzo in qualche racconto o in qualche balla. poi ci sono le coincidenze. ogni numero con più di tre cifre che mi riguarda - partita iva, tessera asl, telefoni, conti bancari - contiene 58. ogni elenco telefonico che consulto ha un orecchio piegato a pagina 372. ogni volta che arrivo in aereo da qualche parte c'è una persona con un cartello in mano con su scritto jolzhafir. la persona mi guarda intensamente, come se aspettasse che mi facessi avanti. confesso che non ho mai provato la curiosità, io che non mi faccio mai gli affari miei, di vedere che faccia abbia questo-a jolzhafir.
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sabato, 23 agosto 2003
quattro
mi ritrovo sulla spiaggia, in lontananza il rumore del bar frigidaire. m'incammino e l'unico pensiero che domina la mia mente è come farò a spiegare la sparizione delle espadrillas. immagino i commenti pungenti di marco, hai fatto il tuo solito dono a iemanjà eh. decido che iemanjà è un ottimo alibi, tanto marco si aspetta qualunque cosa da me. quella notte dormo un ottimo sonno senza sogni, non penso nemmeno per un attimo ai momenti passati nella campana d'acciaio. si potrebbe dire che non sia successo nulla, non fosse per il prurito fastidioso dietro l'orecchio.
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sabato, 23 agosto 2003
tre
vuole sapere tutto. mi chiede del lavoro, dei figli, se amo veramente mio marito. più che un interrogatorio mi sembra un talk show con un conduttore particolarmente fotogenico. gli racconto del giornale, di marco, del koala, lo sommergo di cazzi miei. e a ogni risposta lui fa 'aah', come se ogni cosa che gli dico gli sciogliesse un dubbio antico. è tranquillo, anche se ogni tanto lancia uno sguardo alle espadrillas, come se volesse sapere e non osasse domandare, o viceversa. gli chiedo chi è. lui glissa. mi dice che ora sentirò una piccola punturina e resterò paralizzata per un attimo. aggiunge che mi inietteranno un chip molecolare nel sangue, che più in là mi dirà qual è la mia missione e mi darà indicazioni precise. non faccio in tempo a dire 'un ci che?' e qualcosa mi punge dietro l'orecchio. lascio cadere le espadrillas, mi giro per protestare ma sono bloccata, ferma, pietrificata.
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sabato, 23 agosto 2003
due
sono una discreta divoratrice di urania, ho visto tutte le puntate di startrek, tutti i film di fantascienza dalla guerra dei mondi in giù, mi sono sorbita tutto il cyberpunk e philip k dick e van vogt e per anni mi sono illusa di essere una non-a. eppure non sono pronta. cerco una spiegazione razionale, logica, una spiegazione da tg3 e la7, non da studio aperto. poi subentra la paura fottuta e l'unica parola che riesco a spiccicare è mamma. d'altronde vorrei vedere te, rapita da un fascio di luce mentre cammini sulla spiaggia e portata a galleggiare in un coprivassoio di acciaio apparentemente inox satinato davanti a un gattone bipede giallo. che parla. italiano (la voce somiglia a quella di ferruccio amendola). mi chiede il mio nome. rispondo, e addirittura scandisco anconaromaanconaudinejolly... poi mi rendo conto.
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sabato, 23 agosto 2003
uno
era il 22 settembre 1993, intorno alle sette di sera. camminavo sulla sabbia dura nella spiaggia della torba in maremma, direzione argentario, con le scarpe in mano. non c'era quasi nessuno in giro, solo rumori lontani dal bar frigidaire. a un certo punto ho visto la luce. non il raggio verde o l'illuminazione zen o la lampadina di archimede pitagorico. ho visto proprio una luce color bicchiere di latte che tchan, scende dall'alto in un fascio categorico. mi acceca e mi solleva da terra, e per un attimo penso con orrore che sto volando come in aereo, ma SENZA AEREO! stringo forte le espadrillas come fossero l'unica arma a disposizione. quando recupero la vista sono in una campana di metallo e davanti a me c'è un essere a forma di gatto però senza zampe né coda, insomma una testa di gatto piantata su un corpo da fare invidia a qualunque palestrato, tranne che per la folta peluria gialla che lo ricopre. sembra uscito da uno scaffale impazzito di un autogrll. mi guarda con occhi felini, e in un baleno capisco che giulietta , la mia gatta, non è altro che una spia.
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sabato, 23 agosto 2003
è la prima volta che racconto questa storia a qualcuno. forse perché questo è un anno di svolta, forse perché il 23 agosto per me è il vero capodanno e devo buttar via qualcosa di vecchio dalla finestra, qualcosa che non sia me stessa, almeno per ora. forse perché ti ritengo sufficientemente sintonizzata per comprendermi. forse perché è gratis.
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venerdì, 22 agosto 2003
telefonata del koala da ginostra. la cosa mi mette in agitazione. il patto è: mi chiami solo se il vulcano erutta. lui è molto restio a spendere i suoi euromnitel con me, e anch'io, visto che li sborso io gli euromnitel, almeno che li spenda con le sue chiarelauregiulieazzurremartine. gli chiedo subito: ti sei fatto male? frattura? ustione? intossicazione?, con il gaio ottimismo delle mamme.
niente eruzione, mi vuole dire che ha deciso di fare l'oceanografo. gli dico che ficata, che cos'è? e intanto mi preparo a decodificare quello che mi dirà.
una cosa da paura, mamma, studi il fondo marino e le maree e le migrazioni dei pesci (trad.: non fai un cazzo da mattina a sera).
e dove si studia?
a genova e trapani, io preferisco trapani (trad.: ho conosciuto una di trapani da paura).
tanto hai ancora due anni per decidere.
sì, ma vorrei andare a vedere la facoltà prima di tornare a roma (trad.: lei ha la casa libera).
poi mi dice che sta da paura e si diverte e mai ginostra è stata così da paura (trad.: mi faccio le bombe da mattina a sera e c'è un sacco di figa).
trattengo domande imbecilli tipo a casa di chi stai, quando torni, hai chiamato tua nonna, ti bastano i soldi, ti sei portato i preservativi, eccecc. è vivo e felice e farà l'oceanografo, quindi non mi devo preoccupare.
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venerdì, 22 agosto 2003
shock

ci siamo subito resi conto del pericolo quando nino e ilde si sono messi insieme, prima o poi ci sarebbe stato un violento shock culturale. non so se avete presente quei tipi che pensano solo al calcio: nino era uno di loro. ilde, dopo anni di indottrinamento, era arrivata alla conclusione che a calcio si gioca coi piedi, anche se certe volte si confonde con la pallacanestro. l'avvertiamo, per stare con nino dovrà sgrezzarsi parecchio, lei ci tranquillizza, è disposta ad andare anche tutti i giorni all'olimpo con lui se sarà necessario.
olimpico, ilde...

