venerdì, 31 ottobre 2003

(da una coltre di cottonfioc cerebrale, staind, price to play)

tacete rulli d'agenzia, chiudetevi saette di temporeale, ritiratevi aggiornamenti ogni quick minuti, lasciate andare, non sprecate tutta questa energia per farmi sapere di a e di b e di eventuali loro incroci. sto male. in questo cazzo di sistema personalizzato dell'informazione one-to-one tenete conto che l'unica notzia interessante per me è la superiorità del mucosolvan sul fluimucil.

dal prisma del mio dolore guardo un tg che bunuel je fa na pippa, emanuele filiberto tratta coi figli morti di saddam per cacciare gli americani guidati da uno con una faccina tranquiiiiiiilla e il cravattino a farfallotta che sembra uscito dai genitori in blue jeans e invece è IL NUMERO DUE DEL PENTAGONO (avevo sempre pensato che il numero 2 del pentagono fosse wonder woman tenuta segreta per il solito plutomaschilismo texano). lady diana condurrà sanremo visto anche il grande successo di audience della fiction su madre teresa. il capo del governo è in cina ma devono aver sbagliato la consistenza del cerone, si stava visibilmente sciogliendo mentre parlava, con tutti quei bozzi che servono a illustrare l'effetto del silicone quando esce dal sito (sito=tetta). ma è solo per le mie caccolose condizioni di salute o tutto il mondo è ricoperto di un inesorabile e ormai poco mascherabile muco?

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (8)
martedì, 28 ottobre 2003
(troppo muco, niente musica)

in our time

alfredo racconta a bino che sta scrivendo un libro sui 'nostri tempi': bino capisce che alfredo sta scrivendo un libro sui 'nostri tempi' nel senso, insomma, de 'I Nostri Tempi', il XX secolo, l'era moderna, il nuovo millennio. ma alfredo chiarisce:
no, no. i nostri tempi. del liceo, dell'università, del partito. la nostra adolescenza e gioventù.
bino crede che sia una bella idea, poi ci ripensa. quando incontra di nuovo alfredo - cosa rara, il gruppo praticamente non si vede più - chiede:
non vorrai mica raccontare tutto, vero?
perchè no?
davvero?
perchè no?
siccome bino fa una faccia da nonloso, alfredo lo stuzzica e dice:
certo che ne abbiamo combinate, eh? eh?
reg viene a sapere del libro da bino e chiama alfredo. non si parlavano da ore. tra un discorso e l'altro, reg parla del libro. è vero che alfredo sta scrivendo un libro sul gruppo, su 'quei nostri tempi"? vero, conferma alfredo.
romanzato?
come, romanzato?
userai i nostri veri nomi?
certo.
sicuro?
perchè no? ci sono storie fantastiche. quella volta che siamo andati con stella a...
alfredo, usa gli pseudonimi.
stella non cerca alfredo. ci pensa alfio, che malgrado tutto l'ha sposata. vuole sapere del libro.
niente di che... - comincia a dire alfredo.
alfio lo interrompe. alfredo non l'ha mai più visto dopo il matrimonio. alfio era un bel capellone. alfio ora è completamente calvo.
stella sta lavorando nel comitato della croce rossa - dice alfio.
sì, ma...
non mettere stella nel libro, alfredo.
poi è stato il turno di pinto, che va dritto al punto.
che è questa storia del libro?
insomma. sto pensando di scrivere su quei nostri tempi. credo che alcune storie siano...
quella della gallina nel comizio, per esempio?
ecco. cose di questo genere.
non mettere il mio nome.
ma sei stato tu a...
non mettere il mio nome. o metti uno pseudonimo.
ma era roba da adolescenti, perfettamente...
sei pazzo? lo sai chi sono io oggi, alfredo? e ti ricordi di chi era il comizio?
ma...
vuoi un consiglio? dimentica il libro.
alberto dice che è una bella idea scrivere il libro, che il libro riscatterà un'intera epoca, che sarà divertente e al tempo stesso importante, che molti ricorderanno il passato leggendo il libro, e mediteranno sulle pazzie e i sogni perduti della generazione dei quarantenni, che alfredo deve assolutamente scrivere il libro - basta che non lo citi.
ma alberto, tu eri il nostro leader. il libro parlerà soprattutto di te. il libro non ha senso senza te.
usa uno pseudonimo.
alberto spiega che la sua terza moglie è in politica e che il libro può danneggiarla. non sa niente del suo passato.
cazzo, capitano - dice alfredo.
capitano?
non ti ricordi? il tuo soprannome nel gruppo era capitan spino.
lo sai che non me lo ricordavo più?
alfredo decide di riunire il gruppo per parlare dell'idea del libro. riesce a mettere insieme bino, reg, fabio, stefanone, pinto, susanita (con il marito, un commerciante sospettoso che nessuno ha mai incontrato) e alfio che rappresenta stella. gli altri non li ha trovati, o li ha trovati ma non ci sono andati. e scopre che ferrara è morto.
spiega che il libro sarà autoprodotto. il che significa che sarà a bassissima tiratura, che circolerà pochissimo, che pochi lo leggeranno. spiega che la sua intenzione è catturare un momento della loro vita, del gruppo. perché tutti possano ricordare 'quei nostri tempi". il tempo in cui erano giovani, e quello che sentivano, e pensavano, e avevano combinato. nessuno verrà danneggiato, sarà solo divertente. è tutto successo quindici-vent'anni prima. come se fosse in un altro paese. e con il tempo, dice alfredo, tutto diventa letteratura. perfino i nomi veri.
dopo che alfredo finisce di parlare, tutti restano in silenzio. poi pinto dice:
sei pazzo.
reg dice che se il libro esce con il suo nome lo denuncerà. e alfio annuncia che se stella verrà menzionata farà sequestrare il volume. e susanita dice che vuole solo dimenticare il suo passato, ma che se alfredo insiste a scrivere il libro alla faccia loro, vuole almeno che il suo pseudonomo sia tatiana.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (11)
lunedì, 27 ottobre 2003
(white stripes, seven nation army)

mutatis mutandis

due tifose sedute sugli spalti. la partita è finita ed è evidente che è finita male per la loro squadra. sono stupefatte.
ma che è successo?
quattro a zero!
la squadra stava giocando benino, in attacco, e loro vanno giù solo quattro volte e ne segnano quattro...
da non credere...
qualcosa non quadra. sicuro.
(l'altra si guarda) come, non quadra? tutto quadra. stessa maglietta, stessi jeans, stesso cappellino...
e i santi?
(fa vedere le catenine al collo, sotto la maglietta) tutto a posto. san giorgio, sant'ansano, san benedetto goleador... e tu?
tutto quadra, cara mia. (apre la borsa e fa vedere) catena di sant'ifigenia con tre nodi, collana di 17 conchiglie, croce di legno di quercia avvolta in filo nero... stessa maglietta, stessi jeans, stesso cappellino, stesse mutande...
stesse mutande?
le due si guardano per un po'.
ti sei cambiata le mutande?
certo.
ecco spiegato.
e che mi tenevo le stesse mutande? abbi pietà.
ecco qua. hai cambiato le mutande - quattro a zero. regolare.
ma dovevo cambiarle, le mutande!
e perchè? l'igiene è più importante della squadra? dovevi cambiare mutande proprio durante la fase buona? ehi gente. ecco la colpevole. per colpa sua ne abbiamo presi quattro. si è cambiata le mutande! tutta colpa di sta fighettina.
e comincia a picchiare l'altra con la catena di sant'ifigenia e la collana di conchiglie.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (22)
sabato, 25 ottobre 2003
nord - sud - uniti nella lotta

mai disprezzare la forza di un'idea quando si impone perché è giunto il suo momento.

