il momento clou dell'invidia del pene arriva intorno a mezzanotte, mentre fai la fila della pipì davanti a un bagno da pub. non solo vorresti un pene (non in quel senso lì ma in quell'altro senso là), ma (nel mio caso specifico) ti senti vecchia. primo perché fai sempre più fatica a ricapitolare le regole auree delle pisciate fuori sede. secondo perché guardi le ragazze che ti stanno davanti e per istinto ti verrebbe voglia di: 1) dirle che il fucsia e il verde pisello in effetti non è che stiano tanto bene insieme; 2) insegnarle il punto invisibile per fare l'orlo ai jeans; 3) metterle nelle mani della tua vicina estetista che le spiega per bene e definitivamente come si usa l'eyeliner; 4) prenderle per il braccio e riportarle a casa che tanto hanno bevuto abbastanza.
il bagno da pub è un gradino sopra il bagno da disco – che non frequento più da decenni. ora magari sono superfichi i bagni da disco. ma non ci credo. un gradino estremamente scivoloso e zozzo, con tanto di tampone galleggiante minaccioso. la famosa foderina di cartaigienica anticandidosi che tua madre e tua nonna ti hanno insegnato a fare nei lindi bagni degli autogrill neanche a pensarci, la cartaigienica non c'è mai. quindi ti tocca pisciare in quella fantastica posizione per cui non tocchi l'orrida tavoletta, ma comprometti il tuo nervo sciatico per il resto della vita. tutto ciò con uno zaino appeso al collo, perché non c'è nessun posto dove poggiarlo o appenderlo. e mentre con un piede tieni chiusa la porta perché la linguetta è rotta. e a occhi chiusi, per non vedere il pavimento o, peggio ancora, il cesso. e mentre reciti il mantra nonscivoleròpiuttostomivengauncrampo. gli dèi dei bagni del pub a questo punto si impietosiscono. e ti mandano un bel crampo per soddisfare almeno un tuo desiderio.
un pensiero che mi sostiene in questi casi è un ricordo di vacanza in isola greca. chiedo alla padrona della taberna dov'è il bagno, lei mi guarda come se fossi scema e lancia il grido di Senofonte: thálassa! thálassa!






