venerdì, 29 settembre 2006
(radiohead che sfottono gli oasis, wonderwall) sono giorni che mi girano in testa le parole di una poesia di vinicius de moraes -
poema enjoadinho - che inizia così:
Figli... figli?
Meglio non averli!
Ma se non li abbiamo
Come saperlo?
e via così con l'elenco delle situazioni orrende in cui ti cacciano fin da neonati. mai come in questi giorni la ninnananna nauseata di vinicius mi sembra una colonna sonora perfetta, alla vigilia della partenza del koala per l'erasmus a madrid. i miei sentimenti sono un miscuglio di invidia-gelosia-saudade preventiva-orgoglio ferito-lysoform materno (
lava bene la tavoletta del cesso, appena entrate nella nuova casa: mi sono sentita dire)-preoccupazioni finanziarie varie. per l'erasmus il prode studente di roma3 percepisce 120 euri al mese. il resto, ovviamente, paghiamo noi pantaloni e gonne. già sapendo che stiamo finanziando 6 mesi/un anno di gozzovigliame assoluto. basta andare in giro per splinder park: pieno di blog erasmus.
parte con un amico. e gli amici del koala bisognerebbe evitarli a prescindere dalla loro simpatia. ecco, l'amico in questione si chiama tommy. ed è già arrivato a madrid perché è partito con la sua moto.
non potevo stare senza moto tutto sto tempo, dice. e ho pensato: mio figlio dividerà l'appartamento con junior junior, il fratello piccolo di
junior.
tommy ha telefonato ieri, un po' affranto. gli hanno fregato il portafogli. cazzo, un romano che si fa fottere il portafogli a madrid. bisogna essere testedicazzo autentiche. e vabbè. deliziosa telefonata con la mamma di tommy per metterci d'accordo sulla soluzione del problema. sembravamo uno spot dei paguri del bancoposta.
in compenso, tommy ha già trovato l'appartamento ideale. da dividere con due ragazze, una delle quali
aho, ha fatto la comparsa in paso adelante.
gli avevo detto al koala, dall'alto del fatto che madrid la conosco piuttosto bene. se potete evitare il barrio de lavapiés, sarei più tranquilla. (alla luce del furto del portafogli, direi che la storia mi ha già dato ragione). comunque l'appartamento spagnolo dove sta? a lavapiés, ovvio.
ho dovuto discutere animatamente con lui a proposito della sua iniziativa di iscriversi in una community orkut per scambio casa tra studenti, facendogli notare che LUI starà a madrid, e IO dovrei convivere con degli studenti spagnoli a roma. mi ha accusato di essere insensibile e fissata con la privacy, sottolineando che così avrebbe risparmiato un cento euri al mese.
non ridete, voi che avete dolcissime e assennatissime figlie femmine. si innamoreranno di un similkoala di sicuro, o di un suo amico. che le saluterà così al telefono:
bella, me', come butta? me' sta per merda, o affettuosamente merdina.
mercoledì, 27 settembre 2006
(beatles, here comes the sun)
Per un buon racconto
ci vogliono anni e parecchi gerundi.
Cinque giocando con bambole e, o, pallone.
Altri cinque studiando il sanscrito.
Sei trasportando pietre.
Nove sospirando per il vicino di casa.
Sette prendendo cazzotti.
Quattro camminando da soli.
Tre cambiando città.
Tre cambiando argomento.
Un'eternità, io e te
chiacchierando e camminando insieme.
lunedì, 25 settembre 2006
(ray charles, you're my sunshine)
Lei si chiamava Anna Zarlenga e lui Zeno Arcidiacono e questo fatto li ha avvicinati. Non importava se l'appello veniva fatto dal primo o dall'ultimo, erano sempre agli antipodi. Un giorno ne hanno parlato nel cortile del liceo, senza nemmeno sognare che poco tempo dopo lei era accanto a lui sull'altare, che diceva sì, sì, lo voglio sì, diventare Anna Arcidiacono, la prima in qualunque appello. L'intero alfabeto li separava ma tutto il resto li univa, soprattutto gli ormoni. Hanno studiato insieme per la maturità. Italiano, fisica, chimica e – in un pomeriggio specialmente primaverile, sì, sì, lo voglio sì – anatomia. Si sono sposati, e non ricordo una coppia più innamorata. Roba che lui le leccava il braccio in pubblico, com'è successo una volta davanti a noi.
