(franz ferdinand, this fffire)
Il saggio vive in perfetta simbiosi col cosmo. E gli piace raccontare che la sua vita è un esempio di come la contemplazione, alleata all’intelligenza pratica, porti alla felicità.
Ha combinato metafisica e fisica, mistico e reale, erudizione e arbitrio, e perciò è felice, integrato col cosmo – e ricco.
Riceve gruppi di persone che vengono a bere dalla sua saggezza, e a tutti racconta che attraverso la contemplazione e l’uso azzeccato del contemplato, e con un po’ di fortuna, ha trovato la risposta.
- E qual è la risposta, maestro?
- Dodici.
- Dodici, maestro?
- Il numero 12. Ha cambiato la mia vita, e può cambiare la vostra.
E il saggio racconta che, nei lunghi anni di studio, quand’era solo un povero osservatore dell’universo, ha scoperto che il numero 12 comanda i destini, il suo e quelli dell’umanità. Dodici è il numero dell’armonia. Dell’equilibrio della condizione umana rispetto alla geografia terrestre e ai livelli cosmici. I quattro punti cardinali moltiplicati per le tre dimensioni di Dio. I quattro elementi – terra, acqua, fuoco e aria – moltiplicati per i tre principi basici dell’alchimia: zolfo, sale e mercurio.
I 12 segni dello zodiaco. I 12 mesi lunari che completano il ciclo della terra intorno al sole. Dodici per cinque fa 60, il numero di anni che porta alla coincidenza dei cicli lunari e solari.
E il saggio racconta che, nei suoi studi da intellettuale miserabile, ha scoperto che sono 12 le porte del tempio del cielo attraverso le quali l’imperatore della Cina doveva passare per garantire una buona annata ai suoi sudditi. Dodici erano le porte di Gerusalemme, 12 le tribù di Israele, 12 gli apostoli di Cristo, 12 i cavalieri della tavola rotonda di re Artù.
Nel Genesi, l’albero della vita dà 12 frutti. Nel Libro delle Rivelazioni, la donna che appare vestita come il sole porta in testa una corona con 12 stelle.
E il saggio racconta che un giorno, la peggiore sua giornata di fame e debiti, ha consultato i tarocchi ed è apparso il dodicesimo arcano maggiore, l’Impiccato, che segna l’apice di un ciclo evolutivo.
L’Impiccato era lui! La carta successiva era quella della Morte, cioè la rinascita spirituale. I tarocchi confermavano la situazione: il saggio si trovava alle soglie della redenzione. Il numero 12 l’avrebbe salvato.
Quella notte sognò di essere in un certo casinò, e che una forza potente lo spingeva verso il tavolo della roulette. Una delle tante roulette. Il giorno dopo, andò a quel certo casinò.
Il salone delle roulette era enorme. A quale tavolo avrebbe dovuto giocare? Scelse il dodicesimo tavolo a destra dell’ingresso, poiché il 12 è numero pari e il lato destro è il lato pari.
Passò 12 ore di 12 giorni ad accompagnare il gioco nel dodicesimo tavolo, usando il suo potere di contemplazione filosofica. Scoprì che il tavolo aveva un difetto e che era possibile prevedere l’uscita di un certo numero, a intervalli calcolabili. Giocò seguendo i suoi calcoli e vinse una fortuna. La risposta a tutti i suoi problemi. La felicità.
Un giorno qualcuno del gruppo che è solito sedersi ai piedi del saggio si attarda e chiede:
- Maestro, dove si trova questo casinò con la roulette difettosa, in cui il 12 esce a intervalli calcolabili?
Il saggio sorride.
- Cerca da te la strada della felicità, figlio mio.
- Sì, maestro.
- E poi non serve a niente saperlo. Il difetto è stato corretto dopo che li ho sbancati.
- Sì, maestro.
- E un’altra cosa.
- Cosa, maestro?
- Non era il 12. Era il 21.
- Il 21?!
- Il 21.
- Allora perché avete detto tutte quelle cose sul 12 e sulla sua importanza nelle nostre vite?
- Perché il 21 è un numero insulso, al contrario del 12. Perché il 21 non ha storia, al contrario del 12. Perché il 21 non significa niente, al contrario del 12. Perché l’unica cosa interessante del 21 è che è il contrario del 12.
E il saggio fa un gesto con la mano, volendo dire che la visita è conclusa e che deve reintegrarsi col cosmo.