martedì, 10 ottobre 2006
(david karsten daniels, siamese hearts)

Apri rettangolo nero. Ora due rettangoli bianchi. Linea nera si muove in diagonale. Trenta o quaranta T bianche e occhiali da sole, soffuse di giallo oro. Un'altra linea a destra, sinuosa, capelli ginestra, tessuto ciclamino, punta in linea retta verso volume bidimensionale con lunghe trecce rosse e vestito blu notte, braccia e gambe in simmetria, movimento a forbice senza tentennamenti. Sfondo verde sherwood con frutti rosci. Volume sui quaranta, tuta nera, un braccio su l'altro giù, oggetto invisibile davanti alla faccia. Linea sul bordo del rettangolo verde centrale che scatta in avanti, parlando in piccolo rettangolo argentato, gambe a sinistra, tronco parallelo al piano dello sfondo con buco irregolare verde. Molto vicino, pantaloni neri, capelli e baffi bianchi parla (con atteggiamento positivo) della ragazza dal vestito blu e della ragazza dal vestito rosso. Diverse tonalità, bianche, nere, rosse e blu, tracciano un semicerchio intorno a rettangolo sospeso, parallelo al pavimento. Nove o dieci piccoli colori metallizzati disegnano curve nel grande grigio affianco. Sei forme quasi sferiche, verdi, appaiono a destra, dietro e sopra la grande massa color pietra, che troneggia massiccia. Simmetria di archi. Linee orizzontali e verticali, a destra e a sinistra, camminano e puntano verso grande rettangolo bianco più avanti. Temperatura blu. Frenesia improvvisa di volumi in diverse tonalità da destra verso sinistra e viceversa. Bianco con bastone nero, avanza verso destra. In fondo a destra, blu con mp3 scuro, suono rosso. Altri tre quasi uguali, uno blu, due ex blu, davanti. Altri capelli bianchi. Equidistanza di colori diversi su cavalletti bianchi definiscono il grande volume ortogonale sospeso nell'aria. Cameriere nero e bianco con piccoli cilindri neri e bolle invisibili. Presenza stupefacente di volume verde liquido (sponsor: heineken). Gamba orizzontale blu e scarpa su sedile rosso. Cerchietti caldi, numero 75, arancioni. Due rette verdi passano urlando nel grande ritaglio grigio in alto. Blu cerca qualcosa con una lunga diagonale che disegna onde nel verde e nell'ocra semiliquidi. Odore di grani di mais scoppiati, bianchi. Tre piccole verticali davanti: nero carbone, bianco perla e grigio opaco. Fiori con in braccio piccolissima diagonale bianca che piange. Volume bianco arrotondato scende verso volume cubico verde fisso e chiacchiera con macchia scura, a destra. Pantaloni blu scendono e rivelano mutanda, bianca. Luce accecante a destra, soffusa in alto, ombre sbiadite a sinistra. Dietro, marrone picchiettato di nero porta rettangolo bianco, da sinistra verso destra, con fatica. Un cielo a cubo di plastica nerobianco a sinistra, da finire. Bjork in blues a destra. Onde grigie, chiare, salgono irregolari da piccolo tratto bianco e si sciolgono una grande massa terradisiena, davanti. Mal di testa giallo. Saturazione. Chiudi, rettangolo nero.

Atac, 75, h 10:17 + 5 diottrie di astigmatismo
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lunedì, 09 ottobre 2006
(ramona cordova, introduction)

ho appena votato le sette meraviglie del mondo qui,  dopo aver riempito un modulo semplicesemplice. bisogna scegliere per forza sette candidati. se vuoi dare un unico voto e hai un'irresistibile vocazione da lobbysta, hai da pagare 2 bucks e in cambio ti danno pure il certificato . non ho votato il colosseo, ho dato la preferenza a tutti monumenti che stanno nel terzo mondo (il Cristo di Rio; le piramidi di chichen itza, in messico; i capoccioni dell'isola di pasqua; la grande muraglia - anche se tecnicamente non so se la cina è ancora terzo mondo; macchu picchu in perù; le piramidi di giza, in egitto; il taj mahal in india). il motivo? partigianeria gratuita. ho pensato alla scena delle urne che vengono aperte il 7 luglio 2007 e tutte le sette nuove meraviglie del mondo situate in paesi di serie b.
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venerdì, 06 ottobre 2006
(fabrizio de andrè, introduzione ostinata e contraria)



