giovedì, 18 dicembre 2003
(kings of leon, red morning light)
bilancio esercizio 2003
entrate
andrea, marina, barbara, silvio, la sora giuliana, gui, antonella, maria vittoria, alberto elle
uscite
giulio
il mio computer
perdite secche
il Capo
investimenti
rufus
crediti
gli stronzi della publicom, tim, il koala
debiti
marco, luciana, lucio, andrea j, il roscio della commercio e industria, francesca, il koala, marianna, telecom, il comune di roma, acea, italgas, l'amministrazione del condominio
entrati dagli occhi
la meglio gioventù, goodbye lenin, tishomingo blues, futebol, il dvd o rei pelé, l'addio di aldair, il secolo breve letto in ritardo, sotto il segno di saturno letto in ritardissimo, garcia marquez a ruota libera, ninna nanna, kill bill, le foto del caffè di salgado, il satiro danzante, gli occhi della ballerina di toulouse-lautrec, il culo del ballerino della fura dels baus, la macarena e triana a siviglia, un certo tramonto alla garbatella, il cielo bianco di torino, la faccia del vecchio torero
entrati dalle orecchie
tiromancino, pearl jam, chumbawamba, manu chao, peter gabriel, ben harper, eddie vedder e zeke, eddie vedder da solo, placebo, dave gahan, cristina donà , radiohead, skin, jane's addiction, blur, turin brakes, iron maiden, marisa monte e carlinhos brown, david bowie, black rebel motorcycle club, chemical brothers, elio, ratti della sabina, folkabbestia, rita lee, caparezza, la canzoncina di fascisti su marte, la segreteria telefonica del responsabile dell'ufficio del turismo giamaicano
entrati da pori e papille
la voce di bruno, il camino di sergio, cose che non so scrivere ma che so che ci sono, il koala che legge le lezioni americane di calvino ad alta voce e non in romanesco, le poltroncine del palladium, la trapunta di marianna, le sopraccosce di leo, i necrologi del Capo e il minuto di silenzio per lui al maracanã, la decadenza di cioccolata, i formaggi della sora giuliana, i vini di pianeta, l'odore della cantina colpetrone a montefalco, e sempre a montefalco i bagni in piscina al tramonto, io e sergio e lallo e terry che assaggiamo le barbere, i gesti che gli altri fanno e che non si aspettano che noti, la scatoletta dove luciana mette i soldi dicendo 'se a qualcuno servono, sono qui'
buoni propositi 2002 realizzati
ho sistemato l'armadio
martedì, 16 dicembre 2003
(david bowie, new killer star)
la cosa fastidiosa del blog è che non è una chat.
la cosa carina del blog è che non è una chat.
sappiatelo: i reggiseni portafortuna sono una fregatura.
martedì, 16 dicembre 2003
(nickelback, someday)
tre del mattino.
ma', rimango a dormire da martina.
nfgzwrgu
no, gnente, che poi domattina te preoccupi.
fgnzrhwza.
vabbè, quanto la fai lunga, ah, guarda che ho preso il berrettino afghano.
fncwzlwo.
sette del mattino.
gioia, senti, ti volevo dire che la riunione delle dieci è rimandata alle due.
aawaaaweeewiii?
certo che l'ho fatto, ma mi hanno detto che ci pagano solo a gennaio.
eeeeyyyyoeiuuuu.
eh, ricordati di portare il progetto. l'hai finito il progetto, vero? guarda che ci sarà anche l'amministratore delegato. non venire con quei jeans col buco sulla chiappa.
fncwzlwo.
nove del mattino.
oiii, senti, vieni a cena stasera? ho fatto il tortino di gamberi e il pasticcio di broccoletti e marianna farà un nuovo dolce che sembra uscito da hansel e gretel.
ti pego lù, hho apena peo ii affffé.
portami quell'antipulci speciale, mettilo in borsa che te lo dimentichi. a proposito, sabato hai dimenticato il reggiseno portafortuna qui.
poa puana.
maddai, non mi dire che solo perché hai la riunione che deciderà il vostro destino quel reggiseno lì farà la differenza. tra l'altro c'è pure uno sbrego.
fncwzlwo.
undici del mattino. sms.
devo restare qi fino a venerdi natale direttam dai miei. ti amo. torno 2 gen. puoi pagare bolletta nov? ti amo. mi raccomando.
fncwzlwo.