domenica ecco nino e ilde in curva sud. gli viene una sincope quando lei si toglie il giubbottino. ma sei matta?!
ha una magliettina biancoceleste che stona decisamente in mezzo a tutto quel giallorosso. e s'intestardisce a spiegare che era l'unica che s'intonasse coi jeans delavè e...
ok, ok, ora rimettiti il giubbotto.
certo, dice, e strilla 'forza roma', e si gira e chiede, siamo della roma, vero?
sìsì.
forza roma! gol!
la partita non è ancora iniziata. le squadre stanno entrando in campo.
si aggrappa al braccio di nino.
mi spieghi tutto, vero amore? anche i gol da lontano valgono tre punti?
no, due... ma che cazzo sto a dì? uno, vale.
ilde a malapena lo ascolta. guarda il movimento in campo e non capisce un tubo.
credevo che il calcio si giocasse coi piedi.
infatti, coi piedi si gioca.
ma c'è un tipo col pallone in mano!
nino le spiega che quello è l'arbitro che porta il pallone sottobraccio verso centrocampo, da dove inizierà la partita. no, gli altri due non sono lì per impedire che qualcuno tolga la palla dalle mani dell'arbitro: sono i guardialinee. tipo poliziotti? no, aiutano l'arbitro a segnalare falli e fuorigioco.
ogni termine che nino pronuncia scatena almeno tre domande. e nino sospira. il primo dei 117 sospiri di quella maledetta domenica.
alzano la bandiera per segnalare all'arbitro che il giocatore è in fuorigioco, cioè in posizione irregolare, da cui non può tirare, e l'arbitro allora fischia.
dio mio!
nino la guarda. che c'è?
l'arbitro fischia?!, gli chiede, con gli occhi sbarrati.
sì, soffia in un fischietto. vedi quella cosa che ha appesa al collo, è un fischietto.
ah.
si potrebbe dire che ilde in realtà non è che non capisce solo di calcio, in realtà è proprio scema. ma non è così. ha solo una fervida immaginazione, e per qualche istante l'idea di un uomo che fischia magari con qualche insolito meccanismo quando gli agitano una bandiera le sembra mostruosa, come molte altre cose di quel posto dov'era finita per amore. non capisce perché fischia, non capisce perché quando fischia tutti si sbracciano e uno cade per terra e si rotola.
ma ilde capisce, dalla faccia di nino quando lei dice 'ah', che è tutto finito.
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giovedì, 21 agosto 2003
oppure:

lunedì, spalanco gli occhi con raccapriccio quando il mio socio andrea mi racconta della morte orribile di lori.
poi andiamo insieme alla riunione della cooperativa, e ci scontriamo duramente sul terzo punto all'ordine del giorno. la sera, vedo scritto nell'agenda. incriminare andrea.
e lo faccio. guidata dall'agenda, riesco a seminare piste false e convinco la polizia che andrea ha ucciso lori perché lei lo tradiva. andrea in carcere, divento amministratore unico e la cooperativa va fortissima - sempre seguendo le indicazioni dell'agenda che non ne sbaglia una.
finché un giorno l'agenda mi dice di prelevare tutti i soldi dai conti della cooperativa, vendere il vendibile per giocare in borsa. ora! ordina l'agenda.
racimolo tutti i soldi che ho, i miei e quelli della cooperativa. alla vigilia di uno di quei giovedì neri. perdo tutto. quando consulto di nuovo l'agenda, disperata, senza sapere cosa fare, trovo solo la frase. valla a capire la borsa.
e il giorno dopo:
comprare acido muriatico.
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giovedì, 21 agosto 2003
1

apro l'agenda e c'è scritto. comprare acido muriatico.
chissà perché l'ho scritto. comunque ho un'agenda per ricordarmi le cose che non mi rimangono in mente, quindi compro l'acido, senza un perché.
il giorno dopo, leggo sull'agenda. lori a pranzo.
ancora una volta non mi ricordo di averlo scritto, non ho nessun motivo per pranzare con quella stronza di lori. però la chiamo e ci vediamo. e durante il pranzo mi racconta la sua ultima conquista. ugo. di cui sono innamorata da quindici anni.
le dico ma non stavi tanto bene con andrea, dovevate andare a vivere insieme. lori ride con i suoi 64 denti e fa finta di niente quando arriva il conto.
quel pomeriggio leggo sull'agenda: uccidere lori. e il giorno e l'ora in cui la devo ammazzare, sottolineati con due tratti decisi.
e nella stessa pagina: rimediare alibi: motoscafo?
motoscafo? forse uscire col motoscafo domenica (non ho la patente auto però, figuriamoci quella nautica) assicurandomi che tutti al circolo mi vedano, accostare in qualche luogo deserto... no, aspe', così è troppo complicato. giro ancora pagina.
ecco. acido muriatico nel crodino. lori va pazza per il crodino. è perfetto.
lunedì, spalanco gli occhi con raccapriccio quando andrea mi racconta della morte orribile di lori.
andrea mi dice che è sconvolto, anche se non l'amava più, dice, e stava per lasciarla. avrebbero dovuto parlarne a pranzo qualche giorno fa, ma lei aveva un altro impegno.
e mi chiede se per caso ha dimenticato da me la sua agenda.
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mercoledì, 20 agosto 2003
scena 2

Allora?
è stato bello.
bello e basta?
bellissimo.
in una scala, diciamo, da un tramonto a venezia a un cremcaramel perfetto...
una combinazione delle due cose.
vai avanti.
è stato grandioso. stupendo.
colonna sonora vivaldi o rolling stones?
tutti e due.
e la stoppatina? che ne dici della mia stoppatina?
bella, mi è piaciuta.
descrivi con parole tue quello che hai provato durante la stoppatina.
beh, io...
aspetta, aspetta.
che è?
un registratorino. 10 novembre, lunedì. numero 127 barra 97. tipo standard, con stoppatina. di' il tuo nome, sesso, età, stato civile, poi descrivi quanto è stato meraviglioso.
ernesto, certo che sei diventato troppo insicuro dopo simona...
insicuro, io?!
ma vaffanculo, va.
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mercoledì, 20 agosto 2003
scena 1