(Mai che tu mi abbia leccato il braccio pubblicamente. Diomenescampi.)
Con loro nulla era sensato. Si mettevano a paccare un po' dovunque, e raccontavano la storia dell'alfabeto che li separava come se il loro amore fosse una vittoria contro il destino, e la loro passione una forma di insubordinazione agli dei. Devono aver fatto più attenzione all'alfabeto che alla chimica, però, perché dopo il matrimonio a poco a poco hanno scoperto che, a parte la passione, avevano ben poco in comune. Hanno scoperto quello che, con meno baci e più chat, avrebbero saputo prima. Lei, per esempio, odiava i film di Schwarzenegger, lui non tollerava Ray Charles. Non erano d'accordo su nulla. Cibi (lui pasta, lei insalate). Paure (lei scarafaggi e zingare, lui ragni e mimi). Ma, soprattutto, divergevano sui climi. Lei adorava il caldo, lui preferiva il freddo. D'estate, lei, che era bruna, diventava nera. Passava tutti i giorni al sole. Lui considerava il sole un tiranno e viveva all'ombra come chi vive in clandestinità. Si emozionava quando parlava dell'aria condizionata. Alla fine dell'estate, lui era più pallido che all'inizio. A letto, yogurt contro anatra laccata. Dopo non c'erano più nemmeno ragioni precise. Hanno cominciato ad allontanarsi. Letti separati, camere separate, lei a casa e lui in un residence, lei a Roma e lui a Parigi, lei a Manaus e lui in Patagonia, e ora mi hanno detto che lei si è trasferita nell'Africa Equatoriale e lui sta in un'isola là davanti a quel promontorio in cui Cile e Argentina si disputano la custodia dei pinguini. La cosa curiosa è che non hanno divorziato. Lei è andata in Africa per fare qualcosa tipo campagna di alfabetizzazione ma oggi non fa più nulla e vive in una spiaggia, e dicono che è diventata nera e rugosa come l'uva passa. E chiede: "Diteglielo. Diteglielo". Lui dice che è andato in quell'altra isola per fare ricerche – strano, visto che faceva il commercialista – ma dicono che la sua unica occupazione è evitare che il vento lo trascini in mare. Somiglia a un clown con la faccia molto bianca, il naso rosso e le estremità della bocca sempre verso il basso in un'eterna espressione di disgusto per la vita. E chiede: "Lei lo sa? Lei lo sa?". Non fanno altro che parlare l'uno dell'altro. Si sono separati con ardore, la loro è una separazione più appassionata del matrimonio.
(Meno male che andiamo d'accordo su tutto, eh, tesoro?)
Ma ogni tanto mi perdo a pensare ad Anna e Zeno. Anna e Zeno, col mondo e l'alfabeto che li separa, incapaci di staccarsi.
sabato, 23 settembre 2006
(madeleine peyroux, everybody's talkin')
In teoria, l'email ha facilitato la corrispondenza. Cliccare "invia" non solo garantisce l'arrivo istantaneo del tuo messaggio dall'altra parte ma elimina anche tutto il complicato processo di comprare le buste, piegare la lettera e metterla dentro la busta, chiudere e affrancare la busta badando a non sporcarsi le dita di colla, e poi restare come allocchi davanti alla buca delle lettere chiedendoci quale sarà la fessura giusta – roba difficilissima. Con tutta sta fatica per spedire lettere, come facevano gli antichi ad avere il tempo di scriverle?
Eppure le scrivevano, e molto più di noi. Credo addirittura che ci sia una corrispondenza biunivoca tra la difficoltà di scrittura e la quantità – per non parlare della qualità – di ciò che veniva scritto. Non c'è nulla di simile, nell'era degli scrittori elettronici, al volume di corrispondenza degli scrittori a penna o a piuma, che oltre a manoscrivere libri che sembravano monumenti manoscrivevano lettere che sembravano libri. Quanto più facile è diventata la scrittura, meno gli scrittori scrivono. I libri sono diventati più sottili e la corrispondenza si è ridotta a un abbaiare digitale, pieno di nn cmq xché, "invia" e via. Mentre George Bernard Shaw scriveva un lavoro teatrale dietro l'altro con introduzioni più lunghe del testo vero e proprio e aveva ancora tempo per scrivere lettere a tutti quanti. Di solito insultando tutti quanti, cosa che peraltro richiede altro tempo e un mucchio di parole.