mercoledì, 10 dicembre 2003
[timoria, un altro giorno (senza te)]
il linguaggio, qualsiasi linguaggio, è un mezzo di comunicazione che dev'essere giudicato esclusivamente come tale. rispettate alcune regole basiche di Grammatica, per evitare figuracce eccessive, le altre sono dispensabili. la sintassi è una questione d'uso, non di principi. scrivere bene è scrivere chiaro, non necessariamente giusto. per esempio: dire 'scrivere chiaro' non è giusto ma è chiaro, giusto? l'importante è comunicare. (e quando possibile sorprendere, illuminare, divertire, muovere. ma qui entriamo nell'area del talento, che non ha niente a che vedere con Grammatica). Grammatica è lo scheletro della lingua. prende il sopravvento solo nelle lingue morte, e in quel caso interessa solamente a necròlogi e professori di latino, gente in generale poco comunicativa. quella pensosa gravità che si nota nelle foto di gruppo dei membri dell'accademia della crusca è di rimprovero al fatto che l'itagliano sia ancora vivo. stanno aspettando, vestiti nelle loro grisaglie, che l'itagliano muoia per poter portare in giro il catafalco e scrivere la sua autopsia definitiva e un necrològio forbito. è lo scheletro che ci tiene in piedi, giusto, ma non informa, così come Grammatica è la struttura della lingua ma da sola non dice niente, non ha futuro. le mummie chiacchierano tra di loro in Grammatica pura.
la mia antipatia per Grammatica itagliana è stata acquisita in pochi mesi. quando sono arrivata qui, mi ero già fatta un discreto culo a imparare Gramatica portuguesa. sui banchi dell'istituto dante alighieri ho imparato un'altra caterva di regole. ero bambina, quindi le ho acquisite meglio di mia madre che in trent'anni d'itaglia non ha imparato che per dire 'dare un appuntamento' non basta dire 'appuntare', e fino all'ultimo si è rifiutata di credere che 'bizzeffe' esista davvero. sono arrivata a marzo, a ottobre ero già a scuola e ho preso otto al primo tema (unico errore di Grammatica, ho scritto tappetto invece di tappeto). ho imparato l'itagliano a modo mio, leggendo linus (i fumetti di linus erano tradotti da dio).
pur non avendo quell'intimità con Grammatica che deriva solo dai primi vagiti (in itagliano nghè nghè, in portoghese gugu dada) ho deciso di guadagnarmi da vivere scrivendo. con le parole mi sento come una tenutaria di bordello. come un magnaccia. vivo di quello che mi danno (nel 2003 dodicimilanovecento euri). nei loro confronti mi comporto come un pappone. le molesto. uso solo quelle che conosco, le sconosciute sono pericolose e potenzialmente traditrici. esigo sottomissione. spesso chiedo flessioni innominabili per soddisfare un capriccio passeggero. le maltratto, indubbiamente. e mai mi lascio dominare da loro. non m'interesso alla loro vita privata. non m'interessano il loro passato, le loro origini, la loro famiglia e che altri le abbiano fatte soffrire o godere. e non ho alcuno scrupolo a rubarle ad altri, quando penso che ci posso guadagnare un qualchecosa. le parole sono sulla bocca di tutti. sono veramente sputtanate. alcune sono davvero volgari. non meritano alcun rispetto.
uno scrittore che rispetti l'intimità grammaticale delle sue parole è inefficace come un magnaccia che s'innamori della sua puttana. alla fine la tratterà con la deferenza di un fidanzato o la tediosa formalità di un marito. la parola sarà padrona. con quali cure, con quali timori e ossequi potrà presentarsi con lei in pubblico, bersaglio delle spietate attenzioni di lessicògrafi, etimòlogi e affini? alla fine si ridurrà all'impotenza, incapace di congiunzioni e preposizioni. Grammatica bisogna picchiarla tutti i giorni per farle capire chi comanda.
lunedì, 08 dicembre 2003
(stereophonics, maybe tomorrow)
oggi (in realtà ieri, ma non importa) è una di quelle ricorrenze del cuore e siamo tutt’e tre riunite (quattro contando anche la quarta raggiungibile solo via teledue) e siamo sotto il segno sogno della nostalgia e c’è una discreta quantità di cazzate piacevoli fatte, parlate e mangiate. l’attività più impegnativa è stata quando io e luciana siamo andate a mettere benzina nel selfservice. non ‘a vendo la macchina, per me quegli affari sono paragonabili a un pannello di controllo della nasa. ci abbiamo messo venti minuti per mettere venti euri di benzina. alla fine ci siamo guardate intorno circospette, temendo ci fossero gli abbonati rai che ci applaudivano.
abbiamo mangiato l’ultima invenzione di marianna, che è una che quando non sa cosa fare, fa un dolce. una sorta di trionfo decadente di cioccolata, e i nostri livelli di dopamina sono saliti talmente che è una fortuna (ma forse no) che non ci sia alcun maschio in giro, a parte due gatti castrati.
