(..., francesco de gregori)
l’intreccio tra il trionfo del NO e il massimo ottenibile da una partita di calcio – vincere-con-un-rigore-(di-totti)-all’ultimo-minuto-e-il-rigore-non-c’era – si è trasformato, qui in via niccolini, in una generale fraternizzazione. ci volevamo talmente bene che eravamo stucchevoli, amici che passavano dopo secoli che non ci si vedeva. vicini di casa che calavano cestini di dolcetti e bottiglie. citofoni che cantavano inni. bandiere che avvolgevano sudori profumati. donne che discutevano dottamente di 4-3-3 e 4-4-2. sembravamo una canzone che de gregori non ha ancora scritto.
e poi il delizioso intreccio di discorsi su del piero e berlusconi da una parte, totti e prodi dall’altra. e gli sms mandati agli juventini. uno di noi, fortunato, aveva in rubrica un juventino del polo: tutti abbiamo contribuito a comporre le strofe. e lo zapping tra carolina morace e il comesichiama della lega... ah, che 26 giugno!
oggi pomeriggio voi ve ne state lì, con le dita del piede in perfetto relax, mentre qui si soffre col ghana.
(franz ferdinand, the fallen)
l’epica vittoria di ieri sull’olanda è stata l’undicesima di seguito di felipão nei mondiali, sette col brasile nel 2002, quattro col portogallo ora. l’ecuador ha fatto penare l’inghilterra come il messico l’argentina, ma beckham ha risolto tutto. victoria ha potuto abbracciare i figli in tribuna e dire: “papino ha vinto! papino ha vinto!” e gli inglesi, che non convincono molto, restano in germania. ora gli tocca felipão.
il calcio di oggi è un esempio di globalizzazione che funziona. non solo perché la qualità del gioco è la stessa un po’ dappertutto e perché non esistono più i primitivi e gli ingenui nel calcio. i grandi club con calciatori del mondo intero sono come le multinazionali nel loro universo senza frontiere, cercando manodopera dove più gli conviene. i giocatori amano le loro patrie e muoiono per le loro bandiere ma sono fedeli alle loro carriere internazionali, ai loro datori di lavoro – e alle griffe che li sponsorizzano – innanzitutto. quanto più si globalizza il campo da gioco, tanto più si tribalizzano gli spalti degli stadi. mai viste tante facce dipinte, corpi pittati con colori di guerra. quando si pensano queste cose farebbe comodo avere un sociologo nel taschino. io ho solo un pacchetto di rothmans slim, fanculo.
tocco ferro, ma le peggiori minacce che incombevano su questi mondiali – uomini-bomba e inglesi ubriachi – sembrano scongiurate. bob racconta che il vero pericolo sono i cocci di bottiglia per terra. non credo che, in nessun momento e in nessun luogo al mondo, si sia bevuto un numero così assurdo di bottiglie di birra.
(queen, death on two legs)
durante argentina-olanda sky a un certo punto ha fatto vedere maradona che si alzava dal suo posto circondato da tre brutti ceffi sbirrosi. l’hanno arrestato, la prima reazione, immagino, di tutti quelli che hanno visto la scena. ne ha certamente combinata qualcuna in germania, oppure l’arresto è per l’insieme dei suoi vizi e dei suoi casini internazionali. ora lo portano all’aeroporto per la deportazione immediata.
ma no! si è saputo poi che erano agenti dei servizi di sicurezza che accompagnavano maradona a un incontro con la famiglia reale olandese. incontro fra re. un’altra prova che non bisogna fidarsi della prima impressione, e di come i pregiudizi pregiudicano il giudizio e di come per quanto tu tocchi il fondo c’è sempre la possibilità di stringere la mano a un principe, anche in prigione peraltro. maradona è stato dato per spacciato, era grottescamente grasso, ha fatto una terapia generale, e non so se sia guarito ma sembra in buona salute e felice, tifando per la sua squadra con entusiasmo e approfittando della sua attuale condizione di celebrità al di sopra di ogni peccato.
nessuna allusione a ronaldo, anche lui definito apatico, atipico, agonico e arrotondato. spacciato, secondo gli autorevoli e obiettivi. ancora una volta, ha superato i suoi affanni, si è ripreso e ha smentito tutte le impressioni precoci sulla sua fine. ai mondiali del 2002 l’avevano già liquidato. e lui ha fatto i gol che hanno dato la vittoria al brasile. in germania ha cominciato malissimo e se ieri non si è ripreso completamente – era meno paracarro delle altre volte, ma sempre vagamente paracarro – ha fatto quello che gli si chiede di fare. gol. due col segno del vecchio vigore. e per poco non ha fatto il più bello di tutti, mandando fuori quel pallone dolcissimo che ronaldinho gli ha passato col tacchetto. l’unico paragone con maradona è questo: ogni pre-giudizio su ronaldo rischia di venire sputtanato in due o tre passaggi. credi che verrà espulso dal mondo dei notevoli e ti sbagli. lo stanno portando a salutare willem alexander e consorte.
gilberto silva ha giocato benissimo, gilberto, cicinho e robinho hanno portato quell’elettricità che mancava alla squadra, ed è bastato quel gol per giustificare juninho... insomma, parreira si è creato da solo un grande problema. come farà a tornare alla squadra dei titolari senza dare l’impressione di retrocedere?
comunque io me lo immagino maradona che abbraccia il principe e gli dice “tchê, willem, como estás, hijo de puta madre?”