chi è il tuo orsacchione?
sei tu.
chi è il tuo orsacchiottone?
sei tu.
e chi è la mia orsacchiotta?
sono io.
chi è la mia orsacchiotta picciulina?
sono io.
dimmi che sono l'orsacchione tuo.
orsacchione mio. orsacchiottone pelosone mio.
vero che sono il tuo orsacchiottone pelosone?
sì. lo stallone mio.
eh?
il mio stalloncione.
cazzo, simona.
che c'è?
'stallone mio'?!
e allora?
ma tu sai cos'è uno stallone?
ma insomma, ernesto. tutti sanno cos'è uno stallone.
prima tu non lo sapevi.
ho sempre saputo cos'è uno stallone. non lo dicevo, ma lo sapevo.
e perchè lo dici ora?
che c'è di male... insomma, ernesto!
hai conosciuto qualche stallone?
no, non ho conosciuto nessuno stallone personalmente. le mie conoscenze sono puramente teoriche. anzi, non conosco nemmeno un orso. l'unico orso che conosco sei tu.
non è la stessa cosa. orsacchione e orsacchiotta è una roba nostra. dalla prima volta, te lo ricordi? non so perché hai portato sto stallone a letto. guarda, hai spaventato gli orsi.
va bene, ritiro lo stallone. fuori dal letto, stallone. sciò sciò.
non serve a niente. il guaio è fatto. cazzo, simona. mai avrei detto.
ehi, orsacchione... orsacchiottone... orsacchiottone pelosone... non voglio uno stallone. voglio te.
e pensi che non sono uno stallone?
no. tu sei l'orsacchione. orsacchione meglio di stallone.
che ne sai? se non conosci nessuno stallone, come fai a dirlo?
biiii... sai una cosa, ernesto? vaffanculo.
nono, ora mi devi dire tutto!
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martedì, 19 agosto 2003
valentino le ha dato l'ultimatum, racconta lucilla appena arrivata al bar. o lui o noialtre, le amiche.
ci guardiamo. terribili, gli ultimatum. augusta prende coraggio e le chiede cosa gli ha risposto. sono qui, non mi vedete? dice lucilla. applausi. ah lucilla, grande! una vera amica. un esempio per le altre che si sono inconiglite e hanno scelto la famiglia. una lezione per gli uomini. non si dà un ultimatum a una donna. l'ultimatum è la fine.
ordiniamo un altro giro di birra, per commemorare la vittoria dell'amicizia sulla prepotenza.
poi però le cose cambiano: dopo la separazione, lucilla si vede sempre meno al bar. all'inizio ha tutta la nostra comprensione. libera da valentino, sicuramente si sta divertendo. dopo tanti anni di esclusiva, deve recuperare il suo buon nome. certo. ma quando riappare, un sabato mattina, sembra preoccupata. avverte che può restare solo un po': al contrario della lucilla pre-ultimatum, non ha nessun pettegolezzo da raccontare. e, per la prima volta nella storia del nostro giro, è la prima ad andare via. bofonchiando qualcosa sull'idraulico.
l'altro giorno, al culmine delle chiacchiere, lucilla guarda l'orologio e si alza di scatto, invocando la prostituta primordiale. aspetta l'arrivo del piastrellista per le piastrelle del bagno che si stanno staccando. deve andare a casa. esce di corsa, lasciandoci perplesse. che succede a lucilla? elisa ha un'illuminazione.
ha vinto valentino.
la sua tesi è che, assente, valentino ha ottenuto quel che voleva. scippare lucilla da noialtre. per il semplice fatto di non essere a casa con le sue manine d'oro da bricoleur, trasforma lucilla in un mostro di problematicità domestica.
dobbiamo reagire, dice augusta.
valentino non può vincere così, per ko tecnico. non è una questione personale. è una questione di principio.
invece dei pettegolezzi, lucilla porta al bar - quando viene - solo le sue angosce casalinghe. piastrelle che ballano, tende uscite dai binari, rubinetti spampanati, il ronzio strano del frigo, la difficoltà di cambiare un portalampada, le... finché ginevra grida basta! e dice quello che tutte noialtre pensiamo. che lucilla è diventata una rompicoglioni. che, se continua così, meglio restare a casa, badando alle prese e alle scrostature, lasciando a noialtri il ricordo di lucilla com'era. della lucilla dei giorni migliori. dopo la sorpresa e il magone, lucilla alla fine è d'accordo. sa di essere cambiata. ma che può fare per tornare quella di prima? impossibile venire al bar tutti i giorni, restare fino a tardi, ed essere divertente come prima, sapendo che la casa sta andando a puttane. la libertà ha bisogno di un minimo di logistica.
le manca una sana fureria. inutile dire cercati un altro. potrebbe innamorarsi di uno negato per il faidate.
decidiamo che lucilla cercherà valentino con una proposta di riconciliazione. lui torna, e loro concordano quello che augusta chiama un modus bibendi. giorni fissi per vedere noialtre, forse un tre volte la settimana. orario fisso per tornare a casa. l'importante è che valentino rimpugni la chiave inglese e liberi lucilla perché torni a essere lucilla.
portati un organigramma, suggerisce elisa, che crede ciecamente nei metodi audiovisivi.
funziona. valentino abbocca. sono di nuovo insieme. lucilla viene tre volte a settimana ed è la vecchia, mitica lucilla, anche se non può mai restare oltre l'orario stabilito.
ma persiste in noialtre, anche se nessuna lo dice, la vaga sensazione che valentino abbia vinto. ai punti.
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martedì, 19 agosto 2003
sono stata sposata per un tot di anni con uno che i soldi li sapeva fare, quindi non mi rendevo conto della mia povertà. poi mi è piombata addosso allegramente. all'inizio mi dicevo, toh guarda, è il 21 e già sono finiti i soldi. e nei mesi successivi finivano sempre prima, finché un giorno sono finiti ancor prima che li avessi presi. un altro lavoro, una surreale contrattazione col principe di saint just direttore della banca e via, ho campato un paio d'anni dignitosamente. poi è arrivato l'euro.
c'è anche il dettaglio che il giornale dove lavoravo ha chiuso e ci siamo messi in proprio in una cooperativa di poveracci, conquistando contratti con una difficoltà pari alla conquista della kamchatka. ci siamo dati uno stipendio, io lavoro su tre fronti una undicina di ore al giorno, potrò andare in pensione a 97 anni e sono povera. ma povera come non mi ero mai sentita.
gli spiccioli, per esempio. all'inizio come tutti mi ributtavano le monetine, mi spazientivo sulle somme con la virgola, sulle cifre troppo esatte, e tendevo all'arrotondamento, l'equivalente matematico del ci pensiamo dopo. non era un artifizio contabile, era una vendetta. il centesimo era un fastidio in più nella vita, mi sembrava un anacronismo. il passo successivo per me avrebbero dovuto essere i crediti elettronici, insomma pagare con la lettura digitale delle pupille, del dna dell'unghia, una cosa così. invece ho dovuto comprare uno di quei portamonete panciuti che somigliano a wilma de angelis. portavo wilma in borsa con rancore, come un'appendice inutile quanto il coccige, che esiste solo per sostenere una coda che non abbiamo.
quando si doveva spartire un conto, sempre veniva il suggerimento, in tono cospiratorio, di liquidare i centesimi. arrotondare, arrotondare; e i centesimi venivano ridotti a zero, senza pietà.
c'è stata poi una splendida mattinata, il 3 novembre del 2002, in cui ho raccolto tutte le monetine che avevo in casa. ce n'erano perfino nel barattolo dei biscotti, che a casa mia non arrivano mai al loro barattolo perché i figli, si sa, mangiano i biscotti e sputano la confezione all'istante. tutta la mia idiosincrasia verso i centesimi scomparve come un biscotto, e la mia caccia fruttò 67,49 euri. che ci campi un tre giorni, senza sigarette.
mai più nella vita ho arrotondato. anzi, mi sento arrotondata continuamente, ogni mese, ogni giorno. ma ti rendi conto di quanto siamo diventati poveri? perché non sono sola, no.
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lunedì, 18 agosto 2003
nonsolofiga
gli uomini che mi piacciono non li posso definire, è tutta una macedonia di colori, forme di naso, stature variabili dal 195 al 168, capelli multicolori e anche senza, mani da chitarrista o da muratore, occhi di ogni foggia e tintura, voci variabili, sopracciglia di tutte le foltiture, grassocci o magrissimi, tutti simpatici e intelligenti ma sono una fonte poco attendibile dato che mi piacciono. anche sui vestiti, a parte i jeans rossi, sono molto elastica. mi fotte un cazzo dell'annosa diatriba slip x boxer, ho amato uno che andava in giro con le mutande della bandiera del brasile, ammetto ogni tipo di scarpa e non orripilo nemmeno sui pedalini. ma ci sono alcuni elementi di abbigliamento che attirano subito la mia attenzione. i bermuda beige. quelli largoni. che ne so, mi fanno sangue. abbinati con la polo blu, poi, gli salterei addosso. e ti assicuro che c'è un mucchio di uomini vestiti così, mi devo controllare continuamente. la camicia azzurra, ma non quell'azzurro bebè, con le maniche arrotolate. i pantaloni beige, anche loro larghi. diffido di quelli vestiti tutti in nero, il tuttonero è una scelta troppo conscia per un uomo. il tuttobianco mi viene da fischiare la musichetta di ufficiale e gentiluomo. tshirt bianca + jeans mi sembra grandioso, l'ho ereditato dai cromosomi di mia madre che sospirava per marlon. comunque alla fin fine, la verità è che li preferisco piuttosto nudi.
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lunedì, 18 agosto 2003
solenne entra il coro, che recita

