lunedì, 31 maggio 2004

(sophia, oh my love)

 

nel summit birresco domenicale solito e se lo salti ti senti un po’ meno bene si è deciso che

 

1. je spacchiamo a berlusconi

2. i due baristi nuovi sono un inglese archetipico e un irlandese dissimulato

3. j’asfartamo a berlusconi

4. convivere è un casino

5. kill bill volume 2 è meno/più bello del volume 1 (patta)

6. i diari della motocicletta bisogna vederlo ma abbiamo paura che non ci piaccia ma bisogna vederlo

7. lo menamo a berlusconi

8. il 4 bisogna stare tanto molto troppissimo attenti, ma non bisogna stare a casa

9. il 2 invece si sta a casa

10. je famo male a berlusconi

11. noi otto non ci chiederemo mai dei prestiti tra noi

12. quando non si sa cosa indossare, bisogna chiudere gli occhi e tuffare la mano nel cassetto (2 voti su 8)

13. i due baristi nuovi forse non sono anglosassoni

14. ci piace gianni maroccolo

15. ci rivediamo il 12 giugno quando

16. avremo dato un dispiacere a berlusconi.

 

(i due baristi sono uno di molfetta l’altro di scandicci).

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venerdì, 21 maggio 2004
(ritorno a roma, ratti della sabina, lo scemo del villaggio)



quando ho parlato di aznavour, halliday eccecc che resistono agli anni, ho dimenticato l'esempio più clamoroso di tutti: juliette greco, che è sparita per qualche tempo ed è risorta non solo con la stessa faccia di quando era la musa dell'esistenzialismo, ma con la stessa frangetta! l'esistenzialismo (leggo dal mio bignami) fu una corrente filosofica basata su Heidegger e diffusa da Sartre, tra gli altri, che diceva che l'esistenza precede l'essenza e il cui principale comandamento fu ripreso dal titolo del peggior romanzetto scritto nel secolo scorso: va' dove ti porta sapete cosa. nella parigi degli anni 40 e 50, il cuore voleva che tutti portassero maglioni neri a collo alto (perfino totò!) e passassero il tempo seduti in quei caffè discutendo dell'essere e del niente e lumando juliette, che doveva avere, secondo i miei calcoli, un sedici anni (se ne aveva di più ora sarà centenaria). come cantante lei ha inaugurato il filone delle jane birkin eccecc, quelle che, se avessero una bella voce, sarebbe d'intralcio. non so se contribuiva alle discussioni filosofiche del momento. credo che la sua funzione fosse soprattutto quella di musa. mestiere nobile e antico. (non bisogna dimenticare che si è fidanzata con miles davis). alcune muse sono entrate nei libri di storia. lou salomé, per esempio: se ci pensi immediatamente vedi nietzsche, paul rée, wagner, freud, rilke e thomas mann e lei in mezzo - non tutti nello stesso letto però. un'altra è alma mahler. guarda che curriculum: gustav, oskar kokoschka, walter gropius... (io una volta a quindici anni ho ispirato una poesia zozza a uno fuori di testa perché giravo con un cacciavite nella tasca posteriore dei jeans alla festa dell'unità dell'isola tiberina. stop.)

comunque non sono andata a vedere nessuno di questi mostri sacri perfettamente conservati. mi ricordano troppo un film di louis de funés che ho visto da bambina, mi pare si chiamasse il nonno surgelato. eppure qualcosa da chiederle avrei. si dice ancora fenomenologia? cosa si è deciso, o non si è deciso, nei café de paris, e in tutti i café de paris del mondo, all'epoca? chi ha vinto, l'essere o il niente? lei mi avrebbe guardato da sotto la frangetta e avrebbe chiesto:

chi sei tu?

niente, nessuno. una visitatrice dal futuro.

non capisco.

nemmeno io.
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domenica, 16 maggio 2004

(melissa auf der maur, real a lie)

 

 

la francia si prepara all’attacco del nemico. sa che si avvicina, ma non sa esattamente quando apparirà: finora non ci sono segnali. il suo ultimo colpo fu devastante: quindicimila morti, una cifra che diventa sempre più spaventosa ogni volta che la si ripete. ma dicono che sia andata proprio così, quindicimila vecchietti morti di caldo, o delle conseguenze del caldo, l’estate scorsa, in francia. perché il nemico che si avvicina non è bin laden o cose simili, si chiama come un imperatore romano psicopatico: Canicola.

‘la canicule’ verrà, ma finora si è travestito per bene. le temperature dovevano salire a metà della settimana scorsa, ma fino a oggi le giornate sono fredde è il tempo bello, brutto, bello, brutto, bello, brutto, a seconda dell’ora in cui guardi la finestra. l’estate dell’anno scorso la ricordiamo tutti, li mortacci sua, mortale come nessun’altra nella memoria dei francesi e degli italiani, ma la verità è che l’estate è tradizionalmente molto calda, e questa cosa rende ancora più inspiegabile l’impreparazione davanti al nemico. Canicola non ha mai attaccato con la forza dell’anno scorso, ma non si può dire che colpisca a tradimento. la sua invasione annuale è segnata perfino nel calendario e se ci mette un po’ ad apparire non vuol dire che non verrà. eppure, il ventilatore è un concetto che solo ora comincia a diffondersi in francia. cinema e negozi con aria condizionata sono cose relativamente recenti. Canicola, il Terribile, ha avuto la complicità di alcune abitudini e stranezze francesi, nella sua tremenda campagna geriatricida.