no, a parte gli scherzi, ho bisogno di lanciare una campagna, di mobilitare le masse, di trovare un ideale per cui erigere barricate. sono andata alla manifestazione venerdì, era piuttosto moscettina, come se avere quest'obiettivo dominante e totale - ricacciare berlusconi ad arcore e al massimo a cologno monzese - non avesse più il potere trascinatore sufficiente per tenerci caldi, vigili, pronti. per tutto - vabbè, per una mezzorata - sabato ho pensato ai grandi temi che ci si parano come bandiere dispiegate. e ne ho scelto uno. la ribellione contro il prezzemolo. è una causa in attesa di un primo segnale per scatenarsi.
comunque siamo tanti. più della metà sicuramente. non siamo ancora riusciti a far vedere la vastità del nostro movimento né a organizzarci con manifestazioni e girotondi perché, tanto per cambiare, esistono divergenze sulla definizione della nostra bandiera.
la prima tendenza sostiene che 'prezzemolo' è un nome generico applicabile a tutto quello che c'è nel piatto solo per bellezza o per confondere il palato, inclusi quei rami di nulla ficcati nelle coppe gelato, i chiodi di garofano nella salsa agrodolce eccetera. altri, con più rigore, dicono che 'prezzemolo' è, specificatamente, il verdino tritatino che non riesci a raschiare dalla patata lessa, per esempio, per quanto ci provi. altri, ancora più radicali, dicono che 'prezzemolo' è il nome di tutto ciò che è inesorabilmente superfluo nelle nostre vite, dalla retorica alle portaerei, passando per il prezzemolo vero e proprio.
il mio consiglio è di evitare le metafore e le dispute semantiche e, uniti dalla stessa antipatia, passare all'azione. per cominciare, suggerisco un pranzo informale con il presidente della repubblica, da giggetto er buiaccaro a testaccio, per discutere la gravità della questione, che certamente non merita minore attenzione dell'isola dei famosi. ovviamente dobbiamo prepararci alla reazione dei pro-prezzemolo. sostengono che il prezzemolo non è un'incongruenza culinaria, ma ha un'importanza gastronomica riconosciuta, tanto che nella cucina francese il 'persillé' fa parte del nome del piatto - cioè non solo usano il prezzemolo ma lo proclamano pure! si può controbattere che i francesi hanno un bel nome elegante, 'faisandé', per definire il cibo marcio. ci sono dei pazzi che sostengono che il prezzemolo è, tra l'altro, afrodisiaco. di solito questi estremisti frequentano ristoranti arabi e molti piatti della cucina araba, come si sa, sono puro prezzemolo (con sopra del prezzemolo), quindi questo argomento può essere considerato un lurido colpo basso.
ci manca solo che vadano in giro a dire che il verde rompicoglioni ha tanta tanta vitamina v.

nb: nei commenti a questo post è richiesta una precisa e netta presa di posizione. chiunque si dichiari neutrale verrà automaticamente classificato come 'nipote di buttiglione'.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (15)
venerdì, 24 ottobre 2003
(folkabbestia, la festa de gigin)

che cosa ne vuol fare?

la quarta figlia di madama dorè ha un po' di imbarazzi nelle scelte. il figlio del re di francia le dice che il sole al tramonto le bagna il viso di una luce violenta specialmente commissionata per mettere in risalto i suoi occhi scuri, che il mondo è uno scenario per il suo passaggio, e che il cielo, il cielo è solo un effetto speciale di un regista che ovviamente l'ama, come lui. il cuoco del re di spagna le dice che i colori del tramonto sono illusioni ottiche dovute all'effetto prismatico dell'atmosfera quando la terra si configura in una certa angolazione rispetto al sole, che tutto è illusione, che l'unica certezza che si può ricavare dall'universo è la sua indifferenza nei confronti dei nostri poveri destini umani e che malgrado tutto ciò lui l'ama. e il terzo, cui l'enciclopedia delle filastrocche si riferisce semplicemente come 'pippo'; e che le dice che nulla può dire sul tramonto, a parte che dal terrazzo del suo attico lo potranno ammirare alla grande, la spunta sul figlio e sul cuoco, e madama dorè gliela fa maritare. perché sono duri, i tempi.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (6)
mercoledì, 22 ottobre 2003
(guano apes, pretty in scarlet)

sottintesi

dalla portineria l'avvertono che c'è una certa renzini che le vuole parlare. renzini, renzini... il nome non le è nuovo. vuole parlare con lei o con uno qualsiasi della redazione?
ha chiesto di parlare con te.
falla salire.
è sola in redazione. giovedì resta sempre fino a tardi per chiudere il supplemento cultura che esce la domenica. fa il supplemento praticamente da sola. passa i pezzi, li ingabbia, scrive recensioni... recensioni. ecco cos'è. ha recensito un libro di questa renzini qualche settimana fa. un giallo. l'ha stracciato. di sicuro questa renzini è venuta a chiedere spiegazioni.
troppo tardi per fermarla in portineria. sta già salendo. è già in ascensore. forse sta già caricando la pistola con cui si vendicherà delle critiche.
o ha un rasoio? nel libro l'assassina usa un rasoio.
ma la renzini che entra in redazione sembra disarmata. piccolina, jeans e camicia larga, più giovane di lei. infatti le dà del lei.
lei è luciana gallo del supplemento cultura?
sono io.
la ragazza porge la mano.
deanna renzini. lei ha scritto sul mio libro la settimana scorsa.
ah, giusto. giusto. e allora? cosa c'è?
le volevo solo fare una domanda.
mi dica.
lei...
dammi del tu.
hai detto che la scena del crimine era inverosimile. il tipo era solo in ufficio. come faceva l'assassina a sapere che il tipo era solo, ricordi?
sì. guarda. non inverosimile. l'ho trovato un po' forzato.
hai scritto 'inverosimile'.
nel senso di forzato. improbabile. troppe coincidenze.
bastava che l'assassina avesse indagato sulla vita del tipo per scoprire le sue abitudini, la sua routine. la scena non era inverosimile.
ma tu non hai scritto niente su queste indagini. sembrava che l'assassina avesse ucciso il tipo contando sulla coincidenza, contando sull'eventualità che lui fosse lì da solo. voglio dire...
ma l'indagine era sottintesa.
no. aspetta un attimo. non puoi chiedere al lettore di sottintendere. sarebbe come chiedergli di fare il lavoro al posto tuo. il lettore sa solo quello che gli dici. sa solo quello che vuoi che sappia.
come fai a saperlo?
lo so, cara mia. ho letto migliaia di gialli. li leggo sempre come se fossi un comune lettore. e il lettore comune non sottintende mai. o capisce quello che gli racconti o non capisce un cazzo. mai sottintende. non è la sua funzione.
se è intelligente sottintende. forse non sei una lettrice intelligente.
beh, se la metti su questo piano...
per esempio: cosa sottintendi, tu della mia presenza qui, oggi, a quest'ora?
cosa?
non è sottinteso che ho indagato sulla tua vita, ho scoperto le tue abitudini e sapevo che tu giovedì rimani fino a tardi in redazione, e che a quest'ora saresti qui da sola? qui dove ti posso uccidere senza che nessuno mi veda, e nessuno lo scoprirà finché non sarò ormai lontana?
uccidermi?
deanna nasconde la mano destra dietro la schiena. dice:
non è sottinteso che ho un'arma infilata nei jeans, qui dietro?
quale arma?
sottintendi.
rasoio?
vedo che hai letto il libro attentamente. non ti è piaciuto, ma lo hai letto fino in fondo. un'altra domanda. perchè hai detto che l'identità dell'assassino era chiara fin dall'inizio, nel libro?
perché l'assassino è ovviamente il meno probabile, quello che sembra più inoffensivo, quello di cui tutti si fidano.
perché era insignificante come me?
no. io...
trovi verosimile che io abbia nascosto un rasoio qui dietro?
sì lo trovo. voglio dire...
eppure non è un rasoio.
deanna muove il braccio lentamente, per far vedere cos'ha nella mano nascosta.
mi ucciderai per una recensione? solo perché io...
mi hai messo in ridicolo. mi hai dato dell'inutile idiota. hai detto che avevo molto da imparare sui gialli e che la prima lezione era di non scriverne un altro.
ma mi è piaciuto, sai? mi è piaciuto! l'ho trovato un po' forzato ma...
deanna fa vedere la mano. non ha una pistola. imita una pistola, con due dita tese. che punta sulla testa di luciana gallo.
guarda. una pistola sottintesa.
e dice.
bang!
quando si riprende, telefona in portineria e dà ordini di non fare entrare mai più nessuno che chieda di parlare con lei il giovedì. domenica esce una recensione in cui fa a pezzi il libro di una giovane poetessa. ci manca solo che la poetessa venga a chiederle spiegazioni. magari potrebbe aggredirla con dei chiodi di garofono. con i poeti non si sa mai.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (25)
lunedì, 20 ottobre 2003