Sospetto che la nuova tecnica abbia modificato anche il giornalismo. Le rumorose redazioni preelettroniche erano terreni di scontro dove il combattimento con la durezza dei tasti era un test di risolutezza e resistenza, un lavoro decisamente bracciantile. Poi sono arrivati i computer e l'ambiente da fabbrica è diventato laboratorio. Tesi: inizia con l'informatizzazione l'inizio della deriva di destra nelle redazioni. Ciò che ci sembra spesso una linea editoriale reazionaria dominante nelle testate più importanti non è che un effetto della tastiera silenziosa.****
Tornando all'email. Se qualcuno ti scrive un'email, non si dovrebbe rispondere con un post. Secondo la mia personalissima visione del bloggalateo.
venerdì, 22 settembre 2006
(einsturzende neubauten, trinklied)Quand'eri piccolo non fantasticavi anche tu che c'era un mostro sotto il tuo letto che aspettava solo l'ora di prendere il tuo piede? Uscire dal letto durante la notte per andare a pisciare era un rischio, ricordi?
Era l'opportunità che il mostro aspettava. E tornare a letto dopo la pisciata era ancor più rischioso. Il mostro aveva avuto il tempo di prepararsi. Il mostro ti stava aspettando! La soluzione era saltare sul letto da una distanza di sicurezza, sfidando il pericolo di schiantare il letto o di schiantarsi sul muro. Qualunque cosa, purché il mostro non ti prendesse il piede.
In una recente notte d'insonnia mi sono messa a pensare a questo strano timore infantile. E se il mostro fosse sotto il mio letto in quell'esatto momento? Disattivato, perché non fa più parte delle mie fantasie, ma ancora presente? Ho deciso di fare un test. L'ho chiamato:
Mostro?
Pianino, per non svegliare nessuno né dover dare spiegazioni ("no, no, sto parlando da sola. faccio autocritica"). Nessuna risposta. Riprovo:
Mostro?
Sento un rumore. Un "grmslmsnk", uno di quei rumori che si fanno quando ci si sveglia, prima di ricordare che lingua parli. Ho insistito:
Mostro?
Checcè.
Sei sempre lì?
Chi è che lo vuole sapere?
Sono io.
Ma non sei cresciuta?
Sono cresciuta. Peggio, sono invecchiata.
E ancora credi a me?
No, certo. Però ti volevo chiedere certe cose...
Per esempio?
Perché volevate i nostri piedi? Qual era l'obiettivo?
Nessun obiettivo. Da quando le fantasie dei bambini hanno bisogno di obiettivi, movente o spiegazione? Ero solo la manifestazione del terrore dei luoghi bui, del male nascosto in quel che non si vede, perfino dentro casa. La paura dell'invisibile. La prima angoscia umana. E l'ultima.
E cosa avresti fatto dei miei piedi, se ne avessi preso uno?
Non lo so. Nessuno lo sa. In tutta la storia del mondo, non c'è un solo caso dimostrato di mostro sotto-il-letto che abbia preso un piede di bambino. Nessun bambino è mai sparito sotto il proprio letto. Noi eravamo solo la minaccia, l'ipotesi di malvagità che è dappertutto. Esistevamo nella vostra immaginazione, da dove nascono tutti i mostri.
Come sei fatto? Sei un qualche tipo di rettile? Qualcosa tipo caimano?
E che ne so? Siamo come ci immaginate. Noi non abbiamo bisogno di immaginarci.
E cosa fai sotto il mio letto?
Beh, stavo dormendo. Mi hai svegliato tu.
No, dico. Cosa fai tutto il tempo?
Niente. Quello che faccio da quando hai smesso di credere a me. Dormo. Sono le tue paure infantili, addormentate. Mi sono svegliato solo per quest'occasione speciale: tu che mi riimmagini.
Sai, non riuscivo a dormire, mi sono messa a pensare alle mie fantasie infantili, sai com'è. Diventiamo un po' sentimentali. Avevo bisogno di qualcuno con cui condividere i ricordi di quand'ero bambina. E chi meglio di te, che c'eri? Vero, mostro?
Grmrsch...
Mostro! Svegliati!
Ahm yam, che c'è?
Resta sveglio. Così ricordiamo i vecchi tempi. Così chiacchieriamo sulla memoria, le paure e i misteri della vita. Così...
Fammi dormire. Io, al contrario di te, non ho dubbi, ricordi, timori, nostalgia né insonnia. Sono in pensione e voglio la pace che mi spetta.
