mercoledì, 29 novembre 2006
(portishead, only you)



il momento clou dell'invidia del pene arriva intorno a mezzanotte, mentre fai la fila della pipì davanti a un bagno da pub. non solo vorresti un pene (non in quel senso lì ma in quell'altro senso là), ma (nel mio caso specifico) ti senti vecchia. primo perché fai sempre più fatica a ricapitolare le regole auree delle pisciate fuori sede. secondo perché guardi le ragazze che ti stanno davanti e per istinto ti verrebbe voglia di: 1) dirle che il fucsia e il verde pisello in effetti non è che stiano tanto bene insieme; 2) insegnarle il punto invisibile per fare l'orlo ai jeans; 3) metterle nelle mani della tua vicina estetista che le spiega per bene e definitivamente come si usa l'eyeliner; 4) prenderle per il braccio e riportarle a casa che tanto hanno bevuto abbastanza.



il bagno da pub è un gradino sopra il bagno da disco – che non frequento più da decenni. ora magari sono superfichi i bagni da disco. ma non ci credo. un gradino estremamente scivoloso e zozzo, con tanto di tampone galleggiante minaccioso. la famosa foderina di cartaigienica anticandidosi che tua madre e tua nonna ti hanno insegnato a fare nei lindi bagni degli autogrill neanche a pensarci, la cartaigienica non c'è mai. quindi ti tocca pisciare in quella fantastica posizione per cui non tocchi l'orrida tavoletta, ma comprometti il tuo nervo sciatico per il resto della vita. tutto ciò con uno zaino appeso al collo, perché non c'è nessun posto dove poggiarlo o appenderlo. e mentre con un piede tieni chiusa la porta perché la linguetta è rotta. e a occhi chiusi, per non vedere il pavimento o, peggio ancora, il cesso. e mentre reciti il mantra nonscivoleròpiuttostomivengauncrampo. gli dèi dei bagni del pub a questo punto si impietosiscono. e ti mandano un bel crampo per soddisfare almeno un tuo desiderio.



un pensiero che mi sostiene in questi casi è un ricordo di vacanza in isola greca. chiedo alla padrona della taberna dov'è il bagno, lei mi guarda come se fossi scema e lancia il grido di Senofonte: thálassa! thálassa!
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lunedì, 27 novembre 2006




(willie nelson che cazzeggia con un famoso brano, quasi irriconoscibile)



è arrivata la menopausa delle parole. ovulano solo per dovere di cronaca e su ordinazione. quel famoso aforisma sul piacere/bisogno di scrivere, tra i più temuti dagli pseudoscrittori e massima giustificazione all'esistenza dei blog, quello lì che recita se non hai l'impellente bisogno di scrivere, lascia perdere, si è arrampicato sull'ultimo ripiano dello scaffale rosso e gracchia spernacchiante ogni volta che mi vengono parole da postare.



ho messo giù una ciotola di zuppa che dovrebbe piacergli: qualche foglia di carverraymond, inconsistente e tremolante come cremecaramel. fette di fosterwallacedavid, amarognolo come budella di aragosta. pistilli di safranfoerjonathan, che danno quel tocco esotico da pastrami. bacche di zz packer, ultimo amore, dal vago profumo di pescegatto di neworleans. una grattugiata di carofigliogianrico, per non cadere nell'esotismo filoyankee, e di smithzadie, per non tralasciare l'insipido cibo analitico inglese. per guarnire, recinzioni di palombajohnny, che danno quel tocco di facioliconlecotiche che piace tanto agli aforismi affamati. niente cuisine française né cozinha brasileira.



tengo di riserva la lasagna di hofstadterdouglas e carpaccio di adamsdouglas, cui ricorrerò solo in casi disperati. ho anche interi scaffali di scrittori morti. ma ho l'impressione che questo stronzisssimo aforisma mangi solo roba viva, possibilimente ancora calda.








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mercoledì, 15 novembre 2006
(human league, once upon a time)

il miglior dizionario italiano online è quello di de mauro. non solo mi pare che i lemmi siano scritti in modo incantevole. ma ti dà anche le statistiche. valore aggiunto inestimabile per noi spaccatori di capello e di palle. lo sapevate che i lemmi più consultati dal 10 gennaio 2006 (come si chiamerà? la toplemmi? la lemmichart? jukelemma?) sono:

1 gàt|to s.m.

2 vo|ca|bo|là|rio s.m.