(transplants, dj, dj)

ah

poter

scrivere

non solo di

solite emergenze

ma anche di quello

che galleggia e affiora

casualmente, e che rivela

tutt'un brulichio semisommerso.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (11)
domenica, 19 ottobre 2003

(marlene kuntz, notte)

apri la boccuccia

la strategia del falso aeroplanino che tutte le madri del mondo - compresa me - usano per convincere il bimbo a mangiare la pappina è vecchia come gli aeroplani, e non ha nessuna logica. Tanto per cominciare, è poco probabile che un bimbino che ancora mangia pappine sappia cos'è un aeroplanino. quel rumore bruuum bruuum che la mamma fa mentre avvicina lo pseudoaeroplanino alla sua bocca non serve a niente, il bimbino non sa com'è il rumore di un aeroplano. per lui è solo un altro rumoredimamma.

in secondo luogo, non c'è ragione alcuna per cui un bimbino debba accettare la pappina da un aeroplanino piuttosto che da un cucchiaio. nel suo universo, aeroplano e cucchiaio sono la stessa cosa. nave e cucchiaio sono la stessa cosa. se il bimbino, per un fenomeno di precocità, si rendesse conto del surrealismo della scena - 'apri la boccuccia che arriva l'aeroplanino' - il fatto lo indurrebbe più a spaventarsi che ad aprire la bocca. come fai a mangiare la pappina mentre un aeroplano si avvicina alla tua bocca, facendo rumore?

pensandoci bene, la nostra infanzia era piena di surrealismo incosciente, di minacce e sentenze che non ci hanno paralizzato dalla paura o dalla perplessità solo perché non gli davamo poi tutto sto peso. non mi ricordo di essere rimasta sconvolta dall'informazione secondo cui non mi perdevo la testa solo perché era attaccata al collo, per esempio. oggi sì, penso a quella terribile possibile conseguenza della mia distrazione - andare via e lasciare la testa da qualche parte! oppure, visto che il cervello è nella testa, almeno in gran parte, rendermi conto che il mio corpo mi ha dimenticato. senza poter urlare, senza poter nemmeno fischiare, perché i polmoni sono andati via anche loro. una testa abbandonata nel mondo, incapace perfino di mangiare.

a meno che non arrivi un aeroplanino, misteriosamente, dal passato, carico di pappina, per salvarmi.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (14)
domenica, 19 ottobre 2003

(p.o.d., sleeping awake)

pietoso tentativo di autogratificazione

mi consolo col seguente pensiero: se non avessi represso nessun impulso e avessi fatto tutto quello che avevo voglia di fare, nell'ora in cui ne avevo voglia, oggi sarei in prigione, o gravemente sfigurata. la civiltà è autocontrollo.

siamo arrivati vivi a questo punto perché abbiamo resistito alla tentazione di dire quelle verità, mettere le mani su svariati pacchi (o tette), puntare tutto sul 17 o mettersi a ballare con una guardia incazzata. siamo la somma non delle nostre decisioni ma delle nostre esitazioni, o di quello che, pensandoci meglio, abbiamo deciso di non fare.

mai lamentarsi della strada non presa, probabilmente ti avrebbe portato alla rovina - o alla fortuna, ma non ti farebbe bene. quanta gente hai avuto voglia di strozzare e alla fine hai solo sorriso e pulito le mani istericamente sui jeans? quanti giornali hai avuto voglia di fare a pezzi e buttare nella pattumiera, desiderando che invece del giornale fosse il giornalista, ma ti sei tenuto e sei passato, educatamente, alla pagina successiva? hai fatto bene. ignorala, la teoria secondo cui la repressione degli impulsi provoca macchie nella pelle, caverne nel fegato e sonno agitato in cui ti svegli prendendo a pugni il cuscino. credimi, pensarci meglio è più salutare.

una retrospettiva di tutto quello che hai immaginato di fare ti potrebbe convincere: è stato o no più prudente abbandonare quel piano di far esplodere il ministero del tesoro e invece mandare una lettera piena di pesante ironia sulla finanziaria ai giornali? il suo orecchio era lì, a pochi palmi dalla tua bocca, perché non dargli un morsettino, solo perché stavate con altre trenta persone, tra cui sua moglie, ex compagna del collettivo femminista, e che nessuno ti avrebbe creduto se avessi spiegato che ti eri confusa tra l'orecchio e la tartina? ma ti sei tenuta, civilmente. hai fatto bene.

io per esempio ho fatto bene quando ho resistito all'impulso di scappare di casa per fare la pilota di elicotteri. mi sono risparmiata la frustrazione di scoprire che loro non accettavano piloti con meno di 6 anni di età e ho rimandato la constatazione di uno dei miei lati peculiari: la fottuta, maledetta, incontrollabile paura di volare. e quel giorno che sono corsa dietro a quel ragazzo per dirgli che l'amavo, ci ho pensato meglio e l'ho solo urtato, sperando che lui interpretasse la collisione come una dichiarazione. e lui ha solo detto a stronza, sta' attenta, e ho evitato il ridicolo, perché non sapevo nemmeno il suo nome.

ho pensato vagamente di studiare architettura, come tutti quanti. sarei finita come tutti quelli che conosco che hanno studiato architettura, a fare qualcosaltro.

mi sono evitata quel qualcosaltro, anche se non mi sono laureata e sono finita a fare questo strano qualcosaltro, che è scrivere banalità su tutte le cose.

