(velvet revolver, slither)
parigi. charles aznavour dà l’addio definitivo al, come dicono i francesi, show-bizinez. canta fino al 21 maggio nel palais des congrés, i cui duemilaerotti posti sono pieni tutte le sere di ammiratori che non vogliono perdere l’ultima opportunità di vedere il cantautore sul palcoscenico. due anni fa ero qui e nello stesso palais de congrés c’era lo stesso aznavour che dava l’addio definitivo eccetera. i vecchi idoli francesi non spariscono e non finiscono nei reality show, danno l’addio definitivamente a poco a poco. e non cambiano molto. a parte brigitte bardot, che si è ammosciata nei punti sbagliati, gli altri presentano versioni solo un po’ più rustiche di se stessi da giovani. johnny halliday, l’adolescente più vecchio al mondo, si veste e si comporta come in passato e ha un pubblico fedele a tutti i suoi addii. anche sylvie vartan. charles trenet non è più lo stesso solo perché è uno sbadato e per sbaglio è morto, ma è stato uguale a se stesso fino alla fine. aznavour canta e si muove come sempre, e ha certamente un mucchio di addii davanti a sé. ho letto su pariscope che sacha distel suona in un locale jazz a montparnasse. scommetto che non dimostra più di 35 anni non compiuti. dev’essere qualcosa nel cibo.
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finesettimana in normandia, compresa visita a le havre. dicono che nessuno va a le havre se non ha un ottimo motivo per farlo, e sicuramente il turismo non è un movente accettabile. ma siamo andati lo stesso, come turisti primaverili. le havre è uno dei due grandi porti francesi, e la città, totalmente distrutta nella seconda guerra mondiale, è stata ricostruita nel peggior stile utilitario sgraziato dell’architettura sovietica. il gusto non è migliorato nel corso delle amministrazioni comuniste, in parte redento dall’invito a oscar niemeyer a costruire il teatro cittadino. insomma, quegli orrendi scatoloni monumentali per me hanno un certo incanto evocativo. la città è interessante come ogni porto e ha il fascino addizionale di essere una sorprendente mosca on the beach. era inevitabile: lo stalinismo è diventato vintage.
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nota a pie’ di pagina. gli inglesi sapevano che i tedeschi avevano già abbandonato le havre, che non aveva più nessuna importanza strategica in guerra. ma hanno deciso lo stesso di raderla al suolo, uccidendo quindicimila persone, per una previdente ragione di interesse nazionale: le havre così sarebbe stata eliminata come concorrente dei grandi porti inglesi nel dopoguerra. dalla normandia è partito guglielmo il conquistatore per fondare una nazione nella nebbiosa costa dall’altra parte della manica. ancora oggi alcuni pensano che l’idea non fosse delle migliori.
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la mostra di mirò al beauburg è imperdibile. va dai primi agli ultimi sgorbietti infantili del grande catalano. ma chi va a vedere mirò deve passare prima da una piccola mostra che si chiama andre françois, l’epreuve du feu, nel mezzanino del beauburg. françois è uno dei grandi artisti grafici del mondo, stesso livello di saul steinberg, e ha avuto davvero la sua prova del fuoco. due anni fa un incendio ha distrutto il suo atelier con tutto quello che c'era dentro, la sua produzione vecchia e nuova. e françois, 88 anni, ha semplicemente deciso di fare tutto daccapo. la mostra fa vedere tutto quello che ha fatto dall’incendio in poi, compresi alcuni acquerelli pastorali di una serenità commovente. il vecchietto a prova di fuoco è sempre geniale. dev’essere qualcosa nel cibo.