lunedì, 25 ottobre 2004
 

(dimitri from paris, strong man)

 

la verità è che l’infelicità può essere un gran colpo di culo, per certi versi. versi da poeti, soprattutto. scrivere da felici non funziona così bene, anche se non sono tanto sicura della teoria secondo cui per produrre un buon testo devi intingere la tastiera nel calamaio (sarebbe più corretto dire toner, ma è così poco immaginifico) dell’esaltazione, del rimorso, della rivolta, della nostalgia, del tedio, della divagazione disperata. la felicità non è creativa – per anni l’ho creduto. finché non mi è capitato di ricevere (e anche di scrivere, dai, non buttarti così giù) cazzutissime e fantastiche lettere d’amore che hanno clamorosamente invalidato l’assioma.

resta da fottere un altro luogo comune. quello secondo cui l’amore rende stupidi. purtroppo gli strumenti di contestazione sono scarsissimi.

 

-         da quando sei innamorata sei irriconoscibile.

-         ma guarda che sono innamorata da un mucchio di tempo.

-         sì, ma io non lo sapevo. preferivo com’eri prima.

-         quando facevo finta di non esserlo?

-         i tuoi ragionamenti erano acuminati come spade di samurai. ora sei sommersa dalla melassa.

 

(non potevo vederlo, ma riuscivo benissimo a figurare la smorfia di disgusto che accompagna quasi sempre la parola melassa, se non la dici tu a proposito della tua personalissima melassa).

ora, è assodato che io sia innamorata. è anche sicuro che non venga corrisposta. scartando l’ipotesi che l’innamoramento abbia un ciclo di ripetizione marxiana, avrei potuto puntare sul fatto che non sono stupida.

come dire, manco quello.

avrei dovuto dare retta a francesca, mi sarei risparmiata un mucchio di casini.

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