è vero che certe volte mi chiedo come sarebbe andata se fossi rimasta a londra a studiare cinema. oggi potrei essere magari una delle migliori lavapiatti di soho. ora è tardi, mai lo saprò. ma mi sa che ho fatto bene.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (24)
giovedì, 16 ottobre 2003
(placebo, this picture)

ando, endo, indo, ondo, undio
tutti i buoi sono davanti al carro e tutti, tutti vanno al lardo e ci lasciano lo zampino. la pioggia piove sul bagnato, il tempo aspetta tempo... i cuori? contenti e senza stenti! passano indios - o saranno indù? - in fila indiana. cani abbaiano e non mordono. i fortunati in amore, che tra l'altro non scordano mai il primo, giocano a carte e si rovinano allegramente, i gatti bigi escono solo di notte permettendo ai topi di ballare liberamente nelle loro case, dolci case. amici di ventura valgono e durano pochissimo. le donne barbute riscuotono un successo clamoroso, mentre quelle belle non sono poi così belle e cedono il posto a quelle che piacciono. seminatori di vento raccolgono tempeste mentre, là in fondo, un gruppo si dà da fare a tenere mali vicini e beni lontani, e veri amici cercano di riconoscere il bisogno, che com'è noto per essere vero non deve avere le gambe corte. e poi ci sono quelli che costruiscono castelli in aria e...
d'un tratto, tutto si ferma nel Luogo Comune. i buoi, i carri, gli indiani, i gatti e perfino le donne barbute. il paesaggio diventa statico, le frasi rimangono sospese. solo i mercanti fingono di non sentire il silenzio minaccioso, ma anche loro poi si fermano, e aspettano. sta per accadere qualcosa. qualcosa - o qualcuno - sta per arrivare. e allora lo vedono. è Gerundio! l'imperativo Gerundio. si aggira nel Luogo Comune, le mani dietro la schiena come un ispettore. esamina le frasi ferme e tira calci a qualche verbo come se fossero pneumatici. poi, urla l'ordine:
circolando!
e tutto ricomincia intorno a lui. ogni bue davanti al proprio carro e andando al lardo e lasciando lo zampino. la pioggia piovendo, il tempo aspettando, la fila indiana passando, le gatte bigiando, i fortunati giocando e amando, i seminatori seminando... un mondo essendo ordinato e prevedibile, come dev'essere il mondo.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (36)
mercoledì, 15 ottobre 2003

)wheatus, american in amsterdam(

linguaggio

la lingua umana ha otto/diecimila papille gustative, e ogni papilla ha cinquanta/settantacinque recettori chimici del sapore. questi recettori hanno vita estremamente breve e vengono sostituiti, approssimativamente, ogni dieci giorni, amore mio. il che significa che ogni dieci giorni le nostre lingue hanno quattrocento/settecentocinquantamila nuove cellule che non hanno mai provato un brasato al barolo un risotto ai gamberi di fiume gli spaghetti aglio e olio o una cotoletta con purè per non parlare di sacher e vino. sono neofiti delle lasagne, vergini dell'acquacotta. e ogni dieci giorni, tesoro, i nostri baci di lingua sono come la prima volta.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (15)
martedì, 14 ottobre 2003

)peter gabriel, growing up(

dedicata alla pioggia di parme

era una pioggia grigia e sottile; dura, rapida e gelida. sotto di lei, ci toccò camminare per quattro isolati dalla sede della pubblica sicurezza alla jeep degli ziller: eravamo alla sua mercè. com'era mia abitudine in tali elementi, mi rannicchiavo su me stesso contro la pioggia, la testa ritirata nel bavero, gli occhi rivolti alla strada, affrettando il passo e procedendo avvilito. ma i miei ospiti, ben presto lo notai, reagivano in ben altro modo. camminavano con passo calmo e regolare, il corpo completamente rilassato. non tentavano di sottrarsi alla pioggia ma vi scivolavano attraverso, piuttosto. rivolgevano la faccia verso di lei e non trasalivano nel sentirsela tamburellare sulle guance. avevano quasi l'aria di godersela. in un certo senso, trovavo la cosa significativa. gli ziller accettavano la pioggia. non erano in lotta con lei, non la negavano né la combattevano: l'accettavano e si adeguavano in armonia e con disinvoltura. tentai di farlo a mia volta. rilassai il collo e le spalle e rivolsi lo sguardo verso l'acqua. lasciai che mi facesse tutto quello che voleva. naturalmente, non stava cercando di farmi un bel niente. che stupida idea. stava semplicemente cadendo com'era normale che la pioggia facesse, e io, un uomo, altro fenomeno della natura, condividevo lo spazio in cui cadeva. era molto meglio considerare la cosa in quel modo. non mi inzuppavo certo più di quanto avrei fatto altrimenti, e se anche bagnarsi tutto non era proprio un piacere, se non altro mi ero liberato della tensione.

tom robbins, uno zoo lungo la strada

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (5)
martedì, 14 ottobre 2003

(cristina donà, nel mio giardino)

poesia (forse) con forzature di rima

un esploratore rumeno

dal nome complicato

che finisce in u

dice di aver trovato il cielo

su un picco del perù.

il cielo, sì, il cielo,

l'aldilà, il paradiso,

dove vanno le anime

delle persone con giudiso.

ma sei sicuro?

non era un delirio, un'illusione,

un eccesso di coca?

l'effetto del bacio

di qualche andina gnoca?

no, dice il rumeno,

era il cielo, ne sono sicuro.

ho visto strade di alabastro,

ho visto gli angeli in camiciola

e ho visto le anime, lo giuro.

ho visto gesù, ho visto gli apostoli.

ho visto pascal e giovanna d'arco,

alcuni papi e chopin.

ho visto sir tommaso moro

e, è ovvio, ho visto la mammin.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (15)
lunedì, 13 ottobre 2003

(marilyn manson, mObscene)

del non voler lavorare

nel bagno rosa di mia sorella c'è una pila di riviste di arredamento costantemente aggiornate con tutti quei supplementi d. a casa mia no, abbiamo topolino forse perché nessuno di noi è stitico.

(il tema è questo, ma digredisco in flashback. il primo post di blog che ho incontrato era su quello che leggiamo in bagno. chi potrebbe parlarne? certo che lo sai. comunque mi ha folgorato).

comunque ci sono queste riviste e certe volte mi siedo sul cesso senza far niente solo per leggerle, perché portarle via magari in una poltrona mi sembrerebbe di snaturare un rito.

sono affascinata da tutte quelle case geometricogiappuminimalesoterichefengchuicasualpochimabuoni. così diverse dalla mia. i divani minotti lindi come un'autostrada il giorno prima dell'inaugurazione. le cucine dada, ah le cucine dada che non ci sbucci una cipolla o se la sbucci le bucce cadono graziosamente sul piano lavoro e formano un origami. i letti flou che passeresti la notte a guardarli pensando a come sarebbe bello pensare di dormirci. le docce teuco che dopo averne provata una col cazzo che mai più ti sentiresti pulita lavandoti con la docciatelefono.

veramente io sono attratta anche da quei depliant trash della città del mobile rossetti che ti raccontano le offerte super di nonno ugo e debbora che praticamente l'abbiamo vista crescere.

una volta a una cena a casa mia è venuta un'amica che lavora in questi giornali femminili e sa sempre le parole giuste per definire le cose. come le è piaciuta casa mia. andava in giro e diceva 'è tutto così fanè'. ho ritrovato una certa dignità in quel momento. ho uno stile. ho una coerenza. sono fanè.