ci siamo viste quattro puntate di ally mcbeal, la stronza che sta con harrison ford che le ha chiesto di sposarlo in ginocchio in un ristorante con un anello di diamanti in mano. abbiamo riordinato (in realtà incasinato) foto e lettere e ricordi. abbiamo stabilito il menu di natale nei minimi dettagli. abbiamo bevuto una tale quantità di vino che alla fine piangevamo perfino al tg. ci siamo guardate la meglio gioventù in transe, come se ci fossimo sparate novanta harmony in vena. anzi, no, in compresse, per il fatto degli aghi. abbiamo avuto dei momenti di privacy, in cui luciana ha cucito una nuova fodera per il divano, marianna ha preparato la decadenza di cioccolata e io ho battuto il record del mahjong, arrivando duecentesima su tutti i giocatori di mahjong del globo terracqueo esclusa probabilmente la cina.
poi sono arrivati i maschi.
venerdì, 05 dicembre 2003
(jane’s addiction, just because)
fin da piccola frequento giornalisti. i colleghi di mio padre, mio padre, i pupilli di mio padre, i tipi con cui ho cercato di sostituire mio padre per non sgravare nell’edipo, i miei colleghi. pupilli non ne ho. possiedo un lettore che mi scrive tutti i mesi per dirmi dove ho sbagliato la consecutio.
comunque da quando ho imparato a capire il significato della parola rubrica (piccolo cubo la cui utilità è ignota, ricoperto da una fine grata metallica con ghirigori) la associo a una sorta di status symbol, a un traguardo da raggiungere. ‘ti dovrebbero affidare una rubrica’ (giornaliera-settimanale-mensile a seconda del grado di adulazione), ‘saresti perfettoa per una rubrica’ ‘a fine carriera una rubrica è l’ideale, anche se impegnativa’.
insomma, la rubrica è come un bel tfr, un pensionamento mascherato da lavoro esente da stress da pensionamento. ed ecco che a ottobre il giornale fondato da antonio gramsci (cui ogni volta devo chiedere, per vari motivi, scusa) ci propone a noi di sandokan ben due rubriche nelle nuove pagine romane, e sandokan decide che le devo fare io. non una, due, cazzo. gli argomenti sono all’altezza delle mie competenze. ogni settimana devo recensire banchi di mercato come fossero luoghi d’arte e percorsi d’autobus come fossero piacevoli passeggiate metropolitane. io di mercati e autobus so parecchio, per via del fatto che non ho la patente e in compenso ho due sorelle che hanno il temibile herpes dello shopping a prezzo stracciato.
ormai sono all’ottava settimana di rubrica, e comincio a dare segni di cedimento. sono troppo giovane per la pensione, forse. oggi sono andata al quadraro, che per i non romani dirò che è lontano. il mercato è un po’ tristino, circondato dai tipici skycrapers del quadraro, accanto a un parco con un montarozzo tondo in mezzo. monte del grano, si chiama. chiedo al marito della pescivendola che è quel montarozzo. dice boh, ‘o chiameno er vurcanetto. per fortuna c’è google. ora so tutto der vurcanetto. ci sta il mausoleo dell’imperatore alessandro severo. mausoleo virtuale tre volte, perché il buon ale non è stato sepolto qui ma da qualche parte nell’appennino, poi perché nel 13rotti ci hanno tolto tutto il travertino che lo ricopriva, infine perché nel 15qualchecosa ci hanno tolto il sepolcro di ale, che ora è ai musei capitolini e non è niente niente male.
comunque sono qui che guardo la pagina bianca e devo scrivere le rubriche. e mi sento come besozzi raccontato da jest. ma non sarei mai capace di confezionare una palla da cannone.
giovedì, 04 dicembre 2003
(starsailor, silence is easy)
ignota
non esiste, in tutta la storia della letteratura, un primo capitolo come quello della bibbia. la genesi non arriva nemmeno a metà e già abbiamo la creazione del mondo e adamo ed eva, e la cacciata dal paradiso, l'assassinio di abele da parte di caino, il diluvio, la torre di babele, abramo, lot, la distruzione di sodoma e gomorra, la storia di esaù e di giacobbe e personaggi sufficienti a riempire diversi romanzi russi. ma di tutti i personaggi della genesi, il libro delle origini, il più intrigante è di origine sconosciuta.
caino si allontanò dalla presenza del signore e si stabilì nel paese di nod, a oriente di eden. poi caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì enoc. quindi si mise a costruire una città , a cui diede il nome di enoc, dal nome di suo figlio.
caino e abele erano figli di adamo ed eva, la prima e, di quei tempi, unica coppia. di chi era figlia la misteriosa moglie che caino ha conosciuto a oriente di eden? da dove esce?