coro - gli dei creano gli uomini e il loro destino e le muse li trasformano in semidei e semidee, nel loro piccolo. ma l'infelice sofonisba scoprirà che il suo dio e la sua musa nulla possono quando un potere più alto canta e, tra zeus e melpomene, un'altra divinità, quella che presiede ai luoghi comuni, decide di manifestarsi. entra, sofonisba, e soffri.

entra sofonisba, abbronzata e scorbutica

sofonisba - io, sofonisba da potamòs, ammirata in tutte le isole per la strenua originalità, rispettata da greci e troiani per la casuale imprevedibilità, sono stata rapita dal più antico dei luoghi comuni, camuffato da saggezza popolare. a metà del mese in cui tutti si affastellano nelle loro conestoghe per raggiungere mari, monti, colline e campagne, mi sono sentita convocata. una visione subdola turbava la mia mente inquieta: la polis deserta, i tabaccai chiusi, le case prese d'assalto da filippini che danno voluttuosamente acqua alle piante.

sofonisba incontra la sfinge

sfinge - deciframi o ti divoro.
coro - bii
sfinge - ti fai in quattro per sfuggirlo e per raggiungerlo, ci vai per riposarti e ti stanchi e quando torni vorresti non esserci andato.
sofonisba (visibilmente a disagio) - il ferragosto.
coro - l'hai detto, sorella.
sfinge - giusto. passa pure.
sofonisba - passo, ma il mio cuore sanguina perché anch'io mi sono fatta rinchiudere per cinque giorni in una cazzo di casa di campagna. avrei preferito diventare la cenetta della sfinge e non sapere, non avere sentore, non sospettare l'esistenza di tanta noia.

sofonisba rabbrividisce ricordando i suoi compagni di vacanza

voce fuori campo (probabilmente una qualche musa, di quelle precisine) - i padroni di casa, accoppiamento tra happy days e bergman. l'amico intellettuale che parla con le virgolette. l'ex bella che non si è ancora resa conto del passaggio di categoria. la bella attuale che beve frullato di cuori col dolcificante a colazione. un eccetera anonimo senza un perché, e TU sei in quell'eccetera, sofonisba.
sofonisba - ma io guardavo soltanto.
vfc - anche LORO ti guardavano. in questo momento sarai diventata già un aneddoto delle loro vacanze. racconteranno di quella volta che hai fatto cadere il cassetto più pesante del comò sul ditone, del silenzio costernato quando hai detto che underworld ti ha fatto un po' cacare, e hai aggiunto ma solo un po', del fatto che dormivi quindici ore e facevi anche la pennica, della litigata col tipo che ha pontificato tutta una cena contro la musica brasiliana, del tuo rifiuto di andare a raccogliere funghi sostenendo che nel tg hanno detto che quest'anno niente funghi nei boschi, e del tuo rifiuto di mangiare quella roba rachitica e molliccia che hanno riportato e soffritto, del giochino scemo che hai inventato col figlio decenne dei padroni di casa per cui ogni volta che qualcuno diceva 'caldo' strillavate 'cazzo'.
coro - ai ai ai...
sofonisba - oh miei dei, vorresti dire che accanto all'Intellettuale, alla Bella, al Gran Simpatico, all'Ingenuotta, allo Sportivo, alla Vegetariana, al Seduttore, all'Allupata, sono entrata nella galleria delle vacanze come l'Imbecille?
vfc - odo già le loro voci, a florentia, mediolanum, roma, neapolis e lutetia.(la vfc non ha studiato greco)
sofonisba - argh!

si strappa gli occhi. anzi, no, conoscendo il suo animo, si strappa gli orecchini.

coro (in agitazione) - che orrore! corpo di mille balene! aiuto! fate qualcosa!

il coro esce di scena in panico, ognuno corre da una parte, un caos.

sofonisba - non ci credo! ora dove mi trovo?non vedo bene senza orecchini.
vfc - a casa tua, davanti al tuo computer. l'unico rimedio è scriverlo nel tuo blogòs, in modo che nel 2004, quando fatalmente ci ricascherai, cliccando su archivio agosto 2003 torneranno a galla l'inutilità, la sciatteria, la banalità, la vacuità del ferragosto.

sofonisba inizia a strapparsi i capelli. no, anzi, si strappa con violenza l'orologio e lo getta sul letto.

vfc - stai calma, tu tendi a trasformare tutto in una tragedia greca.
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martedì, 12 agosto 2003

Parole che adoro

silfide. a doppio taglio, la vedi volare, la dici e gia' non c'e' piu'. poi vai a vedere nel devoto oli e ti smonti. 'famiglia di insetti coleotteri, con livree genrl. nere o nerastre, talvolta a strisce gialle, i quali, se stuzzicati, emettono dall'ano un liquido bruno e maleodorante'. cioe' na blatta.

aerofagici. membri di un'antica tribu' estintasi senza lasciare il segreto arcano che avrebbe potuto risolvere il problema della fame nel mondo.

suffumigio. uomo che vaga ramingo [con le braccia desolate] nella nebbia lungo il fiume

sineddoche. la falsa magra che quando si spoglia spande le sue carni generose per tutta la stanza

ottuso. inviolabile, chiuso nella cassaforte primordiale

pullulare. camminare a saltelli sopra la sabbia cosparsa di conchiglie

allampanato. colui che crede che nessuno lo stia vedendo e fa qualcosa che di solito si fa di nascosto, e invece puntualmente qualcuno lo sta guardando. detto anche di chi cerca di filarsela discretamente ma non ci riesce.