il vantaggio è che se per esempio ora mi andasse di raccontare la storia di ogni cosa che c'è a casa mia, qui lo posso fare. c'è perfino qualche pazzo che lo leggerebbe. arduo sarebbe commentare, magari si attaccherebbe a 'digredisco' e ne nascerebbe perfino un discorso. oh come mi piacerebbe, come.

il divano blu è un regalo di tutti gli amici coalizzati nella sofferenza del regalo di matrimonio. che cosa volete? un divano. un divano blu. erano in venti. hanno comprato il divano più mammoso e gattoso del mondo. sotto è tutto sbruciacchiato da ciospe e macchie di vino e cocacola e peli beige e accendini e pedalini e penne e orecchini. sopra c'è una fodera dello stesso intifico colore.

il divano rosso era dei miei, un po' sfondato ma profuma di coccole. i tavolini li ho fatti io con un kit faidate di quelli col porcodio incorporato. e li ho dipinti di un blu che nessun photoshop ha mai nemmeno sognato.

le lampade sono due ikea che ho comprato con bruno e le abbiamo appiccicate alla libreria immensa che occupa cinque metri di parete e tre metri di soffitto-pavimento. poi c'è una medusa con le lampadine nude che il koala e er muco ci hanno disegnato gli occhi, e ogni volta che cambio lampadina mi tocca ridisegnare gli occhi col pennarello per fare pendant. poi c'è un fantastico lampadario liberty da cinquemilalire nel mercato delle pulci di palermo, coi vetrini che sono costati trecentomilalire.

l'amaca blu l'ho regalata temporaneamente ma il 18 me ne arriva un'altra ancora più blu.

il tavolo non ha storia, però è la prima cosa che ho comprato da single, e le vetrinette con tutte le cose che non uso quasi mai, a parte la zuppiera sbeccata col piedino. le sedie sono imbottite bianco zozzume, insieme a delle poltroncine che le guardi e dici naaaa, mi siedo per terra.

c'è un carrello di quelli da cibo pieno di macchine da scrivere. c'è un quadro del maracanã in un giorno di fla x flu e un cangaceiro che vigila con la sua spingarda e i sandali. ci sono due foto, di un guerrigliero cubano e di un bacio a firenze, fatte da mio padre. sono di mio padre le mani della foto del titolo del blog, sulla lettera22 che ancora ho ma di cui ho perso la targhetta.

faccio presto a lasciare tutta questa roba e ad andar via a vivere al, diciamo, siccomario. ma dovunque io vada la porto nel guscio di lumaca che sta proprio qui, in questo angolo, tra i sinonimi e i contrari e i file delle lettere d'amore.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (16)
lunedì, 13 ottobre 2003

(the roots, the seed 2.0)

migliori momenti

roberto dice che è stato l'elefante di das. aveva sette otto anni, era a lezione di applicazioni tecniche - ti ricordi applicazioni tecniche? - e lui e un gruppo sono stati incaricati di fare un elefante di das. hanno passato diverse lezioni a fare l'elefante di das. il gruppo all'inizio era di otto, dopo due giorni erano in cinque, alla fine della settimana erano solo in due, e chi ha finito l'elefante di das è stato roberto, da solo. era venuto bene, dice roberto. fatto a memoria, è venuto proprio bene. e non ho mollato. sono andato fino in fondo. sì, dice roberto, credo che sia la cosa di cui sono più fiero. niente nella vita mi ha reso così felice. quell'elefante di das.

beatrice dice che è stata la prima volta che le è venuto bene il budino. la madre diceva sempre che i budini non le venivano bene perché era troppo nervosa. faceva tutto bene, non sbagliava gli ingredienti, non sbagliava la miscela, ma in qualche modo il suo nervosismo si trasmetteva al budino e il budino impazziva. anche il budino diventava nervoso. il giorno che mi è venuto bene il budino - racconta beatrice sorridendo - ho avuto una crisi di pianto. sono uscita dalla cucina per non influenzare il budino, poteva esserci una ricaduta. ma a tavola, quando la mamma ha detto 'il budino l'ha fatto bea' e tutti hanno applaudito, dio mio. mai più ho provato la stessa cosa. nemmeno quando sono nati i gemelli. mai più.

rosa dice che nulla si paragona al primo figlio. guarda, ancora oggi non posso raccontare che mi commuovo. il buffo è che è stato un sentimento estremamente egoista. mi sono intenerita per me stessa. guardavo quella cosina, così ben fatta, e mi trovavo fantastica, ero perfino gelosa quando facevano i complimenti al bambino. IO ero da festeggiare. volevo dire 'sono stata io, sono stata io, lui è solo il prodotto del mio genio'. come il tuo elefante, roberto. una cosa che ho portato a termine da sola, senza l'aiuto di nessuno. manco pensavo a xavier. xavier non aveva niente a che fare con tutta la faccenda. e non gli ho permesso di assistere al parto. ho sempre considerato il padre che assiste al parto una sorta di imbucato. qualcuno che cerca di partecipare a una gloria che non merita, come un sindaco che inaugura un'opera dell'amministrazione precedente. la gloria era tutta mia. anzi, in tutto il processo di procreazione, parto, tutta questa roba, l'uomo è un imbucato. senza doppi sensi. il primo figlio. senza dubbio, il primo figlio. non un elefante. una cattedrale. ero soddisfatta come se avessi costruito una cattedrale da sola. poi il disgraziato è cresciuto e tutti sanno com'è andata a finire..

marco dice che per lui è stata la laurea. non sapeva nemmeno di essere capace di tanta solennità. voi mi conoscete. a quell'epoca ero anche peggio, non prendevo niente sul serio. ma ho stretto la mano al presidente della commissione, sono uscito dalla sala, mi sono seduto e ho pensato, porcadunaputtanaeva! sono riuscito a laurearmi. contro tutti i pronostici, perfino i miei. per la prima volta ho sentito che ero riuscito a fare una cosa importante. sai quei momenti in cui pensi 'non sono una robetta da niente, è roba seria e sono all'altezza di tutta la roba'? sia quel che sia la roba? sono rimasto seduto, gli occhi congelati, un amico mi ha chiesto se mi sentissi male. tutti erano stupiti. il mio soprannome in facoltà era microscimmia, perchè ero tappo e non stavo mai fermo. e ora ero lì, serio. una scimmia solenne. e mi ero reso conto, in quel momento, dell'importanza della roba, e della mia capacità di affrontare la roba. e sapevo che mai più avrei dimenticato quel momento, e quella sensazione. di, come dire. potere. non potere nel senso di 'potere', ma di potere potere, capisci? di potere le cose. e non l'ho mai dimenticata. e guarda, sarei stato un grande architetto.

per pietro è stata la volta in cui è riuscito a fare una rovesciata. non aveva mai osato una rovesciata prima, ma dal modo in cui il pallone gli era arrivato non aveva alternative. ha chiuso gli occhi e ha fatto quello che aveva visto altri fare. si è buttato indietro, ha pedalato in aria, ha sentito il secondo piede che colpiva la palla, e quando si è alzato ha visto che il pallone era entrato nell'angolino. be', nell'angolino no, perché era una porta improvvisata sulla spiaggia. in quello che sarebbe stato l'angolino di una porta regolamentare. non c'era pubblico ad applaudirlo. il portiere avversario, incazzato, gli disse 'tutta fortuna'. i suoi compagni di squadra pure non si sono esaltati granché per l'impresa. non li conosceva, giocava perché passava di lì e gli mancava un giocatore. si era già rassegnato a una commemorazione solitaria della rovesciata, per il resto dei suoi giorni, quando ha visto il ragazzino che vendeva coccofresco coccobello sulla spiaggia che lo guardava e sorrideva. il ragazzo era seduto sulla sabbia e quando ha visto che pietro l'aveva avvistato ha alzato il ditone in un segno di occhei. la sua rovesciata era occhei. l'unica postero per la sua impresa, dice pietro, è un venditore di cocco, che ormai l'avrà dimenticato. ma io non ho dimenticato. mai sono stato così fiero per qualche cosa come per quella rovesciata. proprio nell'angolino.