Ma mostro, e le paure? E la tua missione di rappresentare la malvagità insita dovunque, la minaccia implicita nell'invisibile?
Svegliami quando vai a pisciare.
giovedì, 21 settembre 2006
(elvis costello, new amsterdam)
i migliori sette euri della settimana scorsa li ho spesi domenica sera al greenwich, per vedere L'orchestra di piazza vittorio. i peggiori sette euri quelli buttati sabato all'adriano per vedere i pirati e i poliponi dei caraibi.
l'amoreaprimavista della settimana mi ha folgorato in viale trastevere. L'ho battezzato capitan pianeta – sicuramente oltre i cinquanta, berrettino, sigarettina accesa, con una strana mania: va in giro con una stecca chiodata con cui va raccogliendo la pattuma che i cittadini lasciano nei marciapiedi – buste di plastica, contenitori di cibo, giornali, cartacce.
quando vede una di queste schifezze per terra, capitan pianeta si ferma, la raccoglie col bastoncino e la butta nel cassonetto più vicino. Se il cassonetto è troppo lontano (non ho osservato abbastanza a lungo per determinare cosa consideri lontano e vicino) la toglie dal marciapiedi e la butta in strada, fidando nell'astronavina aspiraschifezze dell'ama.
un lavoraccio avere una mania come questa in una città zozza come la cloaca caput mundi.
pazzo? pazzi siete voi, porcaccioni.
martedì, 19 settembre 2006
(the raconteurs & lou reed, white heat-white light)
Il posto in effetti è di una bellezza disarmante. Template su misura, regalo di Pannasmontata. Fonts ordinati da Emigre, background di Pineider. E c'è questo cielo ordinato apposta dal catalogo della bestheaven, blu notte con sfumature azzurrolazio e stelline sans serif.
I genitori o chi ne fa le veci accolgono gli invitati cantilenando in cinese:
bu yiin, bu long, bu cheng gu gong
[non è facile essere suoceri, a meno di fingersi stupidi o sordi]
E subito ci siamo sentiti immersi in questa cultura da blogger globale, quello che scrive e pensa le stesse cose a Marrakesh, a Treviso e nelle isole Far Oer.
La mamma o chi ne fa le veci di uno dei due sta raccontando, con una vivacità un po' stile personalitàconfusa, la strga (1) che si è svolta nel pomeriggio. Spiega, con spiegabile orgoglio materno, che il kumoru aluweik (2) è stato particolarmente arduo: Sobol non ci pensava proprio, a sta roba del matrimonio, e loro pure (genitori o c.n.f.l.v.) non erano convinti della stretta necessità.
Ma poi era stata ufficialmente stabilita la lobola (3), pagata il giorno stesso con capi di bestiame, e si è capito che Pank aveva intenzioni serie.
Ovviamente, in famiglia erano circolati diversi boatos. I più gentili dicevano che i due erano costretti a casarse de penalty (4), i più abietti accusavano Pank di voler dar el braguetazo (5).
La festa ha avuto inizio veramente solo quando Westerby (6) ha deciso di fare lo skeinkjari (7).
Momenti immortalati nell'immancabile filmetto girato da Al con una telecamera analogica rigorosamente col tappo, compresa di biondino ululante appeso al mignolo:
1. la ricerca piuttosto nervosa dell'anello da parte dei testimoni (Tulipani e Attraverso), così lunga e lenta che la sposa ha pensato seriamente di desortijarse (8) (in questo caso non dell'anello, ma dei testimoni).
2. La prima kotsuniku no arasoi (9) degli sposini, intorno alla coniugazione di alcuni verbi francesi irregolari.
3. Il penoso tentativo di ridurre la kotsuniku no arasoi allo status di semplice pelotilla (10) da parte del solito gruppo di invitati impiccioni e pacifisti (corrente minimizzatrice) Bellacci, Bradipa, Ossignore e e.l.e.n.a.
4. Il brindisi mio che, vista la mia scarsa conoscenza del greco antico, è risultato in un imbarazzante (mal)augurio di ainolektros (11).
5. La lettura del talik (12) dal parte di Clio, su cui diversi invitati hanno voluto intervenire per proporre nuove clausole, compresa quella dell'ascensore.
6. Le lacrime di alcune invitate (LaPiccolaFiammiferaia e Aleph, tra le altre) davanti alla solenne promessa di rujuk (13), fatta da Pank.
