degli amici m'invitano a vedere a mezzanotte l'apertura della Libertadores su SportItalia, ma non sono abbastanza fanatica da accettare una roba del genere. Non mi pare dignitoso o divertente star lì a guardare il calcio d'inizio di Chavez accompagnato dal povero Dieguito e assistere a Uruguay x Perù e a Venezuela x Bolivia alle 2,45 de la mañana. D'accordo, d'accordo, avevi ragione tu quando dicevi che la Libertadores non ha niente a che fare con gli Europei. E' una faccenda tra macaquitos (noi) e cucarachos (loro). Comunque leggo quel che scrivono gli inviati da Caracas. Alcuni di loro, mi dicono, hanno avuto l'ordine di non citare mai Chavez nei loro pezzi. Se la stanno cavando usando il nickname "mr. Keys", che se non altro suona più chic e meno minaccioso. Difficile non parlarne, in un paese in cui metà della gente lo vorrebbe appeso a un palo e l'altra metà vuole appendere al palo quelli che lo vogliono appendere al palo.
Mi ha colpito, nelle cronache, la descrizione di Fernando. La Seleção si sta allenando a Puerto La Cruz, e sono profondamente solidale con Fernando, anche se manco sapevo che era stato convocato. Da quello che ho capito, è uno di quelli che si agita tra centrocampo e attacco (in portoghese lo chiamano volante de marcação, chissà come si traduce), e gioca nel Bordeaux. In mezzo a tutti quei miliardari, mi pare un manovale solitario. Non conosce nessuno, non chiacchiera con nessuno, nessuno gli chiede interviste. Ha giocato anche in Italia, nel Siena e nel Catania, mi dice Google, se è lo stesso Fernando che dico io. Dunga è l'unico che sembra apprezzarlo, per gli inviati stronzi è diventato il simbolo del Brasile senza qualità.