Parole che aborro

aborro

bulimia. manicure cicciona e ficcanaso

borborigmo. persona che ti fa le boccacce, i versacci e imita la tua camminata non appena giri le spalle

seborrea. profittatrice che gode solo quando il partner dice: non ho piu' nemmeno un euro

astigmatica. me lo dicono da quando avevo due anni

coniuge. pena infame contro cui non e' facile mobilitare l'opinione pubblica. di solito viene preceduta da un connubio [dibattito di dubbio gusto]

allorquando. in realta' e' odio-amore il mio. da anni serbo una frase in cui dico con nonchalance [movimento con cui ti togli la sciarpa con disinvoltura] allorquando. non la pronuncio perche' temo la quarantena sociale.

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lunedì, 11 agosto 2003

(american hi fi, the art of losing)

mia mamma mi raccontava che quando sua mamma era ragazza il massimo era andare in piazza il pomeriggio della domenica per il concerto della banda. c'era un presentatore elegante e impomatato che introduceva ogni brano e lanciava una dedica. francisco dedica questo bolero agli incantevoli occhi di hilda. hilda era a posto, aveva materia per i sogni di una settimana intera.

mia mamma raccontava che anche lei aveva vissuto la faccenda delle dediche, anzi uno dei suoi primi fidanzatini l'ha conquistata proprio con una dedica fica alla radio, che poi si scopri' scopiazzata da una poesia di vinicius de moraes. {a rigor di logica molte donne della generazione della mia mamma avrebbero dovuto sposare direttamente vinicius o pablo.} aveva quindici anni, e il nonno fece il diavolo a quattro quando seppe che si vedeva di nascosto col tipo. lei riusci' a combinare un ultimo incontro per mollarlo, e lui le disse: 'peccato, ormai ero innamorato di te al 60 per cento'. A cinquant'anni di distanza, ancora fremeva indignata su quel 60 per cento.

mia mamma mi guardava chattare con una faccia particolare, le labbra strette e gli occhi appizzati per cercare di capire cosa c'era sullo schermo. decreto' che era uguale a una sessione spiritica. quando incontro' per la prima volta sergio, che avevo conosciuto in chat, mi disse, ma allora e' carina questa cosa della chat, perche' non ci porti francesca poverina che nessuno se la piglia? inutile spiegarle che il problema di francesca era complesso, cioe' mamma non e' che si risolve cosi', cioe' mamma non e' che la chat e' l'agenzia matrimoniale, cioe' mamma capisci? lei ogni tanto guardava sergio, guardava me, sospirava e diceva, certo che potresti portarla in chat. scommetto che aveva gia' studiato una bella dedica.

ora che ci penso ho una voglia pazzesca di fare una dedica.

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lunedì, 11 agosto 2003

mi ha scritto lo zio finando.

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lunedì, 11 agosto 2003

Ho la prova definitiva della mia timidezza quando vado a teatro. la mia non e' una timidezza classica - non arrossisco, non balbetto, parlo pure troppo, non sudo davanti allo sconosciuto - , e' una timidezza inculcata da un'educazione basata principalmente sul terrore del ridicolo.

nei grandi magazzini metto le mani bene in vista a scanso di telecamere e investigatori, nelle feste m'infilo in un buco e guardo con ansia quelli che girano di gruppo in gruppo come se fosse una cosa normale e fattibile, rimugino sulle battute che avrei potuto dire e che puntualmente non dico, tendo a essere piu' gentile di quanto dovrei quando chiedo un'informazione o quando sono davanti a qualsiasi sportello. colpa di mia madre, che mi ha insegnato che la vita e' una campagna elettorale perenne e l'importante e' conquistare il voto di tutti, possibilmente all'unanimita'.

a teatro la timidezza viene a galla sotto forma di terrore. almeno fosse il teatro greco, quello in cui il pubblico partecipava attivamente urlando a edipo 'guarda che quella e' tu madre'. o il teatro elisabettiano, quando gli attori spesso interrompevano e improvvisavano per rispondere alle battute e agli insulti degli spettatori. o i teatrini per bambini - ricordo ancora l'urlo del koala piccolino, che e' l'urlo di tutti noi - biancaneve, non farlo!

Comunque da piccola mi dava fastidio la partecipazione dei bambini alla messa in scena. mi sembrava maleducato fischiare il cattivo, acclamare l'eroe, avvertire che il lupo stava arrivando eccetera. mi aspettavo da un momento all'altro che gli attori s'incazzassero, scendessero in platea e ci strozzassero a uno a uno. se entri in un teatro, devi far finta per forza. far finta che quello che ti stanno raccontando sia la verita', e guardarla ridendo, piangendo o facendo oh.

la situazione-incubo definitiva e' quella da pubblico televisivo. non ti senti a disagio quando vedi tutte quelle facce da pirla che aspirano soprattutto a essere svillaneggiate, derise, calpestate o malmenate dall'intrattenitore? semmai decidessi di suicidarmi, andrei dalla deusanio con un cartoncino appiccicato col nome, una blusa di nylon a fiori arancio su fondo verde zuppa e urlerei con vocetta stridula alda sei mitica tutto il tempo. poi morirei.

comunque quando vado a teatro c'e' sempre quella tensione per possibili vessazioni o esplosioni di materia organica, sputi, sudore, mani di attori che ti toccano e ti tirano in ballo. ricordo uno spettacolo fantastico de la fura dels baus, gli attori entravano in scena montando cavalli bianchi e impugnando bicchieri di vin brule'. io in prima fila mi sono beccata una cacata di cavallo e una doccia di vino e cannella.

insomma ieri sono andata a vedere una di queste cose tutte basate sull'interazione. gli attori che scendono tra il pubblico con occhi da predatori assassini, scegliendo una vittima. per fortuna non ero in prima fila, e il mio abito era dello stesso colore della poltrona. Con un aplomb degno dell'actor's studio, sono diventata una poltrona.

