lunedì, 26 luglio 2004
(graham coxon, freakin’ out)

ho un atteggiamento ambivalente nei confronti dei cazzi degli altri e di quelli miei. adoro leggere i dettagli, aborro i grandi affreschi esistenziali. ci sono situazioni in cui esporli mi sembra impudico e ipocrita, altre in cui non vorrei altro che saperne di più. vale lo stesso per i fatti miei. equilibrio precario fra parlarne e tacerne.
ora, per esempio. non so se ti è mai capitato di rivivere una situazione (e in questo caso, oh yea, sto parlando d’amore) zippata in pochissime ore, un tubetto di concentrato di sensazioni fortissime condensato in un lasso di tempo minimo. Le stesse sensazioni, in passato (in questo caso, sei anni fa), si erano diluite e avevano lasciato quel profumo di cassetti gradevoli che i ricordi migliori sanno conservare.
Ti riprendono alla sprovvista, ti lanciano in un avvolgimento veloce pellicola in cui puntualmente ripeti le stesse scene già vissute, fermo macchina brutale, forbici o ascia o ghigliottina. e tu lì, che offri volontariamente la mano, le gambe, la testa al boia. che continui ad amare, peraltro.

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venerdì, 23 luglio 2004
(max gazzè, annina)

basta pensare alle opportunità che scappano fra le dita, alle occasioni che si perdono per paura, alle idee che resteranno sulla carta, per questa maledetta mania di aspettare l’autunno.
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venerdì, 16 luglio 2004
(the veils, lavinia)


se mi ami, digita uno

se è per una scopatina, digita due.

se vuoi venire a vivere con me, digita tre.

se vuoi solo sfogarti, digita quattro.

se vuoi chiedermi scusa, digita cinque.

se vuoi una spiegazione, digita sei.

se non sai quello che vuoi, attacca.



scusami, tesoro, ho troppo da fare.
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sabato, 10 luglio 2004
(suite ninderli, orchestra di piazza vittorio)


huxley sosteneva che la maturità di certi artisti non dipende dalla loro età cronologica ma da una specie di precocità misteriosamente programmata per coincidere con una vita breve. Nessuno può dire quel che avrebbe fatto mozart se fosse vissuto più dei trenta e rotti anni che ha vissuto, ma difficilmente sarebbe stato più ‘maturo’ di com’era quando morì.

gli ultimi quartetti per corde di beethoven, considerati la sua opera più perfetta, sono stati composti poco prima della sua morte a 57 anni. verdi è morto quasi ottantenne, non molto dopo aver scritto quello che dicono sia la sua opera definitiva, il falstaff, e goya ha dovuto aspettare la vecchiaia e tutta la sua amarezza per produrre le sue migliori incisioni e quei fantastici dipinti neri, senza i quali la sua reputazione postuma non sarebbe stata la stessa.

la teoria di huxley profuma di cazzata ma è attraente, presuppone un certo potere profetico dell’artista. shakespeare ha scritto la tempesta a 47 anni, senza sapere che sarebbe stato il suo ultimo lavoro (è morto a 52), che ha il tono adatto a un testamento e a un addio, con il mago prospero, signore di tutti i drammi e trame sul palcoscenico, che dichiara finito il suo sortilegio e annuncia che andrà in pensione a milano, povero mago.

tutto questo perché ho fatto un certo sogno e continuo a pensare che uno dovrebbe morire quando vuole o quando è strettamente necessario. nel sogno stavo per morire e mi rendevo conto di non aver sistemato l’armadio.
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sabato, 03 luglio 2004
(air, mike mills)

dicono che uno dei problemi dei panda è che tendono alla depressione. oltre a tutti i motivi che hanno per estinguersi c'è anche questa loro sensazione che non ne valga la pena. qualcuno gli dovrebbe raccontare, per rafforzare la loro autostima, che il bestseller inglese del momento deve il suo titolo a una barzelletta sui panda. e non è un bestseller qualsiasi - è un bestseller sulla punteggiatura, sembra quasi tratto (è meno bello) da quel blog di tulipas, lalinguaanaso.
il titolo è 'eats, shoots and leaves' e si basa sulla storiella del panda che, dopo aver mangiato in un ristorante, spara in aria e se ne va. più tardi, spiegando il suo strano comportamento a scotland yard, fa vedere al poliziotto un libro sul mondo animale in cui viene descritto come un mammifero diffuso in cina che 'eats shoots and leaves' - mangia germogli e foglie - una frase che una virgola malposta, dopo eats, trasforma in 'mangia, spara e se ne va'. il panda teppista voleva solo essere fedele a un refuso.
la parte che mi piace di più di questo libro è la dedica. ho una passione per le dediche, le leggo e ci penso per ore immaginando lo scrittore che si scervella per farne una fica. ne ho a pacchi, di dediche, caso mai un giorno scrivessi 187 libri sono pronta. ho la dedica giusta per ciascuno di loro.

a lua, che se ne andò e non tornò, smentendo tutti i nostri pronostici.
ad antonio, il mio miglior cinquantapercento.
a sergio, ricordandogli l'appuntamento del 2010.
a bruno, il più grandioso barista di piscina mai conosciuto.
a francesca, che mi ha rivelato che l'unica cura anticellulite è il pareo.
a luciana, pensando alla sua collezione di biglietti d'auguri per ogni occasione.
a marianna, l'unica che ha giocato con me a orsacchiotta/orsacchiona.

ti risparmio le dediche a mammepapà, zii, cugini, amici, compagni di liceo e lavoro.

tornando ai panda che sparano di lynn truss, la dedica che mi piace è: 'alla memoria dei tipografi bolscevichi di san pietroburgo che, nel 1905, hanno preteso di essere pagati per i segni di punteggiatura la stessa cifra prevista per le lettere, e così hanno fatto precipitare la prima rivoluzione russa'.
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