3 ag|gio|tàg|gio s.m.

4 càz|zo s.m.

5 fì|ga s.f.

6 fì|ca s.f.

7 i|dio|sin|cra|sì|a s.f.

8 ob|biet|tì|vo agg., s.m., var.

9 ple|o|nà|sti|co agg.

10 mi|sò|gi|no agg., s.m.

perché tutta sta gente cerchi la definizione precisa di "gatto" per me è un mistero. cercare in un dizionario la parola "vocabolario" mi sembra lievemente tau|to|lò|gi|co. mentre il terzo posto di "aggiotaggio" va commentato con la fronte aggrottata e quell'aria di "ah, i tempi, la società, come va il mondo, signora mia".comunque,  vi consiglio di leggere la definizione. il quarto posto di "cazzo" un po' me lo aspettavo, è in effetti una parola molto get|to|na|ta. evidentemente più di "fica", che però si rifà con una cover, "figa", praticamente appaiate alla quinta e sesta posizione. mi dispiace per voi padani, ma la parola corretta è "fica", non c'è cazzi, hanno ragione i romani. lo so che non vi viene da dire la c. ma de mauro ha [participio passato di dirimere, che non esiste] la questione. gli ultimi 4 lemmi sono banali, tutte parole che in effetti uno prima o poi cerca nel vocabolario. a parte "obbiettivo", classico motivo di battibecco [litigio breve e concitato, spec. per motivi futili] per via della doppia bb. (meglio con una, dice tullio).

come ogni buon best-of, non può che essere accompagnato dal worst-of, in questo caso le parole più nontrovate tra quelle cercate. o viceversa. il numerillo che le precede spero non si riferisca alla quantità di imbecilli che le ha cercate. Spezzerei una lancia per alsanifra, che tutti ormai sanno che significa, e proattivo, come atto di gentilezza nei confronti di alessia marcuzzi. siamo mica misogeni, dai. 

1 11532 p.nightmare

2 8830 sono finocchio

3 6365 daccordo

4 5405 faco rulez

5 4484 d'accordo

6 2476 alsanifra

7 2203 conoscienza

8 2014 misogeno

9 1833 tantomeno

10 1750 proattivo
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lunedì, 13 novembre 2006
(fabrizio de andrè, ave maria)


 


per il compleanno del koala, il 30 ottobre scorso, sua nonna gli ha spedito un pacco. un tipico pacco da nonna: pigiami, mutande, pedalini, sciarpe, guanti, ovetti kinder, blocchi da disegno. da brava comunista, decide di spedire tutto con un paccocelereinternazionale, avendo ricevuto un depliant che ne decantava l'efficacia. la vocina che sussurrava nel suo orecchio sinistro "dhl! ups! fedex!" è stata messa a tacere con un perentorio e autarchico "no! poste italiane!". le hanno scucito 70 euri per la spedizione, garantito che il pacco sarebbe arrivato in 3 giorni, dato un numero di codice con cui seguire le vicissitudini del pacco online. essendo una nonna, la cosa online è stata ignorata, finché non sono tornata alla base e ricevuto una telefonata: non è che puoi controllare se il pacco almeno è arrivato in spagna? astopunto eravamo al 3 novembre. digito il codice nell'apposito sito, e questo è il risultato della ricerca.

Situazione della spedizione: ZA002730585IT

Data                        Stato della spedizione                            Localita'                                     