La cerimonia dei regali è stata molto simile a un'asta e-bay: rilancio forsennato, sopraffazione e millanteria.
Noncicapisco ha aperto le offerte con i 3 (tre) regni: paradiso, terra e inferno.
papoff ha risposto con le quattro stagioni (minuscole).
Primabase, solito sborone, rilancia con i cinque elementi: terra, aria, fuoco, acqua ed etere. Gli sposi si chiedono cosa se ne faranno dell'etere.
Junior, con la sua carriola nuova di zecca, arriva carico di sei rapporti di parentela da scaricare addosso ai poveri festeggiati: padre, madre, fratelli, cognati-e, figli e nipoti. I nonni sono stati tralasciati per via della carriola.
Sable si prende carico dei sette colori dei corpi del sistema solare (l'arcobaleno non si confaceva al suo umore): il nero di Saturno, il marrone di Giove, il rosso di Marte, il giallo del Sole, il bianco di Venere, il blu di Mercurio e il verde della Luna. Nessuno ha tirato fuori il povero Plutone.
Uzi non ha voluto risparmiare: otto fonti di piacere (casa, letto, abiti, gioielli, mogli/mariti, fiori, profumi, e foglia di betel (su quest'ultima si è aperto un dibattito: fumata o masticata?)
Settore, pragmatico come sempre, ha regalato le nove materie prime utili al vivere quotidiano: riso, farina, uova, zucchero, sale, olio da cucina, cherosene, pesce essiccato e fibre tessili. Molti hanno mormorato "se l'è cavata con poco". Maldicenze.
Spad era giustamente fiero del suo dono, una polizza assicurativa contro le dieci sfighe, che prevede indenizzi e scongiuri contro bruttezza, bassa statura, orgoglio smisurato, lussuria, ingordigia, volgarità verbale (!), crudeltà, impazienza, falsità e codardia.
Ehvvivi ha fatto il regalo più apprezzato dagli sposi, una PLANETARIA (solo chi segue i programmi di cucina del canale CasaAlice può cogliere di quale meraviglia si sta parlando).
Vou ha spedito una giraffa fresca dal Mozambico, provocando sensazioni contraddittorie tra gli animali della cascina.
Io a Sobol le regalo tutte le liste di nozze del mondo, comprese quelle qua sopra e qua sotto.
(1) (bulgaro) visita, a scopo di perlustrazione, alla casa della futura sposa
(2) (khowar, Pakistan) convincere una ragazza a maritarsi
(3) (bantu, Congo) il prezzo di una sposa
(4) dai, avete capito benissimo
(5) (spagnolo) le nozze di un uomo povero con una donna ricca
(6) I nomi degli invitati sono stati desunti (sorry) dai bookmarks della sposa: gli esclusi protestino direttamente con lei.
(7) (faroese, Danimarca) l'uomo che gira tra gli ospiti di un matrimonio offrendo alcolici (tutti lo amano)
(8) (spagnolo caraibico) restituire l'anello di fidanzamento
(9) (giapponese) lite domestica – letteralmente "lotta tra carne e ossa"
(10) (spagnolo caraibico) battibecco tra sposi
(11) (greco antico) sposato infelicemente
(12) (malese) accordo di divorzio stipulato prima del matrimonio
(13) (indonesiano) risposarsi con la propria ex moglie dopo aver divorziato
(14) niente, è che Jest poteva stranirsi.
lunedì, 18 settembre 2006
(josh white, betty and dupree)
Sigilla la busta con sputo sprezzante, spruzza la carta da lettere sul tavolo con essenza di rancore. Dentro sprazza lo sporco delle mani di chi è appena rientrato a casa e ha scritto di un sentimento inedito. Amalgama con pioggia finta, meglio ancora con false lacrime, fatte di gocce d'aria condizionata sprizzate sulla finestra. Rifinisci con un puzzle del tempo fatto di briciole di pane con tutti i suoi (duemilasei x trecentosessantacinque=) frammenti.
venerdì, 15 settembre 2006
(edith piaff, je ne regrette rien)Cazzo. Facchetti. Sono avversa al cordoglio al microonde. Ma visto che la giornata è densa di lutto fallace, mi concedo una rivangatura, che è merito anche di
Jest e della lettura dei post perduti durante le vacanze.
Immagina di essere in un terrazzo greco, senza inquinamenti – acustici, luminosi, sonori, da polluzioni, da smog – in quell'ora in cui si raccontano le storie.