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domenica, 10 agosto 2003
la leggenda di faust e del suo patto col diavolo è stata usata da diversi scrittori e interpretata in diverse maniere.
faust sarebbe il simbolo dell'ambizione umana nei confronti del potere in tragico scontro con dio e col destino, o lo spirito umano disposto a sfidare la natura e la dannazione eterna in nome della conoscenza; comunque vada finisce sempre male. a ogni modo, è il mito inaugurale dell'uomo moderno, che ha sacrificato la sua anima per avere la scienza. e viene rivissuto ogni volta che qualcuno deve decidere, anche metaforicamente, se accetta o no di negoziare l'anima col diavolo. o che qualcuno semplicemente immagina come si sarebbe comportato nella stessa situazione.
io per esempio ho pensato molto a quel che chiederei al diavolo in cambio dell'anima mia. dopo aver superato le prime tappe - stabilire un contatto, darsi appuntamento, sottoporre la mia anima a una valutazione preventiva e definire i termini del contratto (il mio avvocato, che si fa chiamare giuseppone, e l'avvocato del diavolo) - cosa chiederei? non m'interessa il potere, né la gloria, né il sesso - cioè, le porzioni che mi interessano di queste categorie credo di poterle ottenere anche senza il suo aiuto.
il diavolo, abituato a grandi transazioni attraverso la storia con l'umanità e il suo ego, resterebbe sorpreso davanti alle mie pretese.
forse sono tipiche di un'umanità middle class scettica davanti a qualsiasi ipotesi di trasformazione della specie, un po' nauseata dai grandi temi mitici e rassegnata alla mancanza di grandezza in generale. no, non chiederei saggezza né dominio sul tempo e sullo spazio. chiederei, tanto per cominciare, che la mia valigia fosse sempre la prima a uscire nastro bagagli in aeroporto.
posso vedere la faccia del diavolo, davanti alla mia richiesta.
che?
voglio che la mia valigia sia sempre...
ho sentito. solo che non credevo alle mie orecchie. sei sicura che è proprio ciò che desideri? in cambio della tua anima?
bé, tanto per cominciare.
pensa a quel che fai! è la tua anima, la tua eternità che mi stai consegnando. e in cambio vuoi questa...questa piccineria?
piccineria un cazzo. la mia valigia mai - mai! - è la prima ad apparire sul nastro. è un'aberrazione statistica. almeno una volta poteva essere la prima, ma non è mai successo. voglio provare la felicità di vedere la mia valigia che esce davanti alle altre. e non una sola volta. tutte le volte!
non vuoi conoscere i segreti della materia e dell'universo? non vuoi tutti i poteri del mondo?
voglio un solo potere.
quale?
il diavolo me lo chiede con la faccia di uno che non vuole sentire la risposta.
quello di aprire il cellophan dei cd con l'unghia, e subito.
come?
voglio il potere di strappare il cellophan dei cd con l'unghia, senza dover usare forbicine, coltelli e denti, e subito, al primo tentativo.
va bene - sospira il diavolo, desolato davanti alla qualità dei nuovi faust. che altro?
devo pensare un po'. cos'altro? ah, sì.
pellecchie di pollo.
il diavolo non riesce nemmeno a parlare. mi dice di andare avanti con un gesto sconsolato.
non voglio mai più masticare per sbaglio una pellecchia molliccia di pollo. mai più. per il resto della mia vita.
il diavolo sta per lasciar perdere me e la mia anima. avrebbe dovuto prevederlo, quando l'ho convinto ad accettare di firmare il contratto con una bic rossa invece del solito sangue.
ma il contratto è stato firmato e va onorato
. che altro? - chiede il diavolo a occhi chiusi.
che ci sia sempre qualcuno disposto a darmi un passaggio dovunque io vada. sempre.
va bene. che altro?
basta.
il diavolo apre gli occhi. cerca, per l'ultima volta, di dare un significato al nostro incontro, o un valore maggiore al suo acquisto.
non vuoi che ti riveli la ragione e l'obiettivo della vita?
fossi matta.
non vuoi nient'altro in cambio della tua anima? nessun altro potere che la maggior parte dei mortali non possiede?
no.
ma poi mi viene in mente.
ah sì. voglio che il mio adsl funzioni vita natural durante senza cadere mai!
e allora il diavolo desiste.
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domenica, 10 agosto 2003
(fugazi, waiting room)

devo evitare lo stress.
sono in quell'età in cui una piccola disattenzione
e brum, invecchi.
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sabato, 09 agosto 2003
Scrive di gastronomia con uno pseudonimo e tiene a mantenere l'incognito. E' un uomo serio e scrupoloso che preferisce evitare di essere riconosciuto, o mettere in imbarazzo qualcuno, nei ristoranti che visita per le recensioni. Così serio e scrupoloso che ha acquisito una buona reputazione: il critico di ristoranti che tutti leggono per sapere dove andare o cosa evitare, perché i suoi criteri sono equi e affidabili. Esalta le cose buone, non perdona la sciatteria, nel cibo o nel servizio. diventa una celebrità, controvoglia. la sua foto compare su riviste e giornali. viene identificato e riverito nei ristoranti dove va, malgrado le sue proteste. e decide di travestirsi.
occhiali, baffi e barba, tutto per continuare anonimo e sembrare un cliente qualsiasi. preso da una certa psicosi dello smascheramento, convinto che anche camuffato verrà riconosciuto, inizia a ricorrere a travestimenti sempre più elaborati. turbanti. pancia finta per sembrare più grasso.
una volta perfino un tailleurino nero e una parrucca bionda. nella sua ossessione di non venire notato, diventa sempre più astruso. un giorno, dovendo visitare per la prima volta un ristorante appena inaugurato di cui dicono meraviglie, cerca un truccatore teatrale e gli chiede di cambiare i connotati. una faccia che gli assicuri l'anonimato assoluto. il tipo si siede al tavolo del ristorante nuovo, e mangia con crescente entusiasmo, tanto entusiasmo che, quando si china per ingoiare un'altra cucchiaiata del magnifico gateau au chocolat con zabaione caldo, il suo naso, rammollito dal calore della salsa, cade nel piatto, tra l'orrore dei commensali. qualche giorno più tardi, nella recensione che scrive sul ristorante, dichiara, con la sua abituale giudiziosa imparzialità, che il cibo è davvero di gran classe, ma che non può dire lo stesso del servizio. il maitre e i camerieri chiaramente non sono preparati a gestire un'emergenza e mostrano una deplorevole insensibilità nei confronti di clienti portatori di malattie degenerative, a giudicare dall'insolita scena cui ha assistito mentre cenava nel ristorante, i cui dettagli preferisce risparmiare al lettore. il voto è sette.
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venerdì, 08 agosto 2003

lei.
ho scoperto una cosa terribile.
lui.
ahn?
lei.
ho scoperto che la vita che ho vissuto non è la mia.
lui, senza staccare gli occhi dalla tv.
cioè?
la mia vita, capisci? la vita che ho vissuto fino a oggi. non è la mia.
lui la guarda.
in che senso?
semplicemente ho vissuto la vita di un'altra persona. ho sempre avuto questa sensazione di estraneità verso le cose che mi capitano. i miei gusti, per esempio. mai capito perché mi piace il fegato. o le barbabietole. come fanno a piacerti le barbabietole? come si fa ad andar pazzi per le barbabietole? io ne vado pazza. ma ora capisco. non sono io. sto vivendo la vita di un'altra persona. i miei gusti sono quelli di un'altra persona. le mie decisioni, le mie opinioni, tutto quello che mi è successo finora...
lui la scruta, poi si rigira verso la tv. forse è meglio farla parlare finché l'idea non si sarà esaurita da sola. lei va avanti.
tu, ad esempio. mai sposerei un uomo come te.
certo.
oh mio dio, ora mi rendo conto...
cosa?
qualcuno sta vivendo la mia vita.
eh già.
pensaci. in questo esatto momento, c'è qualcuno in questo mondo che vive la mia vita mentre io vivo la sua. una persona coi miei gusti, la mia vera biografia, col marito che avrei scelto io. e deve provare la stessa sensazione di estraneità, di...
cara...
che c'è?
indica la tv con le due mani e dice.
proprio durante il tg?
lei esce dal salotto pestando i piedi, furiosa. pensa. nella mia vera vita tutto ciò non sarebbe mai accaduto.
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venerdì, 08 agosto 2003
(coldplay, god put a smile upon your face)

altro test. tema: eliminazione di banali e fastidiose domande preliminari.
1. il miglior cibo da mangiare in piedi
2. il miglior modo di passare inosservati
3. la miglior partita
4. con gas o senza
5. zucchero, dolcificante o amaro
6. etero omo o bi
7. destra o sinistra
8. fumatore/non
9. inverno o estate
10. verso fuori o verso dentro (il fiammifero)
11. da su in giù o da giù in su (l'abbottonatura della camicia)
12. il miglior papa
13. il miglior robin hood
14. conte o de gregori
15. freud o jung
16. bach o mozart
17. arrosto, bollite o fritte
18. con la fibbia o senza fibbia
19. jeans rossi




