gio, 09-11-2006    IN GIACENZA                                       CHRONOPOST INTER. PORTUGAL          

gio, 09-11-2006    RITORNO AL MITTENTE                       CHRONOPOST INTER. PORTUGAL            

mer, 08-11-2006  IN GIACENZA                                       CHRONOPOST FRANCE                        

lun, 30-10-2006    INDIRIZZO ERRATO                             MASSY CHRONOPOST                          

dom, 29-10-2006 ARRIVATA IN FILIALE                          CI-US                                             

dom, 29-10-2006 ISPEZIONE POSTALE                           MEMPHIS                                        

sab, 28-10-2006  IN TRANSITO                                       PARIS                                            

ven, 27-10-2006   PARTENZA DAL GATEWAY              ROMA                                            

ven, 27-10-2006   IN TRANSITO                                      ROMA                                            

ven, 27-10-2006  ARRIVO AL GATEWAY                      ROMA                                         

gio, 26-10-2006  ACCETTAZIONE UFFICIO POSTALE         

ci sono diversi elementi misteriosi nel viaggio del Pacco. la prima è l'ispezione postale a memphis. ma vabbè. la seconda è l'indirizzo errato a massy (che secondo google sta a marsiglia, francia): perché un un Pacco per madrid va a finire a marsiglia? e perché l'indirizzo è errato? perfino io, che sono del tutto priva di senso di orientamento, sono arrivata in calle amparo 81. certo, grazie a un taxi, ma insomma ci sono arrivata. l'ultimo mistero è la giacenza in portogallo. ho scritto alle poste per reclamare. non mi hanno risposto tramite email, ma con una telefonata di una signorina gentilissima che giura che telefoneranno al koala per fargli andare a prendere il Pacco. le ho fatto notare che gli ovetti kinder a sto punto saranno andati a male. e che per 70 euro dhl, ups e fedex sarebbero venuti a casa della nonna a prendere il Pacco che sarebbe arrivato in tempo per il compleanno. a tutt'oggi, nessuno ha comunicato al koala l'esistenza e la giacenza del Pacco. l'unico elemento lampante è che il paccocelereinternazionale è un vero pacco.
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sabato, 11 novembre 2006

(lisa germano, sexy little girl princess)

i miei genitori e i loro amici, nella fase anziana della loro vita, facevano tre giochi che odiavo. il primo era il comesichiama, un classico: si comincia col dire "comesichiama" e poi si parte col "comincia con la b" e vale per nomi di cose e di persone, luoghi, date ("comincia per mille"), prezzi, tutto. la vendetta è arrivata: solo ieri, ho detto cinque "comincia con la b".

Il secondo era il trovalasomiglianza: anche la più oscura velina o regazzetta degli spot veniva immediatamente individuata come la sosia vivente (in tv) di una cugina-nipote-amica-figliadi. vinceva sempre mia madre, perché ha una famiglia sterminata. mio padre lo faceva solo coi calciatori. qualche giorno fa, a madrid, sono quasi impazzita a cercare nella mia cache a quale cugina somiglia la compagna d'appartamento del koala. sicuramente non era magda. ma comincia con la b.

il gioco che mi faceva impazzire davvero era l'eramoltomegliosempronio. metodo infallibile per animare una divertente discussione tra amici, o per liquidare una volta per tutte un'amicizia. lo puoi fare solo, temo, a partire dai 40. voi regazzini lassate perde. il modo classico di iniziare era: "certo, parlano parlano di pelé, ma bravo davvero era coutinho" (che mi pare giocasse con lui nel santos). questa frase l'ho sentita (non da mio padre!) un migliaio di volte.mi ricordo un tipo che sostenne che il vero rei non era pelé, ma un certo ipojucan. la casistica in cache registra un la vera marilyn monroe era jane mansfield. funziona solo con gli over60, questa. altro esempio: tutti ricordano elvis, ma era molto meglio jerry lee lewis. oppure, rischiando di prendersi una sediata in testa: de andrè era un grande, ma vuoi mettere claudio lolli?

l'obiettivo del gioco è dimostrare di avere una sensibilità speciale, più acuta degli altri, per cui noti quello che nessun altro nota. nulla di più irritante.

eppure ci sono cascata. davanti a una colorita assemblea di avanzi di dams, ho osato sostenere che il vero genio non era charlie chaplin, ma buster keaton.

cosa?!?


buster keaton, senza dubbio.

ma vaccagare!

keaton era chaplin privo di sentimentalismo.


E concludere con la faccia da tolla: chaplin era un egocentrico romantico. keaton, un classico. non c'è paragone.

poi ti conviene spostarti, perché arriva la sediata.

ma il modo di vincere a eramoltomegliosempronio con sicurezza, professionalità e classe è uno solo. anche questo l'ho testato con le mie cavie under23. sostenere con freddezza e convinzione che il migliore di tutti i tempi era... e inventare un nome. questo sistema, tra l'altro, l'ho imparato da un blogger.



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martedì, 07 novembre 2006
(patti smith, easter)

Leggere il giornale dove scrivo regolarmente può essere traumatico.

Nella cronaca cittadina (di Rio de Janeiro), leggo che venerdì 3 novembre, il giovane Bruno Ribeiro de Macedo, 19 anni, che per campare consegnava pizze, è stato ucciso con un colpo in faccia vicino alla favela di Jacarezinho, nella zona nord di Rio de Janeiro, dai poliziotti del III Battaglione che l’hanno scambiato per un ladro di macchine.