io esito un po', ma alla fine scelgo un certo pomeriggio tra le risaie, una certa luce sul viso di qualcuno, il sentimento di non meritare tutto quello e, proprio perché sentivo di non meritarlo, meritarlo. il mio momento migliore.

ma poi è la volta di thea, e thea ci asfarta. racconta la sua apoteosi. la giustificazione della sua esistenza, il premio finale per tutto il suo impegno a vivere con buon gusto e spendere i soldi del marito ricco con grande intelligenza. è stata quella volta che è entrata in un club del village a new york, durante una session di keith jarrett, accompagnata da certi amici che avevano penato per riuscire a entrare in quel posto, e quando l'ha vista keith ha esclamato 'hi, thea'! e per completare la nostra umiliazione, thea ci racconta che keith jarrett pronuncia da dio la hacca del suo nome.

tutti restiamo così, un poco depressi.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (15)
sabato, 11 ottobre 2003

(turin brakes, long distance)

western pappagallo

l'uomo della cicatrice e il nano cinese entrano nel conestoga hardbluesfuckcafe' ma non ordinano nulla. vanno direttamente al dunque. l'uomo della cicatrice prende il barista del saloon per il gilet e lo tira fino a restare naso a naso. il barista urla di dolore perche' l'uomo della cicatrice si era dimenticato di togliere il sigaro acceso dalla bocca.

sei mcduff? chiede l'uomo della cicatrice.

chi lo vuol sapere? chiede il barista.

io moderatamente, lui molto di piu' - dice l'uomo della cicatrice, indicando col pollice il nano cinese, che aveva tirato fuori una pistola quasi piu' grande di lui dalla giacca e la puntava sull'orecchio del barista.

parla - dice il nano cinese. da questa distanza, anche se sbaglio la mira, resterai sordo per lo scoppio. sei mcduff o no?

sono io.

abitavi nella baracca accanto a quella di graminsky, a sacrifice town?

graminsky?

un uomo enorme. sei sette volte piu' grande di te. capelli rossi, barba verde. una gamba meccanica e un occhio di vetro con un villaggio dell'alaska in miniatura dentro. si dipingeva le unghie.

come si scrive graminsky?

il nano cinese introduce la punta della canna della pistola nell'orecchio del barista.

ora non ti devi preoccupare. sarai morto prima di sentire lo scoppio.

va bene! si', abitavo accanto a graminsky. lui e il suo maledetto pappagallo.

l'uomo della cicatrice e il nano cinese si guardano.

ti ricordi del pappagallo?

come potrei dimenticarlo? passavo tutto il giorno a urlargli di stare zitto. perche' passava tutto il giorno a dire la stessa cosa.

cosa?

cosa, cosa?

il pappagallo! passava tutto il giorno a dire cosa?

e che ne so! una canzone. una poesia. 'sei odalische nel portone, sette ministri col calzone..." no, era "quattro odalische col calzone, sei ministri nel..." aspetta un attimo. erano sette odalische, sei ministri... non ricordo.

provaci - chiede il nano cinese, tirando fuori un'altra pistola a canna lunga dalla giacca e puntandola sulla testa di mcduff - o in due secondi le tue cervella friggeranno in quella piastra.

l'uomo della cicatrice fa una smorfia. non ha ancora pranzato.

non ci riesco! e' stato tanto tempo fa. la baracca non c'e' piu'. forse nemmeno sacrifice town c'e' piu'.

provaci! - ordina il nano cinese.

fammi pensare... sei odalische nel portone, quattro ministri col calzone, due capretti in processione, cinque vescovi in missione...no. cinque odalische nel portone, due vescovi in processione, sette capretti in missione, due ministri... nonono. non mi viene!

l'uomo della cicatrice picchia sul balcone con la mano aperta e urla:

maledizione!

eri la nostra ultima speranza - dice il nano cinese a mcduff, risentito.

dammi un whiskey - dice l'uomo della cicatrice - e una bistecca.

perche' volete sapere cosa diceva il pappagallo? chiede il barista versando l'whiskey, sollevato perche' le pistole del nano cinese sono tornate dentro la giacca.

risponde il nano cinese.

perche' le ultime parole del maledetto traditore graminsky prima di morire sono state 'il pappagallo'.

graminsky e' morto?

ha quattro pallottole in corpo ed e' sotto terra da sei mesi. e' una deduzione logica - dice l'uomo della cicatrice.

l'unica pista che abbiamo del numero del codice per ritirare dalla banca i soldi che graminsky ci ha rubato sono le sue ultime parole - prosegue il nano. 'il pappagallo'.

siamo andati alla sua baracca - continua l'uomo della cicatrice. abbiamo trovato il pappagallo, nella sua gabbia. il pappagallo parlava parlava. o cantava, che ne so. non abbiamo fatto caso a quello che diceva. cercavamo numeri. abbiamo rovistato tutto. rovistato la gabbia. rovistato i giornali sul fondo della gabbia. abbiamo distrutto la gabbia. e il pappagallo cantava. allora questo imbecille ha avuto l'idea.

l'imbecille e' il nano cinese. che si difende:

anche tu non sopportavi piu' la cantilena del pappagallo!

questo imbecille ha deciso che i numeri erano dentro il pappagallo. e ha ucciso la bestia.

silenzio. poi, con la bistecca davanti a se', l'uomo della cicatrice continua:

poi ci siamo resi conto che il codice non era nella pancia del pappagallo, era nella canzoncina. abbiamo passato gli ultimi sei mesi a cercare i vicini di graminsky tra le baracche di sacrifice town. tutti quelli che avevano sentito il canto del pappagallo e che potevano ricordare le parole della canzone. e, principalmente, i numeri. li abbiamo trovati tutti. due sono morti, ma abbiamo individuato gli altri nove. dieci, con te. e nessuno e' riuscito a ricordarsi con precisione cosa cantava il pappagallo. nemmeno sotto la minaccia di perdere le cervella o altro.

il nano cinese tira fuori le pistole dalla giacca ancora una volta.

provaci ancora, mcduff.

fammi pensare. sette odalische nel portone, due capretti col calzone... no. quattro vescovi in processione, un ministro in missione... no. quattro odalische... non ci riesco!