La nostalgia mi mette freddo. Indosso subito un pull così la smette. Addormentata sul divano davanti a canalicinqui e raie, sogno un melodramma. La testa sul cuscino e un libretto che ti si sfoglia in testa. L'eroina che muore. Un po' Maria Callas, un po' Fanny Ardant che sgranano occhi enormi e spalancano bocche fameliche: piango. Ogni volta che le sogno. E mi sveglio col resto della serata distrutto, forse ne avanza addirittura un pezzo per il giorno dopo. Stasera mi è sembrato di vederlo che vagava per la strada, vicino alla macchinetta delle sigarette. Un'anima in pena, parecchio deperita, anche perché l'ho ucciso un anno fa. Istigata da Maria e Fanny, cerco di ridere, ma ora in bocca ho quel sapore che hanno le pere quando diventano marroni. Oppure è il gusto del telefonino quando sa di qualcun altro. Giro per le strade buie e mi sento davvero sola, eppure basta tornare a casa per rituffarmi in mezzo ai popoli e alla Storia. Noleggio un film, unica azione possibile in questo quartiere senza bar. Mia sorella mi chiama per dirmi che ha comprato due cuscini, uno fatto di grani di farro e l'altro supertecnologico, col ripieno inventato dalla Nasa. Spero non mi regali quello col farro. Voglio il cuscino spaziale, con sensori freudiani. Dovrò aspettare natale per scoprire quale cuscino mi tocca. Intanto sono arrivata davanti casa, ma non ho voglia di rientrare e scaldarmi nella Storia. Vorrei godermi ancora un po' questa sensazione da verme solitario di me stessa. Non barare: la verità è che speri di rivedere il fantasma che si aggira incongruente per l'Europa. Risolvo il dilemma, molto vigliaccamente, qui.
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giovedì, 05 ottobre 2006
(peter gabriel, in doubt)

Gio' e Ma' non si vedono da 10 giorni. Ma' sa che sono 10, perché l'ultima volta che si sono visti era l'ultimo giorno di mestruazioni. Hanno scopato al Gianicolo, sotto la luna piena. Una scopata garibaldina. Per lei e per lui. Erano in quell'entusiasmo iniziale senza vergogne, situazione rara che dura poco. La luna allo zenit, l'ultimo giorno di sangue. Poi Ma' ha ovulato. Lei lo sa. Alcune donne riescono a sentirlo. Ma' di solito avverte gli amici: "Sto ovulando". Gli amici ridono, ma intanto Ma' lo sente. Allora ha fatto i calcoli, "da 10 giorni non vedo Gio'".

Entrambi avevano da fare. Lei aspettava il ritorno di un ex fidanzato, che ancora aveva delle cose da dire. Lui attendeva l'arrivo di un ex amore straniero che avrebbe passato qualche settimana in città. La sera del Gianicolo, avevano parlato della mancanza di sincronia degli amori. Hanno riso scoprendo che quell'argomento era un po' troppo peso per quella loro leggerezza iniziale. E hanno cambiato argomento. Hanno fantasticato sulla casetta di dolciumi di Hansel e Gretel. Senza la strega. Solo i dolciumi.

10 giorni dopo, Gio' le manda un messaggino. Gli occhi di Ma' scintillano. "Ma', mi manchi. Andiamo?" Non serviva altro. Non c'era null'altro dopo l'andiamo. Era puro e semplice come un "andiamo" dev'essere. Ma' risponde. Si incontrano. Al Gianicolo garibaldino. I 10 giorni hanno creato una specie di vergogna retroattiva. Che presto scompare. Basta ricordare il sapore l'uno dell'altro. 10 giorni fa, Gio' aveva comprato sei preservativi. In una farmacia notturna. Ma' in macchina, che aspetta e ride. Gio' le fa ciao mentre il farmacista andava dentro a prendere i preservativi. Ma' lo saluta di rimando, ride di lui impalato davanti allo sportellino.

Gio' entra in macchina e ne dà due a Ma', e le dice: "Tienili in borsa, tesoro". Gio' ne tiene quattro. In verità ora dovrebbe averne tre, uno verrà usato subito nella sera garibaldina dell'ultimo giorno di sangue. Ed eccoli qua. 10 giorni dopo, ansia a fior di pelle. Due persone che aspettano altre due persone. Almeno sono insieme. Umore sensibile ed esasperato. Umore sottile. Disperato. Chi ci è passato, lo sa. Ma' si lancia in una fellatio risorgimentale su Gio' (definirlo pompino sarebbe poco patriottico). Gio', fiero e nostalgico, le tiene la testa, lo vuole più intenso. Ma' fa uno strano rumore. Gio', tenero, le chiede cosa-c'è-fiorellino-mio.

"Mi è andato di traverso, Gio'."

Gio' ride, le bacia la bocca, il collo, le tette, la sinistra, poi la destra, le spalle, la pancia, il fianco, la coscia...

"Ah, Gio', mi sei mancato..."

"Gio', li hai i preservativi?"

"Dovresti averne tre."

"Ihhhhh, non ce l'ho, Ma'. Tu ne hai?"

"Gio', dove sono i tre preservativi, Gio'? Cazzo, Gio'..."

"Sì, Gio'. Ne ho portato uno in borsa."

"Ah, tesoro mio, grandioso! Pensa dover andare ora in farmacia..."

" Gio', tu dovresti avere tre preservativi, Gio'. Gio', è già arrivata la straniera? Gio', hai conosciuto un'altra? Di già, Gio'? In dieci giorni? Gio', non avevi semplicemente da fare?"

"Scopami, Gio'. Scopami subito!"

"Hai dimenticato di aver comprato i preservativi o ti sei scopato qualcun altra? Non puoi guardare nello zaino?"

