(new order, krafty)
in piena primavera è arrivata l’estate.
e i pedaggi, il traffico, le bestie esotiche succhiasangue e i meloni a sette euri.
estate come pochi vestiti, tante corna, poco lavoro, tante dermatiti.
estate ghiacciolo al limone con stecco di liquerizia, granturco rubato ai contadini di maccarese, nostalgia del cocco verde di Arraial spaccato in due per mangiare il viscidume lattiginoso.
estate estitica e piedi gonfi che ti ostini a chiudere nelle scarpe da tennis che non hai mai usato per lo scopo del nome.
estate espiaggia.
cani che cacano e i bambini che prendono la cacca per le loro collezioni.
coppie coi racchettoni che colpiscono senza pietà.
ragazzi in aquascooter che investono surfisti che decapitano bagnanti. che poi il surf a fregene è – come si dice il contrario di ossimoro?
estate tropicàle, forestàle, carnevàle, cannibàle.
tutti rossi pavonazzi.
e certi slippini da uomo che riesci a vedere la goccia di curaro sulla punta della freccia. e tutti che ti dicono di mangiare roba cruda.
e bisogna arrivare presto al mare, prima degli ambulanti, quando il sole è fiacco e le famiglie arrivano con venti sedie frangichiappe tre frigobar cinque ombrelloni racchettoni pollo parmigiana lasagna asciugamano pallone secchiello cappello coccodrilli e/o tartarughe, convinti di essere in vacanza.
in meno di cinquanta minuti adibiscono il tutto e sono unti e pronti a seppellire la nonna sotto la sabbia.
e i bambini? uh che belli che sono. poppanti che piangono disidratati, pargoli costretti ad aspettare QUATTRO ore per fare il bagno dopo mangiato, adolescenti con stereobazooka sul bagnasciuga.
le donne che se la spassano alla ricerca del figlio affogato e in venti chilometri di camminata per ritrovare l’altro piede di ciabatta.
uomini che fanno lavori da Vero Uomo, tipo fare il buco per piantare il bastone dell’ombrellone decidendo prima da che parte tira vento.
più facile trovare il petrolio
ma tutte queste cose non contano, confrontate con l’allegria, la felicità, la meraviglia del mare.
quell’acqua così cristallina che vedi i branchi di lattine di birra sul fondo.
quella sensazione di fluttuare nella salamoia come un cetriolo in conserva.
e dopo un bel bagno, col culo pieno di sale e la xoxota piena di sabbia, cala quel sonno d’estate che ti fa sentire una salsiccia in vena di rosolare sulla griglia.
e allora srotoli la stuoia che ha quell’odorino da pub di caproni, ti metti il cappello, gli occhiali da sole e muori.
intorno a te la pace, l’amore, il caldo.
ti salva il tramonto.
e si torna a casa tostati e brucianti, e fai la doccia e lasci la saponetta piena di sabbia per quello che si laverà dopo di te. lo shampoo finisce e ti lavi la testa con quel che c’è, gel gillette, cif ammoniacal, pasta del capitano.
e gli asciugamani hanno quel profumino di una muffa che solo le case al mare coltivano.
e poi una bella spaghettata per uccidere ogni residuo umano prima di stenderti nell’amaca thailandese, ben sapendo che i thailandesi sanno fare i templi ma non le amache. e ti svegli col torcicollo e la schiena batik e la giornata finisce con una di quelle liti che solo d’estate. e vai a dormire sbronzo e ingrugnato, pronto a sbavare sulla federa sperando sognando che domattina ci sia un bel sole che spacca per ritrovare tutti nello stesso inferno tropicale, anche se stai a 41 gradi 54 minuti nord di latitudine, 12 gradi 29 minuti est di longitudine, e a un’altitudine di 86 metri, che non c’entra coi tropici ma rende l’idea.
ogni somiglianza con la vita reale è una merdosissima coincidenza.