mercoledì, 31 marzo 2004
(jane's addiction, true nature)

mi dicono che, secondo una convenzione internazionale, il rubinetto di un lato è sempre di acqua calda e quello dell'altro, logicamente, di acqua fredda.
però non mi ricordo mai i lati. non usano più i vecchi c e f, immagino per non discriminare gli analfabeti o perché in inglese c è f e ormai l'inglese domina anche al cesso. né usano più il rosso per caldo e il blu per freddo, per non discriminare i daltonici. ma come facciamo noi, i pirla? anche noi ci laviamo. e siamo condannati a spaventi costanti o alla laboriosa sperimentazione fino ad azzeccare la temperatura dell'acqua.
e in alcuni casi i controlli si concentrano in un unico superubinetto di multiple funzioni, in cui puoi scegliere volume e temperatura in una combinazione di movimenti sincronici dopo aver frequentato un corso di apprendistato che ti qualifica anche a pilotare un boeing.
la verità è che esiste una cospirazione per allontanare dal mondo dei consumi le persone, diciamo, neuronicamente insufficienti. nella maggior parte dei casi le istruzioni per l'uso si rivolgono a persone normali, con un minimo di acume e buon senso - cioè, sono contro di noi! mi ero già rassegnata a non saper programmare il timer, anzi, a sapere cazzo fosse il timer del videoregistratore, o a non usare mai il tasto num lock per paura di chiudere a chiave tutti i computer nel raggio di un chilometro, pur di sentirmi a mio agio in un mondo che riuscivo a dominare. per esempio, sotto la doccia. e ora la globalizzazione è arrivata ai rubinetti, e anche caldo e freddo sono diventati sfide intellettuali. caldo è a sinistra e freddo è a destra, vero? o viceversa? è un complotto.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (4)
martedì, 30 marzo 2004
(air, cherry blossom girl)

il cocuzzolo del monte kilimangiaro ha perso più dell'80% del suo manto nevoso negli ultimi 90 anni e il calcolo è che la neve sparirà del tutto nei prossimi 20, come risultato dell'effetto serra che riscalda il pianeta. il kilimangiaro è quella montagna in tanzania dove, lo ha raccontato hemingway, un giorno hanno trovato la carcassa congelata di un leopardo (o era un ghepardo?) (e qual è la differenza tra leopardo e ghepardo?) vicino alla cima, e non si è mai saputo cazzo facesse il leopardo lassù. il leopardo di hemingway è stato considerato simbolo di molte cose: spirito di avventura, ricerca solitaria dell'irraggiungibile, imprevedibilità del comportamento umano e leopardico, ambizione o inquietudine che muovono bestie e artisti. in un mondo minacciato dall'annegamento per lo scioglimento dei ghiacciai provocato dalle emissioni industriali, di cui il cocuzzolo del kilimangiaro è solo uno dei termometri spaventevoli, il leopardo di hemingway diventa simbolo dell'istinto suicida che ci ha portato a questo punto. (quando dico 'a questo punto' dovreste sentire il rumore delle sopracciglia che si alzano).
gli stati uniti di bush non hanno firmato il trattato di kyoto, che stabilisce una riduzione mondiale nelle emissioni di diossido di carbonio e altri inquinanti, perché tutto questo danneggerebbe l'industria degli stati uniti, che col 4% della popolazione del pianeta emette un quarto dei suoi gas velenosi. e bon. lo stesso bush ha autorizzato l'apertura di riserve ecologiche del paese alle prospezioni in cerca di petrolio e minerali, come aiutino agli interessi di quelli che lo hanno messo alla casa bianca, con lo stesso argomento immediatista.
malgrado la sua scelta coerente in favore del suicidio della specie, bush non è un cattivone isolato. canada e australia pure non hanno firmato a kyoto, e cercano di caratterizzare la loro resistenza come una forma di opposizione democratica e realistica all'ambientalismo elitario. un giorno un extraterrestre scoprirà la carcassa calcinata - o congelata, perché dopo il diluvio ci sarà una nuova era glaciale - dell'uomo dell'età dell'idrocarburo (o carboidrato?) e la considererà inspiegabile come quella del leopardo di hemingway.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (3)
lunedì, 29 marzo 2004
(nicky nicolai, tutto passa)

è successo per davvero. un giorno ha detto vado giù a comprare le sigarette ed è sparito. non per modo di dire, in senso figurato o come nella barzelletta. ha detto proprio così. vado giù a comprare le sigarette... ed è rimasto via dieci anni. poi è ricomparso. ha bussato, la moglie è andata ad aprire, ed eccolo là. dieci anni più vecchio, proprio lui. tranquillo. non ha detto una parola.
la moglie gli sputa addosso tutta la sua rabbia. fellone! marrano! mi dici che vai giù a comprare le sigarette e sparisci! mi abbandoni, abbandoni i tuoi figli, dieci anni senza tue notizie e hai il coraggio, la faccia tosta, l'audacia, la sfacciataggine di ricomparire come se niente fosse! ah, me la paghi. sappi che te ne dirò di tutti i colori. non ti perdonerò mai. mi senti? mai. entra, ma preparati perché...
e l'uomo si dà uno schiaffetto sulla fronte, e dice.
ih, ho dimenticato i fiammiferi.
e riscompare.
scritto da debitiecoccole | Permalink | commenti (17)