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giovedì, 07 agosto 2003

il test è quello della birretta. la birretta è definitiva. chi si siede qui con noi per farsi una birretta, chi non lo fa. vale per tutte le epoche, tutti i popoli, tutte le categorie.
per esempio?
rivoluzione francese. danton se la fa una birretta.
robespierre manco ci pensa.
giusto.
lenin lo fa?
macché. trotski però sì.
e stalin?
lo fa, ma non so, scende come una cappa di gelo sul tavolo.
de gaulle no.
churchill sì.
hitler?
hm, i tedeschi sono un problema. nessun tedesco rifiuta una birra, tutti la bevono con lo stesso gusto. bismarck, goethe, nietzsche, marx, rumenigge.
allora coi tedeschi il test della birretta non funziona.
la birretta non basta. bisogna aggiungere qualche altro elemento di definizione.
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giovedì, 07 agosto 2003
sei nei guai? le cose si mettono male? la tua vita va a rotoli?
chiama er cicatrice.
sei stato licenziato? vuoi uccidere il tuo capo?
ci pensa er cicatrice.
i tuoi affari vanno male, devi licenziare 117 persone, ma non sai come fare? chiama er cicatrice.
er cicatrice lo fa.
er cicatrice è in grado di fare qualsiasi cosa.
er cicatrice ci va, er cicatrice ci pensa, er cicatrice risolve.
e il bello è che er cicatrice non si fa pagare.
Non è un giustiziere. non sa cosa sia la giustizia. e non è un delinquente. la cicatrice che gli attraversa la faccia come una saetta serve solo a far scena.
problemi d'amore?
ci pensa er cicatrice.
er cicatrice sa esattamente cosa fare per liquidare una storia d'amore - o farla sparire, se è il caso. spiattella verità difficili da dire senza balbettare, cesella quell'insulto su misura. er cicatrice è l'uomo che fa per te. er cicatrice trova sempre la parola giusta. nessuno regge il confronto con la dialettica der cicatrice, nessuno lo batte in un battibecco.
er cicatrice non balbetta mai.
er cicatrice non può evitare dolori strazianti, cuori infranti o crisi di nervi, ma il colpevole non sarai tu, sarà er cicatrice. se preferisci, er cicatrice non ti racconterà nemmeno com'è andata.
er cicatrice è così - parla per te, ma tu non ci sei.
nemici da gettare da un burrone perché riflettano, durante la caduta, su quello che ti hanno fatto?
er cicatrice conosce il burrone perfetto.
creditori? non puoi pagarli, non hai più scuse per non pagare e non sai che fare? un tipico lavoro per er cicatrice.
prima di tutto er cicatrice cercherà di cancellare il tuo debito. poi er cicatrice cercherà di rinegoziare il tuo debito. poi er cicatrice eliminerà il creditore, che in fin dei conti ha avuto due opportunità per restare vivo e non le ha sfruttate, e lo scioglierà nell'acido. nel frattempo tu sei in viaggio, accanto al tuo alibi, con i soldi che hai avuto la faccia tosta - o la faccia minacciosa der cicatrice - di chiedere a un altro creditore. che riceverà una visita der cicatrice quando arriverà l'ora di pagare.
nessun rischio che colleghino er cicatrice a te. se lo dovessero prendere - ipotesi improbabile, perché anche er cicatrice ha sempre un buon alibi - mai farebbe il tuo nome. er cicatrice è fedele. er cicatrice è fidato. er cicatrice, per esempio, mai userebbe quello che sa su di te e sul destino terribile dei tuoi avversari e boicottatori per ricattarti. er cicatrice è più affidabile della mamma.
sapendo che puoi chiamare er cicatrice, nessuno ti darà più fastidio.
con er cicatrice, ti libererai di tutti i tuoi problemi.
con er cicatrice, raggiungerai la felicità completa.
chiama er cicatrice!
dove trovare er cicatrice? questo è il guaio. nessuno lo sa. ancora nessuno ha scoperto come entrare in contatto cor cicatrice. lasciare messaggi nei luoghi che lui teoricamente frequenta non funziona. er cicatrice, apparentemente, non va mai in questi luoghi, o ci va di nascosto. hanno già provato a mettere annunci sui giornali. "cicatri', c'è un lavoro per te, chiama al numero..." nessun risultato. c'è un sacco di gente che cerca er cicatrice. molti lo cercano fin da bambini, quando avevano bisogno di qualcuno che li proteggesse all'ora di ricreazione o per dare una lezione all'insegnante di matematica. qualcuno crede di averlo visto, di averlo identificato dalla cicatrice che attraversa la sua faccia come una saetta, ma non c'è nessuna notizia sicura. poco si sa della sua biografia, delle sue abitudini, dei motivi per cui fa quel che fa. si sa solo che è implacabile, è infallibile, è tutto quello che noi non siamo e tutto quello che noi vogliamo. ma per quanto lo si cerchi, er cicatrice non si trova.
Questo è il suo unico difetto.
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giovedì, 07 agosto 2003
(nick cave, witness song)
la situazione è questa. si lavora dalle 7 alle 7, ampm, e forse riesco a rispettare la consegna.
sono previste sei pause caffè da un quarto d'ora, tre docce, una pausa per dire oddiononcènientedamangiare, un giro breve di mercato prima delle nove così non ti metti a chiacchierare, un cappuccino con lettura solo di titoli massimo occhielli e di articoli tipo un saggio di tom robbins sul futuro della sinistra italiana o di lula sul sesso o di baricco su di me, una pausa blog non retribuita dopo le 7, la cena con gli ospiti che mi hanno invaso casa che tanto cucinano loro, la rilettura serale della produzione giornaliera, 15 pagine del diario africano prima di crollare. se mi trovi che cazzeggio qui nel blog, dimmi solo la parola 'euri'.
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mercoledì, 06 agosto 2003