***
la bibbia non ci dice nemmeno il suo nome. conosciamo i nomi di tutta la sua inutile discendenza, da enoch a tubalcain, padre di quanti lavorano il rame e il ferro, passando per iabal, padre di quanti abitano sotto le tende, e per iubal, padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto, ma non quello della moglie. la discendenza di caino e della sua ignota moglie è stata inutile, anche se include i precursori dell'industria, del campeggio e delle arti, perché la prole che ci interessa è quella di set, il figlio che adamo ed eva hanno avuto dopo la morte di abele e l'esilio di caino. da lui discende noè, quello dell'arca, il secondo adamo della genesi. la prole di caino si è persa nel diluvio.
***
la donna senza nome e senza biografia di caino è anche l'inauguratrice di una convenzione letteraria. il teatro greco aveva il suo deus ex machina, la divinità che sorgeva, inspiegabilmente, dallo spazio per risolvere qualche intricata trama da cui l'autore non riusciva a sbrogliarsi. altri generi sono ricorsi a invenzioni pratiche, personaggi convenienti come i lord circostanziali del poema di eliot posti sul palcoscenico solo per iniziare una scena o due e poi sparire. o i vecchietti del muppet show. sono artifici il cui prototipo è la moglie di caino, che entra nella storia solo per evitare che l'incesto sia l'unica spiegazione per la sua genealogia. la magnifica narrazione biblica può essere letta come verità o come parabola, ma la moglie di caino appartiene a una tradizione minore, quella degli improbabili non-protagonisti anonimi senza i quali nessuna storia, simbolica o no, potrebbe essere scritta. creato il prototipo della moglie funzionale, dentro la tradizione misogina di tutta la cultura giudaicocristiana, le spiegazioni aggiuntive non sono necessarie. sulla moglie di set, che anche lei non doveva essere figlia di adamo ed eva, manca qualsiasi riferimento. la bibbia dice solo che il terzo figlio di adamo è vissuto 105 anni e ha generato enos.
***
sia quel che sia, cazzo, che primo capitolo!
martedì, 02 dicembre 2003
suppongo - cosa che faccio spesso - che qualcuno - che non ho letto né so chi sia - abbia già scritto - dai, è statisticamente impossibile che non l'abbia fatto - il manuale del perfetto-etta - o aggettivo equivalente - blogger.
se sei sopravvissuto a quest'orgia di trattini, ti dirò. arriva il momento in cui, inevitabilmente, sciogli, anzi, separi a grandi ciocche l'immaginazione e, con esercizio da amanuense, o da accanito utente degli uniscitrattini della settimana enigmistica, disegni, tratteggi, abbozzi, SUPPONI le altre persone, quelle che scrivono i blog.
ok. sei scampato anche allo sciame di virgole africane. ora tutto andrà liscio. potrei porre una serie di interrogativi che arpioneranno i più tenaci ai loro monitor, ma sono troppo stracca per un'azione così assurda, ridicola e squallida (il trio di aggettivi con cui il koala definisce il mondo e me).
cincischio perché quello che ho in mente di scrivere è veramente, VERAMENTE, una cazzata.
IlLa MioMia Blogger Ideale.
scrive la mattina, perché è gentile e tiene conto degli orari di lavoro di tutti.
scrive subito dopo il caffè, in quell'attimo in cui tutto sembra probabile e non hai ancora verificato il contrario.
scrive come se fosse un servizio pubblico svedese, un funzionario ministeriale dell'inghilterra vittoriana, un missionario in guatemala, un'infermiera che da piccola voleva fare l'infermiera, una mamma con l'asciugamano sulla battigia.
non è mai stucchevole, ma ogni tanto lascia grondare un pochino, pochinino, di melassa, come per segnare la strada.
non è bellobella, è come dire interessante quel tanto che basta per farti dire: però. appoggiando l'accento a lungo, sulla o.
scrive con musica anche solo mentale di sottofondo, che traspare nel sincopato delle frasi, nel bebop delle virgole, nel perentorio rock progressivo dei punti.
vive con (almeno): sorellafratello, mammà papà , gattocane, nonnononna, figliofiglia, amicoa. esclusi moglimariti e fidanzatie. i solitari devono avere almeno un canarino. anzi il canarino no. un pesce rosso.
si pone un problema fondamentale dell'esistenza nei momenti meno opportuni.
commenta con la stessa grazia con cui scrive.
commenta.
capisce la battuta e ride sotto i baffibaffetti depilati e/o decolorati.
sta lì un paio di minuti buoni a pensare a un complimento.
gli insulti li scrive di getto.
almeno una volta al mese si chiede (e scrive): ma percheccazzo?
ogni volta che lalo leggi ti viene voglia di rovistare nei suoi cassetti di aggettivi.
non possiede dei jeans rossi.
se possibile, beve e si fa le canne, senza star lì a soffrire.