"Cazzo, Ma', sei fantastica, cazzo cazzo cazzo."

"Che fine hanno fatto gli altri tre preservativi, Gio'? Meno male che esistono, sto ovulando. Ho ovulato tutto il pomeriggio. L'ho sentito. Chi ha inventato i preservativi?"

"Ti piace così, Ma'?"

"Mi piace, Gio'. Mi piace."

"Scopami tre volte, Gio'. Prendi sta cazzo di macchina, scendi e comprane altri tre. Ah Gio'. Che tristezza. Che vergogna. Non capisci niente. Nemmeno io. Non capisco un cazzo. Cazzo, Gio'... dovresti avere tre preservativi. Io che ti facevo ciao dalla macchina, non ricordi?"

"Posso sedermi su di te?"

"Siediti, Ma', siediti!"

"Lo so che stiamo con altri, caro Gio'. Ma non sapevo che c'erano addirittura terze persone. Non era già abbastanza complicato, Gio'? Li hai messi nello zaino, ricordo. E hai fatto quella faccia birichina tipo visto-che-il-ritmo-sarà-così-vero-tesoro..."

***

Ma' non si è rimessa col suo ex, malgrado le belle parole intercorse. Gio' ha incontrato l'ex fidanzata straniera. L'ha trovata strana. Erano due estranei, che ricordavano due estranei di tre anni prima. Gio' e Ma' non si sono visti mai più.  Pur avendo lasciato per terra briciole di dolciumi che li avrebbero portati a una casa ancor più dolce. Ci hanno provato. Ma uno dei due ci è arrivato prima. Aveva più briciole dell'altro. Ma' si è ritrovata sola. Ha rubato un leccalecca e l'ha tenuto come ricordo. Gio', arrivato subito dopo, ha deciso di rubare una mou come souvenir. Una mou dura fuori e morbida dentro, la preferita di Ma'. Gio' continua a comprare la confezione da 6 preservativi, e ogni tanto spia la vita di Ma' in internet. Gli mancano le sue, le loro, risate. Pensa: ora la chiamo, ma poi non lo fa. Ma' ha una nuova abitudine. Ogni volta che passa dal Gianicolo, o perfino solo davanti porta San Pancrazio, sputa per terra.

"Mi è andata di traverso" - spiega a chi le sta accanto. Omette di dire cosa.
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martedì, 03 ottobre 2006
(grizzly bear, alligator)

Stamattina ho vissuto uno di quei momenti surreali che valgono la penna. Ho accompagnato l'ambasciatore a consegnare - ufficialmente, dignitariamente - un tucano al bioparco. A parte il viaggio d'andata, che già il titolo "In mercedes col tucano" secondo me venderebbe più del libro di Veltroni, il bello è stato osservare il tucano che si rendeva conto appieno della fregatura che aveva preso, entrando nella voliera del bp (dovessi scrivere zoo, scatterebbe immediatamente lo spyware apposito). Vicino a noi, ferma a guardare lo spettacolo, famigliola con bimbetta di 3-4 anni. La bimbina guardava, affascinata, la voliera e il tucano e noi che dovevamo sembrarle animali ancor più assurdi. Poi si mette a urlare, entusiasta, alla madre che si allontanava:

Mamma!!! Redicolo!!!

Siamo rimasti imparpagliati a chiederci se era la voliera o il tucano o noi i redicoli, o se - più probabilmente - spero - lei fosse ricorsa a un termine che conosceva dall'averlo sentito adoperare dagli adulti per descrivere quello che sentiva. Redicolo poteva significare Magnifico. Oppure talmente Magnifico che nessuna parola che conosceva, solo una parola speciale, una parola adulta, una qualsiasi parola adulta, poteva rendere l'idea. Oppure la bimbina ha trovato la perfetta descrizione di quello che aveva visto fuori e dentro la voliera, l'estrema stranezza della natura, che nessun vocabolario raggiunge. La vita nella sua forma più, comedire, esplicita, con piume colorate e becchi stravaganti, e uomini e donne in completi blu e camicie bianche, la vita oltre le parole giuste. Redicola. Nel senso di...di... redicola, ecco.

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L'altroieri avevo provato qualcosa di simile a piazza Navona, aspettando il turno per votare. Cercavo di organizzare i miei pensieri politici e non trovavo le parole giuste. Le elezioni sono sempre un grande spettacolo. La democrazia impiumata in mostra, bella da vedersi, a palazzo Pamphilj, democrazia barocca dalla facciata color cielo. Con un risultato assolutamente, comedire, redicolo, nel senso di disdicevole, redicolo nel senso di meraviglioso o redicolo nel senso di chi-lo-sa. Qualunque cosa sia, redicolo.
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lunedì, 02 ottobre 2006
(flora purim, gente)



va bene, l'ho votato. ci ho pensato parecchio, ma alla fine ho digitato i numeri del pelouche qua, in una civilissima urna elettronica. col solito sollievo di poter votare. con la consueta sensazione di non credere fino in fondo in quel che sto votando. con la nota certezza di scegliere il male minore. con l'unica fierezza di non votare come il 27% dei brasiliani ricchi.
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