C'era una volta una coppia che, ogni quattro anni, se ne andava nei paesi ospitanti la coppa del mondo. Lui Xico, scriveva di futebol, lei Mica, faceva un cazzo. Sullo sfondo il bar di un albergo di Vigo, Galizia spagnola. Xico parla con un tipo notevole, mascellona, sguardo fiero da rapace, ciuffo scolpito, abito che aderisce a un corpo, ah, un corpo...(la descrizione è di Mica, si capisce). Alla fine, si stringono la mano, il semidio ride un po' mesto, un po' storto, Xico ride scaramanticamente. Lui viene accolto da un "chiè, chiè" urgente di lei. Si intuisce un innamoramento a prima vista. Facchetti, è. E chi è Facchetti? Mica, possibile che tu non sappia chi è Facchetti? [breve riassunto calciobiografico]. Abbiamo fatto una scommessa sulla partita di domani. Io dico che vincono loro, lui dice che è pura pazzia il solo pensarlo. E che avete scommesso? Una cena. Ahhhh, una cena, da noi, allora io farei o un empadão di gamberi o un vatapá, gli hai chiesto se è allergico ai crostacei? Mica, vai tomar no cu. Era il 4 luglio 1982. La scommessa è stata riscossa a Guadalajara, quattro anni dopo, sempre in un albergo. Lei si è finalmente seduta vicina al suo semidio, e hanno commentato per tutta la cena
la puzza d'aglio che emanava dai coreani. Mica sosteneva che quella era stata la più bella serata dei suoi quattro mondiali. Xico – forte dei suoi dodici mondiali – concludeva. Come Pelé. Campioni imbattibili in campo, ma non capisce un cazzo di calcio. Mica sorrideva, segreta, quando le chiedevamo se avevano davvero solo parlato tutto il tempo dei coreani.
giovedì, 14 settembre 2006
(beach boys, be true to your school)
Debbo chiedere per l’ennesima volta scusa a una parte di voialtri. cioè, a quelli che hanno shinystat (pare che non sia carino averlo, tsktsktsk). frega un cazzo chi/quanti vengono a leggervi. però non resisto alle chiavi-di-ricerca. leggendole, mi sono resa conto che sti nostri blog non sono in grado di soddisfare nemmeno un decimo delle aspettative che suscitano. il povero malcapitato caduto nella rete di calma, per esempio. troverà risposta a queste domande?
cos’è una prece
origine della zuppa di cozze
mentre un lettore random di climacus in effetti potrebbe essere soddisfatto su
“follie di spagna” significato
allocco+sinonimi\
chioccia con diarrea
cos’è il coito a tergo
costruire un usbergo
anche nel blog di calciototale sono quasi sicura che almeno a questa domanda ci sia una risposta:
quale arbitro ha annullato il gol di turone
mentre mi sfugge le implicazioni di questa chiave:
sable and ceffone
temo che jorma non abbia fornito tutte, ma proprio tutte, le indicazioni richieste dai cercatori di risposte su:
potatura pitosforo
quando potare pitosforo
junior, poi, ce lo vedete che chiarisce i seguenti dubbi esistenziali:
autogrill a ventimiglia
cambierà qualcosa sul decreto bersani a settembre
cosa si può piantare a settembre
frasette carine
posizione maniglione antipanico
(sull’ultima chiave forse è stato esauriente). sottolineando il fatto che si tratta dell’unica donna shinyzzata tra i miei bookmark, marika ci deve spiegazioni su:
“ritorno delle mestruazioni”
calcolo delle mestruazioni
come comportarsi con i pappagallini ondulati
idee tagli capelli ricci
inamidare con zucchero
insulti in croato
nascondere il termo
essendo che anch’io, in effetti, ho sempre desiderato sapere come nascondere il termo. papoff, spero tu abbia det-ta-glia-te istruzioni e risposte per
bannato significa
come scaricare “i due porri”
eliminare il tappo di cerume.