durante quasi 20 anni, la madre di jorge luis borges gli ha letto libri a voce alta, e immagino che nessuno abbia scritto su questa cosa perché solo uno scrittore avrebbe potuto farlo bene: borges stesso, che non l'ha mai fatto, credo. un racconto di borges sul cieco borges che dipende dalla madre per le sue letture, man mano che invecchia chiede di rivisitare i suoi preferiti, le cose che ha letto in gioventù riprendono nuova forma nella sua mente attraverso la voce della madre, a volte si stupisce che il suo ricordo non corrisponda a quello che la madre gli legge.
- mamma, non è che hai saltato una parte?
- nono, jorgito.
- ricordo che a questo punto c'è la scena in cui amleto accusa la madre, gertrude, di adulterio, e le chiede di pentirsi dei suoi peccati.
- ho sempre pensato che gertrude fosse un personaggio superfluo dell'amleto, jorgito.
- ma mamma...
- e in quella scena c'è la morte accidentale, completamente gratuita, di polonio. troppo sangue. dimentichiamo gertrude.
La tragedia di edipo in una lettura diversa, secondo la versione della madre di borges; edipo perde la vista, ma non perché si strappa gli occhi quando scopre di aver ucciso il padre e di aver sposato sua madre, ma per qualche altra ragione che non c'entra niente. nella versione della madre di borges, edipo mai scoprirà che giocasta è sua madre.
i due rimangono insieme, giocasta gli legge libri, e vivono felici e contenti.
- ma mamma, non era così l'edipo secondo me.
- shhh, così è meglio.
- dovevo immaginare che sarebbe successo. il mio ricordo più remoto sei tu che cerchi di convincermi che il cucchiaio è un aeroplanino. già allora eri una revisionista.
- torniamo a quei tempi. il cucchiaio è quello che voglio che sia.
- ma mamma...
- ssshhh. che vuoi leggere ora?
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martedì, 05 agosto 2003
(nirvana, smells...)
iff, sono viva. ridatemi indietro tutta la roba.
parigi era talmente calda che molti mimi sono stati inghiottiti dall'asfalto intorno al beauburg.
rouen è talmente soffocante che ti chiedi come mai flaubert sia andato così di mano leggera con la vecchia emma.
se restavo un altro giorno venivo attaccata dalla sindrome bladyroversi, avrei guardato il mont saint michel e avrei detto. mo è uguale a san marino.
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venerdì, 01 agosto 2003

(h.i.m., funeral of hearts)

si parte per poco e per lavoro, prima la villa lumiera e poi le brume normande e i bassi fondi di rouen. la valigia e' un mix delle valigie del grande freddo, e chi non l'ha visto povero lui, tranne che per i preservativi.

ho fatto l'errore madornale di sbronzarmi il giorno prima della partenza, quindi non potro' utilizzare la mia solita cura contro el cagazo de avion. se non dovessi arrivare vi lascio il mio testamento.

a jest lascio il quadro del maracanã e la foto di rodrigo il figlio di junior con la maglia del toro con su scritto felice anno nuovo e un orologio

a sobol il disegno di iemanja'

a clio TUTTI gli orecchini

ad al tutte le mie password

a settore uno dei miei quadri preferiti, che raffigura un taxi sotto la pioggia. si chiama cuba40

al fidanzato di mia sorella piccola la mia situazione patrimoniale

alla sorella grande le cose piccole

alla sorella media le cose che si rompono

alla sorella piccola le cose che hanno una spina o delle batterie

a leo il letto, il divano rosso e il divano blu

al koala la casa che tanto e' sua e l'amore e leo.

ho gia' registrato messaggi d'addio in tutte le segreterie telefoniche dei conoscenti.

sappiate che ogni volta che prendo l'aereo e' la stessa tiritera.

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venerdì, 01 agosto 2003

(goldfrapp, train)

Mi sono sbronzata alla grande. Da tempo non mi capitava. Una compagna di sbronza mi ha chiamato stamattina nelle stesse condizioni, ma lei e' un tipo pieno di risorse e mi ha fornito un elenco di rimedi per i postumi (o i posteri, non ricordo bene).

succo di pomodoro, limone, worchester, sale e pepe - da bere a digiuno. Aggiungendo la vodka, viene un discreto bloody mary, ma penso sia ancora troppo presto.

Polpa di patata, semi di girasole e colla di pesce dissolta in cherosene - si mescola tutto in una pirofila foderata con vecchie confezioni di palmolive. si intinge un pezzo di ovatta da mettere in fronte con i piedi puntati verso cipro. si rimane immobili per tre giorni, dopo di che sarai guarito (si puo' fare anche senza intruglio, in tre giorni si guarisce comunque).

una birra bella ghiacciata appena svegli - per qualche ragione, questo e' il metodo piu' seguito.

brodo di pollo - e' risaputo che un bel brodino di pollo risolve qualsiasi problema. bisogna specificare che il brodo dev'essere ingerito, perche' molti tendono a tuffare la faccia nella fondina.

mi sono sbronzata con l'whisky, e stamattina mi sento un'arpa birmana dimenticata nel deposito degli strumenti del night club Catito's di Asuncion. Ma non e' la sbronza peggiore della mia vita. Nel mio curriculum posso vantare diversi tipi di sbronze.

gin. la mattina dopo, non riesci ad aprire i due occhi contemporaneamente. apri il sinistro e quando apri l'altro il sinistro ti si chiude. la tua sensibilita' uditiva si aguzza talmente tanto che riesci a sentire i rintocchi di notre dame a parigi. e non sei a parigi.

martini. ti alzi dal letto e scivoli per terra come olio. chiami la mamma, che arriva di corsa in camera, scivola nell'olio e si frattura il femore.

vino. la cosa peggiore e' la sete. ti trascini in cucina, cerchi di raggiungere la bottiglia d'acqua e ti tiri tutto il contenuto del frigo addosso. vieni ritrovato la mattina dopo in un'orgia di ortaggi. vieni diseredato in diretta.

grappa. ti svegli, non sai come, in piedi, in un angolo della stanza. ci vuole mezz'ora per arrivare al letto perche' non ricordi come si fa a camminare. quando riesci a sdraiarti, hai la sensazione di aver dimenticato le due orecchie e una clavicola nell'angolo. Guardi in su e vedi che quella macchia a forma vagamente umana sul soffitto si e' finalmente definita. e' francesco cossiga che ti fa l'occhiolino.

vov. uno dei pochi casi in cui le leggi italiane consentono l'eutanasia.

cognac. ti svegli lucida come non mai. in un baleno hai le risposte per tutti gli enigmi dell'universo. la chiave di tutto e' nel tuo cervello. forse per questo ci sono tutti questi omini che cercano di spaccarti la scatola cranica. sai che e' un'allucinazione, ma a scanso di equivoci quando tirano fuori la dinamite ti alzi veloce dal letto.

sbronze a pie' di pagina:

sobol. sbronza da rosso di infima categoria da festa paesana. sì, ora credi nella reincarnazione. solo che ti è toccata la categoria selvaggina da pelo: te ne senti ricoperta e sai che non ci sarà ceretta epiledi e pinzetta che potrà salvarti. in compenso, intravedi laggiù nella penombra un cacciatore. grideresti aiuto, ma non puoi. la tua lingua è appena uscita dal rotowash. non avevi sete così dall'ultima volta che hai scopato per molte molte molte ore ore ore di seguito seguito seguito. quando ti riavrai, se il cacciatore non ti avrà ucciso prima, sarà l'ora di andare a tavola con i parenti per il pranzo di Natale, anzi per quello di S. Stefano, che è anche peggio.

al. limoncello. vedi San Mimmo travestito da crucco della Wehrmacht che ti insegue nel blu volando a fucile spianato. vedi la madonna, una gran fica, riccioluta pero' strano. lei mi salva schiacciando quel serpente, arriva Tapiro il Fachiro e se lo porta via in una cesta.

jest. Averna: sogni tutta la notte di digerire e alla mattina chiami il veterinario perchè ti porti urgentemente un Montenegro

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