sabato, 31 marzo 2007
(the platters, only you)



L'alba è davvero la metafora più recidiva e pret-à-porter che abbiamo mai concepito. Ricevo una cartolina in inglese che non dice niente di importante, tranne che a un certo punto il mittente scrive "it dawned on me". L'argomento è del tutto irrilevante, ma l'espressione dovrebbe avere un equivalente in tutte le lingue. "É albeggiato in me", o albizzato, o albesato, ché in effetti addirittura manca un verbo cazzuto per dirlo. Albeggiato è brutto, sa di mattina in una superstrada profumata di bitume. Un verbo per descrivere la sensazione di luce che nasce da un'idea, un ricordo, un'eureka: peraltro chi ha avuto un'idea o ha capito qualcosa o si è ricordato il dettaglio essenziale albeggia attraverso gli occhi illuminati. Un'alba che ti esce dagli occhi. La luce, l'alba, il sole, il giorno, non abbiamo fatto altro che usarli per raccontare la Storia. Il Rinascimento dopo l'oscurità medievale, l'illuminismo che riscatta l'umanità dall'ignoranza e dalla superstizione ecc.

Ovviamente c'è il viceversa. Sia nel quotidiano che nelle allegorie storiche, ogni mattina inesorabilmente annotta. L'alba non è permanente. Anzi: per essere precisi, il corollario della metafora è che la luce dura poco. D'altronde lo vedi là fuori, con i vari fondamentalismi in conflitto, le religioni che riprendono le abitudini più retrogade e le persone che si tribalizzano [altro verbo che non esiste] nella proporzione esatta in cui il denaro che le governa si globalizza, e credono in magie sempre più strane. E anche qui, dentro queste quattro mura, altro che alba. Che razza di notte ci aspetta?
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mercoledì, 28 marzo 2007

(the locos, tradiciones)

da un po' di tempo che mi capita di essere coinvolta in stilature di liste di cose-che-non-hai-mai-detto-a-nessuno, credo sia una sorta di succedaneo del sudoku. ogni volta che me ne chiedono una, entro in crisi. perché ho la pessima? radicata? tenace? riprovevole? abitudine di raccontare a chi capita un po' tutto quello che mi succede. una mia amica sostiene che l'unica cosa che mi lega ai miei fidanzati è avere un ascoltatore almeno teoricamente disponibile a udire i miei spezzatini quotidiani. essendo una pxicologa, è arrivata addirittura a collegare questa mia caratteristica? difetto? abitudine? idiosincrasia? come la vera radice della mia incapacità a scrivere robe più lunghe di 3000 battute. comunque. ho deciso di fare una lista da tenere nella borsa per l'evenienza della richiesta. per dare una mano agli inquirenti, intanto ho elencato le cose che ho rubato. lo so. da questo momento non apparterranno più alla categoria che-non-hai-mai-detto-a-nessuno. masticazzi. per fortuna ci sono tutti gli altri comandamenti infratti? infranti? infrattati?

- uno di quei coni arancioni e bianchi che dividono le corsie

- una bottiglia di vetro trasparente per l'acqua da un bistrot parigino (prescr)

- un anello di mia madre (prescr)

- una quantità imprecisata di capi di vestiario, dai calzini ai cappotti, dalle mie sorelle

- una boccetta di smalto per le unghie color  pietra lunare all'upim (prescr)

- tre plaid e tre cuscinetti d'aereo

- quasi tutte le chiavi d'albergo (ma non si può classificare come furto, sono rimaste con me di loro spontanea scelta)

- un cartello APERTO-CHIUSO di un benzinaio (prescr)

- un volume della Storia d'Italia Einaudi (era una scommessa però) che non ho mai nemmeno aperto(prescr)

- un cartellone delle tartarughe ninja e uno che pubblicizzava PaperRamses, dalla vecchia edicola di piazza pilo (prescr)

- una targa col nome della strada, a Rio: "rua Baronesa de Poconé"

- cinque bicchieri di grappa da cinque trattorie differenti

- un nome di sito, ma non lo sapevo

- x posaceneri da bar e d'albergo

- y accendini degli amici (per lo stesso motivo delle chiavi d'albergo)

- xy musica e idee

- xyw baci


*ho deciso che tutti i crimini preblog devono essere considerati prescritti.