pagando il prezzo del blog più o meno specializzato, scartivariumani ha chiavi più o meno a senso unico:
correre per 50 minuti
correre un’ora
correre un’ora al giorno
“prepara la maratona”
con un crescendo ansiogeno e significativo. Il re delle chiavi-di-ricerca è ovviamente settorzinho. per varietà e quantità. conoscendo la dovizia dei suoi testi, credo che pochi siano andati delusi quando hanno chiesto a lui:
cos’è un ismo
idee per festeggiare un quarantenne
miglior torta millefoglie verona
Mi sono fatta le chiavi vostra, ma le mie sono lì che mi accusano, mute, di inadempienza:
babaganesh is
leopardo differenze ghepardo
non sarò mai uno sfigato traducciòn
significato risate in vocali
stitico prezzemolo
l’unica su cui mi sento di essere stata chiara ed esauriente è
aeroplanino cucchiaio
sempre che, come temo, non si riferisse al duo montella-totti.
nb: questo saggio è stato scritto analizzando i dati d'agosto. ora le chiavi sono già cambiate, nuove domande v'attendono.
mercoledì, 13 settembre 2006
(elton john, crocodile rock) A casa di mio nonno, in campagna, c’erano tre cortili. Sul principale si affacciava la casa. Non si vedeva il cancello, ma si potevano avvistare i cocuzzoli delle teste di chi saliva la scaletta bastarda, pianissimo. La casa aveva una veranda con sedie di vimini e amache, ogni tanto arrivava una zaffata di profumo di fiume, odore di panni e argilla.
Davanti alla casa Grande ce n’era un’altra, dei bambini. Tutte camere con letti a castello.
Dietro la casa Grande c’era un gazebo costruito dai banani per cazzi loro. Su un letto di foglie croccanti, dormivano il pickup e
l’aerowillys del nonno (che non guidava. chi lo guidava?).
Tra le due case, c’era un universo ibrido in cui convivevano orchidee, galline, cachì e una
goiabeira discosta, quasi dimenticata, in fondo, lontano da tutto. Era il cortile più colorato. Una volta mia cugina cadde dalla goiabeira, la pancia affondò in un rubinetto (o viceversa) e finì in ospedale.
Dietro la casa dei bambini c’era l’ultimo cortile, quasi proibito. C’era un muro e un cancelletto di legno, che certe volte saltavamo per puro piacere. C’era un capanno, che mio nonno, chissà perché, chiamava Petit Trianon. Mai saputo cosa si facesse al Petit Trianon. Era sempre chiuso. Presente, spesso, nei miei incubi. Intorno c’erano solo erbacce e una piscinetta lavapiedi. Alberi alti, ombre, rettilanfibi indicibili si trascinavano vicino alle radici, rumori di insetti mai esistiti né visti. Là era sempre caldo e vacanza, invariabilmente, ma poteva piovere, e la pioggia restava custodita per l'uso dei nostri piedi nel tappeto di foglie vecchie, di frutti marci, di vermi lenti e molli.
Ho sistemato i tre cortili della fattoria di mio nonno in una bussola-amuleto, ogni volta che parto per le vacanze li evoco. Mai nessuna vacanza sarà così, perfetta.
venerdì, 01 settembre 2006
(m. ward, magic trick)
Venerdì, il sole va naufragando come un transatlantico, e tutto trascina: scadenze, carte, sorrisi da ascensore, la sveglia alle settemmezza, tutto quello che in me c’è di professionale (poco) e specializzato (niente). Ora a me, dilettante e senza laurea, ora a noi. Jeans bucati e capelli da lavare, scendete su di me!
c’è voluto tanto, ma alla fine abbiamo vinto un’altra guerra contro la settimana. É così, sorella, tira un calcio al cadavere: se n’è andata la settimana. Perché domani e dopodomani non contano, e nemmeno la settimana prossima ché me ne vado in un’isola greca: non avremo bisogno di orologio, ci ripenserò solo quando risentirò la sigla del tiggì alle undici della sera di martedì dodici.
Bell’altalena: il venerdì di lavoro scende e noi si sale sull’onda della discesa. La gente intorno che corre, ma non per la fretta. É un ballo, perché il primo minuto del fine settimana è il migliore di tutti, perché in lui c’entra tutto quello che sogni e non può essere – ma ancora si spera, se non altro in un miracolo.
la sera è di venerdì, e quindi buona per antonomasia, e circolano voci a ogni angolo: sabato ci sarà il sole – e questa notizia in questa estate del cazzo vale più di un sondaggio, di truppe spedite in medioriente, dei morti in Iraq (quello loro e quello nostro). Vale più della formazione che Spalletti manderà in campo domenica, pensa tu.
venerdì, il sole va naufragando, un transatlantico. A guardarla, mi sembra che la gente gli balli intorno fino a stancarsi e cadere giù per terra, come le falene.