sembra che la maggior parte delle vittime dell’estate scorsa non fossero vecchi che abitavano da soli, come si pensava, ma vecchi in ospizi e cliniche non preparate ad affrontare il caldo. la nazione si è mobilitata perché la tragedia non si ripeta e il governo dice che Canicola, stavolta, incontrerà una difesa strenua e i vecchi francesi ben protetti, alcuni aspettano con ansia l’attacco per fargli vedere i sorci verdi. i meteorologi non sanno ancora quanto sarà forte il caldo quest’anno, ma la francia farà di tutto per evitare le barzellette degli inglesi, come quella che diceva che i viali in francia erano alberati perché l’esercito tedesco potesse marciare all’ombra. ora gli inglesi raccontano che la mortalità dell’anno scorso fu così terribile perché i francesi trattavano gli effetti del caldo sui vecchietti con pannicelli caldi.

tutto ciò è servito perché i francesi almeno riconoscano che l’estate esiste e non è solo un’anomalia passeggera che, per coincidenza, ritorna tutti gli anni. ho sentito dire che non si trovano più ventilatori nei negozi di parigi. nel frattempo, Canicola scruta di là dai pirenei. non si sa quali siano le sue intenzioni. io so solo che non resterò qui ad aspettarlo. mi dovra' seguire in caput mundi, mi dovra'.
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sabato, 15 maggio 2004

(velvet revolver, slither)

parigi. charles aznavour dà l’addio definitivo al, come dicono i francesi, show-bizinez. canta fino al 21 maggio nel palais des congrés, i cui duemilaerotti posti sono pieni tutte le sere di ammiratori che non vogliono perdere l’ultima opportunità di vedere il cantautore sul palcoscenico. due anni fa ero qui e nello stesso palais de congrés c’era lo stesso aznavour che dava l’addio definitivo eccetera. i vecchi idoli francesi non spariscono e non finiscono nei reality show, danno l’addio definitivamente a poco a poco. e non cambiano molto. a parte brigitte bardot, che si è ammosciata nei punti sbagliati, gli altri presentano versioni solo un po’ più rustiche di se stessi da giovani. johnny halliday, l’adolescente più vecchio al mondo, si veste e si comporta come in passato e ha un pubblico fedele a tutti i suoi addii. anche sylvie vartan. charles trenet non è più lo stesso solo perché è uno sbadato e per sbaglio è morto, ma è stato uguale a se stesso fino alla fine. aznavour canta e si muove come sempre, e ha certamente un mucchio di addii davanti a sé. ho letto su pariscope che sacha distel suona in un locale jazz a montparnasse. scommetto che non dimostra più di 35 anni non compiuti. dev’essere qualcosa nel cibo.

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finesettimana in normandia, compresa visita a le havre. dicono che nessuno va a le havre se non ha un ottimo motivo per farlo, e sicuramente il turismo non è un movente accettabile. ma siamo andati lo stesso, come turisti primaverili. le havre è uno dei due grandi porti francesi, e la città, totalmente distrutta nella seconda guerra mondiale, è stata ricostruita nel peggior stile utilitario sgraziato dell’architettura sovietica. il gusto non è migliorato nel corso delle amministrazioni comuniste, in parte redento dall’invito a oscar niemeyer a costruire il teatro cittadino. insomma, quegli orrendi scatoloni monumentali per me hanno un certo incanto evocativo. la città è interessante come ogni porto e ha il fascino addizionale di essere una sorprendente mosca on the beach. era inevitabile: lo stalinismo è diventato vintage.

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nota a pie’ di pagina. gli inglesi sapevano che i tedeschi avevano già abbandonato le havre, che non aveva più nessuna importanza strategica in guerra. ma hanno deciso lo stesso di raderla al suolo, uccidendo quindicimila persone, per una previdente ragione di interesse nazionale: le havre così sarebbe stata eliminata come concorrente dei grandi porti inglesi nel dopoguerra. dalla normandia è partito guglielmo il conquistatore per fondare una nazione nella nebbiosa costa dall’altra parte della manica. ancora oggi alcuni pensano che l’idea non fosse delle migliori.

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la mostra di mirò al beauburg è imperdibile. va dai primi agli ultimi sgorbietti infantili del grande catalano. ma chi va a vedere mirò deve passare prima da una piccola mostra che si chiama andre françois, l’epreuve du feu, nel mezzanino del beauburg. françois è uno dei grandi artisti grafici del mondo, stesso livello di saul steinberg, e ha avuto davvero la sua prova del fuoco. due anni fa un incendio ha distrutto il suo atelier con tutto quello che c'era dentro, la sua produzione vecchia e nuova. e françois, 88 anni, ha semplicemente deciso di fare tutto daccapo. la mostra fa vedere tutto quello che ha fatto dall’incendio in poi, compresi alcuni acquerelli pastorali di una serenità commovente. il vecchietto a prova di fuoco è sempre geniale. dev’essere qualcosa nel cibo.

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