continua a provare, mcduff. non abbiamo niente da fare nei prossimi sei mesi.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (10)
giovedì, 09 ottobre 2003
non si poteva inghiottire la gomma da masticare perché si incollava nelle budella. non si doveva fare boccacce perché soffiava un vento e restavi con la faccia deforme per sempre. piedi nudi sulle piastrelle: polmonite. cocomero e latte: morte. bagno dopo mangiato: congestione. che ne sarebbe stato di me senza la sapienza trasmessa dai più grandi? che ovviamente sapevano cosa fare per sopravvivere. infatti erano vivi. il naso di papà era un po' storto, ma certamente non era stato un vento.
+++
il primo cadavere. la mosca intorno alla testa dello zio gil morto. la sensazione che il morto avrebbe perso la pazienza e avrebbe scacciato la mosca. il primo pensiero profondo: la morte è quando non puoi più scacciare la mosca. o forse quando la mosca non dà più fastidio? ogni cosa aveva un suo lato buono.
+++
le prime mestruazioni. seduta sul cesso. la mamma che spiega la faccenda, tutta fiera. poi la tortura dell'assorbente e l'apertura di un nuovo filone di proibizioni che riguardavano quella che nel lessico famigliare veniva detta la desejada, la desiderata, che a scuola chiamavano fica, e che l'insegnante di educazione sessuale chiamava vagiuina. una lunga lista di proibizioni che riguardavano ortofrutticoli, animali, vicini e parenti e conoscenti. allora perchè la mamma ne era così fiera?
+++
l'idea del club delle zozze è stata di valeria. il nostro mondo segreto. nessuno doveva sapere cos'era il club. né delle sigarette, delle riviste, delle chiacchiere, dei maschi. la prima cosa che ho fatto nel club riunito nella cabina al mare a lavinio dove valeria aveva casa è stata mangiare cocomero col latte e sopravvivere.
+++
e poi invitavamo qualche amica che ci raccontava le sue robe zozze. mi ricordo la prima, lidia, con gli occhi da pesce morto e i capelli lunghissimi. mezz'ora lì ferma a cercare di ricordare una roba zozza che aveva fatto e non le veniva in mente niente. valentina invece diceva che il suo limite erano le cosce. le immaginavo come il parallelo che divide il vietnam. o era la corea? era molto rigorosa. in caso di trasgressione suonavano gli allarmi e c'era rischio di un intervento americano. paola diceva che la sua regola era semplice: vale tutto fuori, basta che non entri da nessuna parte. e raccontava che le piaceva soprattutto quando le sussurravano belle paroline, e una volta l'aveva chiesto al tipo che ci aveva pensato su mentre la pastrugnava e alla fine le aveva sillabato mar-su-pia-le.
+++
non stai attenta e non studi: fallimento, nessun futuro, rovina. sesso: malattia, gravidanze indesiderate, rovina. amicizie pericolose e droghe: dipendenza, nessun futuro, rovina e morte. e bagno dopo mangiato? la mamma non capisce l'ironia.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (16)
mercoledì, 08 ottobre 2003
oggi non ho fatto un emerito cazzo di niente.
ho parlato al tel con il più caro nel senso di querido collaboratore.
ho parlato per mezz'ora al tel con una lettrice di torino che mi ha invitata in val maira e mi ha raccontato di una cooperativa di donne e tutta una serie di cose carinissime.
ho cliccato compulsivamente sui commenti del post di tulipas, bastarda, non ha scritto tutto nel post, per sapere tutta la storia devi leggere tutti tutti i commenti.
mi sono domandata se le lenzuola si mettono sul letto dalla parte coi disegnini o dalla parte senza disegnini col bordo girato sui disegnini.
ho visto le foto di uno che è appena tornato dal nepal.
ho ascoltato cristina donà finché le mie cuffie mi hanno detto 'basta, sorella, datti una calmata'.
ho ripensato a una vicenda di citofoni che più ci penso e più mi sembra assurda.
ora devo fare tutto quello che avrei dovuto. e avrei voglia di essere a casa e che a casa ci fosse il collaboratore di cui sopra. ma questi sono pensieri piccoloborghesi indegni di una che sui segni particolari scrive sempre 'labile'.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (11)
mercoledì, 08 ottobre 2003
(cristina donà, triathlon)

Sto studiando meteorologia perché quando un giorno, casualmente, un po’ come una perturbazione che arriva dal baltico incontra una massa d’aria calda venuta dal sud senza aver fissato alcun appuntamento, incontrerò paulinho sottocorona, non resteremo a corto di argomenti. so che l’incontro provocherà tuoni e lamponi, tutto limitatamente metaforico, esondando solamente il mio cuore. perchè nella prima conversazione parleremo delle cose basiche, di cicloni e anticicloni e cieli a pecorella. solo quando saremo più intimi commenteremo, per esempio, il romanzo della pressione barometrica. e un giorno lo guarderò negli occhi e gli chiederò ‘paulinho, che pensi tu dei venti solari?’ e allora faremo il salto, in lungo, in alto, triplo, come faccio a saperlo? non lo incontrerò mai, dici? che ne sai? mia sorella lavora a lasette e un giorno potrei dirle di farmi fare un giro negli studios di via novaro e casualmente lui sarà lì con la sua sahariana un po’ craxiana sullo sfondo di un’elaborazione grafica epson delle azzorre. come fai a dire che non succederà? vuoi forse insinuare che le mie sono tutte pippe mentali di fine giornata davanti alla tv? come fai a dirlo? ti basi su statistiche che dicono che ciascuna di noi ha un fidanzato famoso che però non ci conosce e quindi non sa cosa si perde? dici che le donne sono fatte così? facciamo un patto: se lo incontro, per un mese comincerai tutti i discorsi con la frase ‘avevi ragione tu’ o con ‘avevo proprio torto io’. se non lo incontro, aprirò la tavoletta e mi butterò in un mare di statistiche di cuorinfranti e finirò nella corrente del golfo dove inseguirò per il resto dei miei giorni el niño. e ti avverto: mai nella mia vita ho fatto parte di un percentile rilevabile dall’istat.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (42)
martedì, 07 ottobre 2003

(ben harper, diamonds on the inside)

si è tagliato i capelli. mi sa che li preferisco più lunghetti. 47 gradi a roma, guarda che roba. sarà basso o alto? non si vede mai tutto intero. massima di 55 a palermo. il massimo è lui. o sarà minimo? se è piccoletto, è un gran piccoletto. arriva il fronte siberiano. bella novità, paolo. il fronte siberiano porterà temporali. vero, paolino? chissà se gli piace 'paolino`. roma è stata rasa al suolo. paoletto. paolotto. parigi è stata cancellata. la sua faccia preoccupata. dai, non fare così, paolo.

metà della francia è sott'acqua, e le previsioni dicono che succederà lo stesso nella costa tirrenica e in quella adriatica segnata dalla striscia nera, adoro quando fa vedere la striscia nera sulla cartina, se la telecamera andasse un po' più indietro, ed è possibile che il mare arrivi fino in umbria. vero, paolino sottocorona?

neve in puglia, uragani nel centronord, e cos'è che ha detto sul danubio che cambia il suo corso e inonda la polonia? chissenefrega del tempo oggi, quando è paolo che lo presenta. ma preferisco i capelli un po' più lunghetti.

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (9)
lunedì, 06 ottobre 2003

(nu, any other girl)

la mamma torna a casa prima del previsto e trova il figlio in mutande, con una motosega in mano, mentre in cucina una bionda vestita solo con una giubba dell'esercito russo frigge sofficini e nel divano del salotto un tipo con la barba rossa, anche lui nudo, contende la fisarmonica a un animale che potrebbe essere (o no) un orso in slip, reggiseno e casco da pompiere in testa e per terra, apparentemente morto, c'è un uomo con la divisa dei pompieri, tranne il casco.

che succede? urla la mamma.

dopo un istante di shock e silenzio, il figlio sospira, si lascia cadere su una poltrona e dice.