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martedì, 13 marzo 2007

(pearl jam, elderly woman behind the counter in a small town)


Nella notte incurabile, nella camera esausta, la coppia ripete la scena: si spoglia s'abbraccia s'adagia mollemente tra le coperte sui ritagli consumati del giorno.

Si sdraia senza rumore, fuori sede, dietro la cosa assente che non si è persa d'improvviso, con un frastuono (strappata dall'uso quotidiano, calza dimenticata nell'armadio, spaiata dal cesto della lavatrice).

Ripete la coreografia - pausa per puntini di sospensione. All'ultimo minuto attenta (prima che l'onda del sogno, al rallentatore, ricada sul suo corpo) lei ricorda l'invito dei fiori: ubriachi d'api, sbocciando ferite nel tronco del ciliegio senza frutti.

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venerdì, 09 marzo 2007

(tokens, the lion sleeps tonight)





a natale mi hanno regalato un'i-pod. per una settimana, ho rotto il cazzo al mondo col mio i-pod. di sera, mi chiudevo nello "studio" e preparavo insalate mostruose, cercando di calcolare quello che avrei fatto il giorno dopo e che musica di accompagno ci voleva.


poi ho cominciato a notare che mancava qualcosa. o avanzava qualcosa.


mancava che, stando per strada, non ascoltavo più niente. e nessuno mi diceva più niente, vedendomi tutta autistica con le mie cuffiette. quelle chiacchiere tipo non ti sembra troppo caro? come ti chiami? che lavoro fai? fa caldo vero? che razza d'inverno?


mancava che la musica bloccava le mie elucubrazioni tipo è tutta felice perché ha appena scopato, oppure poveraccio, questo lo hanno appena licenziato, ha le verruche sul culo, deve avere almeno cinque figli. ero deprivata dei miei dialoghi interni, delle mie sceneggiature montate alla dogma, ben dosate nella mente.


e mi avanzava la musica, che non era mai quella giusta. perché tutta la mia attività collaterale per strada ha sempre avuto una colonna sonora ben prima dell'invenzione dell'mp3. ho sempre camminato con un pezzo che mi risuonava nell'orecchio interiore, foss'anche (per un'intera giornata) il pulcino ballerino.


le vecchiette e i vecchietti non mi raccontano più dei nipoti, dell'artrosi, della vita che era bella, del clima impazzito, di berlusconi, dell'uncinetto, della solitudine.


i matti non mi dicono più cose scabrose, nessuno mi vuole più vendere manco un paio di calzini, torno a casa senza nemmeno un buongiornobuonasera che m'avanza – nemmeno i mendicanti mi mendicano più.


non sento più bambini che raccontano dei loro superpoteri e di come, guardando due volte la luna, diventi hulk. né mi spiegano che se guardi le stelle invece non succede niente. certo, non sento più nemmeno mattornasserotuttidadovesonovenuti, stinegridemmerda, però è poco di guadagnato.


ho cominciato a restringere le occasioni in cui posso usare il mio i-pod senza danno.


prima l'ho limitato alla fila della posta e al treno, ma poi mi sono resa conto di aver perso un acchiappo difficilissimo all'ufficio postale di via quadrio e di aver fatto un intero viaggio insieme alla mia ex professoressa di inglese del liceo senza dirle nemmeno che the cat is under  the seat.


ho deciso di riporre l'i-pod fino a questa estate. magari prendendo il sole sulla sdraia lo potrò riusare.

