(baustelle, la guerra è finita)
La famiglia arriva nella casa al mare e, mentre il padre e la madre si occupano di aprire le finestre e riallacciare la corrente, la figlia va dritta in camera sua e sente che c’è qualcosa di diverso dalle altre estati, un odore che non ricorda, un luccichìo sui muri, qualcosa. Va ad aiutare la madre a riporre la spesa in cucina, e dice che il mare ha invaso la casa quell’inverno e la madre le dice che il mare non è mai arrivato fin lì, sei matta? Allora ha invaso solo camera mia, dice la figlia, e quella notte, quando entra in camera per dormire, vede che il pavimento è ricoperto d’alghe, e quando va a prendere uno dei libri che aveva lasciato sul ripiano l’estate passata rovescia varie conchiglie per terra, e quando apre il cassetto del comodino – giuro, ma’! – ci trova una stella marina. Non riesce a dormire, il rumore del mare invade la camera, sente perfino il rumore di frittura della schiuma che si disfa intorno a lei, come se il mare si infrangesse sul suo letto. E le pareti fosforescenti! Se un pescione argentato salta sul letto, riflette il luccichìo delle pareti nell’aria, prima di cadere accanto a lei. Passa la notte ad aspettare il pescione argentato. La mattina la madre le dice che il mare non si è avvicinato alla casa, sta dove è sempre stato da quando l’hanno fatta costruire, e che lei si abituerà al rumore. E no, non aveva sentito un odore strano né visto le alghe sul pavimento, né le conchiglie, mi sembri pazza. La figlia chiede se il mare non ha mai mai invaso la casa e la madre le risponde no. Poi ci pensa un po’ e dice: non che io ricordi. Quella notte la figlia legge un poco – malgrado le onde che scoppiano intorno a lei – e poi tuffa la mano in acqua e prende un cavalluccio marino come segnalibro, e chiude il libro. É pronta per il pescione argentato, è sicura che non sarà mai più la stessa di prima. Quando la madre racconta al padre le stranezze della figlia quest’estate, il padre dice solo una cosa. Quattordici anni, cazzi nostri.