è una lunga storia...

scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (24)
venerdì, 03 ottobre 2003
(radiohead, there there)

tulipas ha aperto un dibattito serissimo su copule di fonemi, castrazioni di congiunzioni e feticismo delle espressioni grafiche orizzontali. io sono terraterra (1), iper e semplificatrice (2) e semi-buzzica (3), veterodemo cristiana-mente non prendo posizione. mi rifugio nel culto dell'alfa-e beto.

A - prima lettera dell'alfabeto. la seconda è 'L' e la terza è 'F'.
B - prima lettera di bach, beethoven, brahms, bela bartok, brecht, becket, borges e bergman, ma anche di berlusconi, il che distrugge qualsiasi tesi.
C - una delle lettere più popolari. senza di lei niente carciofini, caipirinha, coccole e credito e le cose sarebbero molto più difficili.
D - 500 in latino, vale mezza M, cinque C e dieci L.
E - importantissima. senza la e, molte frasi sarebbero inintelligibili, rendendo più difficile la comunicazione tra le persone. però senza la e non esisterebbe il commercio elettronico, e molte coppie si separerebbero senza tanti drammi.
F - o 'effe'. una delle otto lettere con due sillabe dell'alfabeto. doppiavù, ilunga e igreca ne hanno tre.
G - da 'google'.
H - la lettera 'acca'. un tempo indicava anche le twin towers di new york. meglio tenersi alla larga.
I - ologramma di piero fassino.
J - una delle lettere più disprezzate dell'alfabeto in italia (non ce la mettono nemmeno). eppure è la prima lettera di jacuzia, jazz, joint venture, javascript e jemolo (un mio amico). ne ho una nel cognome e la porto come una spilla di bulgari.
K - non esisteva in italiano fino all'avvento di kossiga, poi è stata consacrata dagli sms. eppure senza di lei era impossibile dire 'un kantiano kitsch col kilt su un kart" se non sei toscano. anche se è poco probabile che qualcuno abbia bisogno di dire questa frase.
L - l'elle minuscola è uguale alla I e la maiuscola anche, solo che ha l'ombra.
M - prova a fare a meno della emme. impossibile. nemmeno nasceresti.
N - un 'no' ridotto all'osso.
O - la lettera simbolo della cabala. il serpente della vita che mangia se stesso per tutta l'eternità. la lettera che è un numero, e il numero che è un vuoto. il tutto e il niente nello stesso segno.
QRST - l'unico gruppo di quattro lettere successive nell'alfabeto che non include una vocale. e tu sai benissimo cosa significa.
U - lettera-test. di' all'uomo-donna che ti piace di dire U. se ti piace ancora, è fatta.
V - come verità e viltà, verme e vergine, veleno e valium. l'unica lettera dell'alfabeto che, capovolta, diventa una casetta. che vuoi di più?
X Y Z - le ultime lettere dell'alfabeto. si pronuncia 'xyz'. la x e la z sono, insieme al k, le lettere più dure dell'alfabeto e aleggia il sospetto che siano filonaziste. non stupisce che la y, lì in mezzo, alzi le braccia, terrorizzata.





















scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (16)
giovedì, 02 ottobre 2003

(blur, crazy beat)

1) esami di maturità. tu
a) sei promossa
b) sei bocciata.
2) Sei promossa. tu:
a)festeggi coi compagni promossi, abbracci tutti, urli, quando ti rendi conto stai saltando come una pazza abbracciata a un ragazzo che non hai mai visto e che si chiama gianvalerio.
b) festeggi con la tua famiglia, ti iscrivi ad architettura, ci metti un sacco a trovare lavoro, finalmente fai società con una cugina e aprite una tintoria, ti sposi, fai figli, nipoti, una vita ragionevole e muori per un guasto del cuore artificiale nel 2054.
3) sei bocciata. tu:
a) pensi di ucciderti, pensi di darti al crimine, finalmente decidi di fare un corso di formazione professionale, diventi leader sindacale, poi entri in politica, e sarai il terzo presidente operaio della storia mondiale o sindaco di roma.
b) ci riprovi ancora e ancora, alla fine sposi un ricco vedovo che tra l'altro possiede un'università.
4) Gianvalerio ti telefona. tu:
a) fai dire da tua sorella che non ci sei, ed esci incolume da questa storia.
b) ci parli, e fissate un appuntamento, malgrado una premonizione negativa su quel piccolo neo che lui ha accanto alla bocca.
5) tu e gianvalerio vi incontrate, a casa sua. lui:
a) vive da solo
b) vive con la mamma e un pitbull e non succede niente.
6) lui vive da solo. voi:
a) vi amate pazzamente e giurate che non vi separerete mai più b) vi amate pazzamente, poi chiacchierando scoprite che non avete molte affinità - lui ha votato udc e odia il pesce - e non vi vedete mai più.
7) voi vi amate pazzamente e giurate che non vi separerete mai più. lui:
a) ti chiede di sposarlo, e tu accetti
b) ti chiede di sposarlo, e gli dici che è una pazzia, che siete troppo giovani, che dovete pensarci su, che le famiglie non saranno d'accordo e che è meglio aspettare.
8) lui ti chiede di sposarlo e tu accetti. tu
a) arrivi a casa con la notizia, la famiglia non è d'accordo, dice che è una pazzia, che siete troppo giovani, che dovete pensarci tu, ma dove si è vista una roba simile, non contate su di noi, stai buttando la tua vita per un neo accanto alla bocca, che blablabla, e tu sbatti la porta dicendo che scapperete via lontano.
b) arrivi a casa con la notizia, che provoca uno scandalo, e tu ti convinci che sarebbe una pazzia, che è meglio aspettare, finire l'università, e alla fine se sarete ancora innamorati deciderete cosa fare, e la tua storia finisce qui.
9. lui ti chiede di sposarlo, e gli dici che è meglio aspettare, e due settimane dopo scopri di essere incinta. tu (o lui):
a) lo (o ti) sposi
b) scappi (o scappa) a siviglia.
10) decidete di sposarvi, i suoi genitori non sono d'accordo, i tuoi genitori non sono d'accordo, tu scappi con lui. tu:
a) smetti di studiare e ti metti a fabbricare orecchini e collanine con biglietti dell'autobus obliterati che vendi a santa maria in trastevere, pervasa dalla sensazione di aver buttato via la tua vita e rimpiangendo di essere andata alla festa della maturità.
b) e lui andate a vivere a londra, vi amate pazzamente ma tornate due settimane dopo, in tempo per iscrivervi nelle rispettive facoltà, e restate buoni amici.
11) gli dici che sei incinta e vi sposate, con la benedizione forzata delle famiglie. tu:
a) usi i soldi che tuo padre ti ha regalato per comprare un'apecar, metti su un'azienda di sgombero cantine, diventi ricca, ti intervistano su verissimo, hai figli e nipoti e muori per un guasto al cuore artificiale nel 2054.
b) scopri terrorizzata sull'altare che il neo vicino alla bocca era finto e ora è vicino all'occhio, e pensi a come sarebbe bello se potessimo tornare indietro e correggere tutte le scelte sbagliate che abbiamo fatto nella vita, ma come sapere se la scelta era vera o falsa se non ti danno il foglio con le risposte dei quiz?
12. il prete ti chiede se vuoi sposare gianvalerio. tu:
a) dici 'sì'
b) scappi a siviglia.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (16)