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martedì, 06 marzo 2007

(pipettes, abc)

(arriva dall'isola di veracruz un amico carico di libri, cd, pettegolezzi e un'edizione domenicale del giornale! dopo aver passato un anno a leggere solo bits, mi lancio sulla carta stropicciaticcia d'O Globo. leggo tutto, soffermandomi in particolare su necrologi, cronaca nera e annunci.


gli annunci delle prostitute – ma che cazzo dici, ipocrita che non sei altro, chiamale puttane, vivaddio, puttane allegre, non tristi come quelle di garcia marquez. ecco, ero rimasta al fatto che i bacimbocca per le puttane era tabù. Tutto, tranne bacimbocca, no? perfino julia roberts tentenna a baciare richard gere. invece, ecco qua, nell'isola di veracruz ora i bacimbocca sono la grande offerta promozionale delle professioniste. la grande attrazione sono i baci. ci sono le solite offerte erotiche e, in più, come premio, come specialità speciale, il bacio! come la più intima delle pratiche pornografiche. non so se sia capitato solo quella domenica 4 marzo o se sia una tendenza mensile, annua, decennale. ma almeno tra le puttane allegre e le massaggiatrici di cazzo di veracruz è tornato il romanticismo. tra l'altro, in questo campo veracruz è sempre stata all'avanguardia globale.)

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lunedì, 05 marzo 2007
(franco battiato, alexander platz)



abbiamo visto la finale di sanremo con un branco di cristicchi che non ne avevano mai visto una. sai quelle situazioni in cui si dice johnnydorelli e tutti ti guardano come se tu avessi detto stocastico.

allora ci siamo messi a raccontare tutti i sanremi che loro si erano persi.

Mercedes e Daimler Benz che scendevano dalla loro opel davanti al royal, lei con un immenso afgano intorno al collo. Scannetta Sativa e le sue feste famose in riviera, in cui si potevano vedere ministri che ballavano con le cantanti come Fatty Scente, o il playboy internazionale Phan Pharron che alla guida di una nouvelle vague rossa decapottabile.

e tutte le notti finivano in piscina anche se era febbraio, vestiti o no, tra le note di Lusco Brusco e della sua orchestra cubana.

bei tempi. grandi tempi.

l'epoca in cui esistevano ricchi che non somigliavano a danilo coppola. Come Rudi Menti che manteneva due amanti a Bordighera, le sorelle Fata e Vanda Lismo, e l'una non sapeva dell'altra. Il miliardario brasiliano Vitor (detto Vitu) Perio che puntava sacchi di caffè ai tavoli del casinò, anche se i croupier lo imploravano di usare le fiches.

stranieri famosi arrivavano in italia solo per vedere il festival. Barry e Ella Fitzgerald con il piccolo Scott.

Gertrude e Franken Stein. il generale e la signora Motors. il francese Mal. il conte Nuto.

c'era la fila di auto di lusso lungo l'aurelia. e tutti cantavano le canzoni del festival, come il grande successo scritto da Peri e Para Metro, che i più maliziosi interpretavano come una allusione velata al caso montesi.

nel casinò, si perdevano e si costruivano fortune in un giorno. anzi, in una notte. e lo spettacolo non era solo dentro l'ariston.

il cantante Tony Truante, che smuoveva lampadari e cuori con la sua voce potente.

al pianoforte (anni più tardi si è scoperto non solo al pianoforte) lo accompagnava Benny Placito, l'uomo dalle ottantotto dita.

il duo più famoso, Stin e Trin Cate.

e le vallette! Rubi Conda, Donna Prima e sua sorella Vera.

La torinese Mara Tona, le venete Adaman e Bizan Tin.

Eva Porare, proprietaria di un gran paio di cosce, che – si sussurrava – erano usufrutto esclusivo di un sottosegretario.

Eti Mologia, che finiva ogni numero rovesciando la testa all'indietro fino a toccare il calcagno con la nuca. La spettacolare Ester Nare.

e l'orchestra! i violini romantici di Tom Bino e dei suoi Professori.

sì, belli e innocenti tempi. tempi in cui potevi passare tutta la sera a fare giochi di parole cretini senza provare rimorso.

non torneranno mai più.

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