Bruno è stato ucciso mentre cercava di fermare un taxi per portare suo padre, João Rodrigues Ribeiro, 77 anni, all’ospedale più vicino. João si era sentito male a casa, dentro la favela.

I poliziotti dichiarano di aver sparato perché hanno visto Bruno che costringeva il tassinaro a scendere dalla macchina.

Il padre di Bruno è stato portato fino all’ospedale, ma è morto per strada.

Quando le hanno comunicato la morte del marito e del figlio, Célia Ribeiro de Macedo si è sentita male. L’hanno portata in ospedale, i medici l’hanno visitata e poi l’hanno rimandata a casa.

Nella tragedia greca – dice Wikipedia – l’'eroe tragico non perde la sua facoltà di autodeterminazione: i testi tragici sottolineano la volontà dell'uomo come elemento determinante, mettendolo a confronto con una alternativa, nella quale egli può ancora scegliere.

Una volta tanto, i greci non avevano capito un cazzo. O forse non avevano previsto tutto questo.
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venerdì, 03 novembre 2006
(caetano veloso, outro)



momenti difficili









Momenti difficili. Più pericoloso e terrificante dell'atterraggio in un aeroporto mozambicano, solo il decollo da un aeroporto mozambicano. Le piste seminate di carcasse di Mig sovietici sono, come dire. Come le capre che ci pascolano in mezzo. E che secondo me si spostano mica quando l'aereo si posa sulla pista.










Momenti sublimi 1. Villaggio alla periferia di Maputo. Ancertopunto sentiamo uno che strilla e andiamo a vedere in piazza. C'era l'Uomo del Megafono che strillava le ultime notizie! Cioè scòrdati tutti i tg, le cnn, le newsonline di questo pianeta, e immagina che tutta l'informazione che avrai per la settimana ti verrà strillata da un sessantenne ancora gajardo con un megafono bianco e un cappelletto sul cranio. Ci strilla anche il collega itagliano che siccome tanto non lo capivano ha fatto il giro della piazza cantando nel megafono maradonèmegliepelè (stronzo) e l'immancabile popopopo.








Momenti sublimi 2. Nel centro di Maputo, bancarelle con povere cose molto colorate. Il mio radar dei colori si accende e mi devia verso il lato sinistro del marciapiede. Cose colorate. Tutte insieme. Lacci di scarpe. Di tutti i colori possibili. Ho avuto difficoltà a sceglierne uno, ho pensato li voglio tutti. Oppure come Marcopiccolo quando il gelataio gli chiedeva cosa vuoi, e lui chiedeva al koala anche lui piccolo: Nino, che vojo io? Per un attimo ho dimenticato tutto, anche di controllare dove stava il venditore. Ero eccitata da tutti quei lacci colorati. "o senhor pode pegar um vermelho para mim?". Concentrata nei colori, sento la risposta: prendilo tu stessa, e allora mi stacco dai lacci e guardo l'uomo. Credevo fosse seduto, in verità non ha le gambe. Comincia dal culo in su. Non riesco a nascondere lo stupore di vedere un uomo senza piedi che vende lacci di scarpe. Puro corpo. Puro tronco. Oltre a vendere lacci, aggiustava suole di scarpe. Un ciabattino. Senza piedi. Senza gambe. Magari magari senza cazzo. Ma vendeva lacci. Dovevo dire qualcosa. Come faccio a toglierlo? ho paura di tirarne uno e far cadere tutti gli altri. Non preoccuparti, ho fatto in modo che ne tiri uno e ne viene giù uno soltanto (in portoghese è tutto più carino e sorridente).  Certo ha fatto in modo. E' uno di quelli che deve fare in modo per forza. Lui aggiunge: Solo il rosso? Prendine altri! Tiro l'azzurro, tiro il giallo. E lui fa una faccia da ora sì che va bene. Chiedo quanto viene. Facendo i conti, scopro che non arriva neanche a 10 centesimi. Ne prendo altri due, per arrivare a 10. Prendo i miei lacci. Lo ringrazio e saluto. Il giorno dopo torno e ne compro altri dieci. Racconto ai colleghi del ciabattino senza gambe. Il solito stronzo commenta: il cazzo ce l'ha di sicuro. Se non lo avesse venderebbe preservativi.

Vi servono per caso dei lacci in ottime condizioni?

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