martedì, 26 giugno 2007
(maroon five, harder to breathe)

degli amici m'invitano a vedere a mezzanotte l'apertura della Libertadores su SportItalia, ma non sono abbastanza fanatica da accettare una roba del genere. Non mi pare dignitoso o divertente star lì a guardare il calcio d'inizio di Chavez accompagnato dal povero Dieguito e assistere a Uruguay x Perù e a Venezuela x Bolivia alle 2,45 de la mañana. D'accordo, d'accordo, avevi ragione tu quando dicevi che la Libertadores non ha niente a che fare con gli Europei. E' una faccenda tra macaquitos (noi) e cucarachos (loro). Comunque leggo quel che scrivono gli inviati da Caracas. Alcuni di loro, mi dicono, hanno avuto l'ordine di non citare mai Chavez nei loro pezzi. Se la stanno cavando usando il nickname "mr. Keys", che se non altro suona più chic e meno minaccioso. Difficile non parlarne, in un paese in cui metà della gente lo vorrebbe appeso a un palo e l'altra metà vuole appendere al palo quelli che lo vogliono appendere al palo.

Mi ha colpito, nelle cronache, la descrizione di Fernando. La Seleção si sta allenando a Puerto La Cruz, e sono profondamente solidale con Fernando, anche se manco sapevo che era stato convocato. Da quello che ho capito, è uno di quelli che si agita tra centrocampo e attacco (in portoghese lo chiamano volante de marcação, chissà come si traduce), e gioca nel Bordeaux. In mezzo a tutti quei miliardari, mi pare un manovale solitario. Non conosce nessuno, non chiacchiera con nessuno, nessuno gli chiede interviste. Ha giocato anche in Italia, nel Siena e nel Catania, mi dice Google, se è lo stesso Fernando che dico io. Dunga è l'unico che sembra apprezzarlo, per gli inviati stronzi è diventato il simbolo del Brasile senza qualità.
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martedì, 26 giugno 2007
(ben harper, both sides of the gun)

doccia fatta

per grattar via il tuo odore.

telefono spento

per non sentire la tua voce.

lenzuola cambiate

per non trovare tuoi peli e capelli.

panno sui mobili

per cancellare le tue impronte.

porte sbarrate.

tende tirate.

luci spente.

e tu, merda,

nella mia testa.
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lunedì, 25 giugno 2007
(beatles, birthday)

parole. un mucchio. come se qualcuno ne avesse buttato una manciata qui dentro e agitato la mia testa. con forza, come uno shangai. lasciandomi girata a testa in giù. succede anche con le idee. ma oggi l'hanno fatto con le parole. verbi. aggettivi. pronomi e affini. tutti insieme. mischiati. sovrapposti. bisogna organizzare tutto. scrivere. montare con questo bolo impalcature subordinate. asindetiche. denunciare sottintesi. camuffare palesi. trasformare passivi in attivi. rifare. cambiare. ci sono giorni in cui scrivere diventa difficile. giorni in cui le parole ingarbugliate richiedono tutto un lunedì per tornare a posto.



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venerdì, 22 giugno 2007
(ghosts, the world is outside)



ieri sera, cena politica.



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mercoledì, 20 giugno 2007
(locos, tradiciones)

certe volte mi sembra che il mondo si trasformi in una polaroid al contrario. tutto intorno sbiadisce neanche tanto piano. qualche secondo, e solo una macchia prima del nulla.
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giovedì, 14 giugno 2007
(rush, hope)

Ho letto il tuo ultimo post – dichiara. Che cazzata, quella storia dei peli di gatto. Ora ti scrivo la fattura perfetta.

(perché ho parlato ad Ada del blog?)

Si siede davanti al tavolo col piglio da vera giocatrice di risiko. Carta, penna e lista.

Fondotinta, ombretto, mascara, eyeliner, fard, rossetto. Sali del marmorto, esfolianti, scrub, gommage, creme anticellulite, olio per il corpo, profumo e olio con siliconi per i capelli. Massaggio, pulizia pelle, peeling, bagno di luna, manicure, pedicure e depilazione. Sandali minimo 9 cm di tacco, jeans skinny, blusa scollata e gonna. Stretta, corta, con i swarovski applicati. Palestra, lezioni di salsa, corse nel parco, triatlon, checkup dal medico e reggiseno pushup. Yoga, rilassamento, buddhismo, libri di autoaiuto e terapia. Romanticismo, sesso. Libri: Veronesi, Carofiglio, Simenon, Anne Tyler. Musica classica, jazz, blues: niente rock. Film: Kubrick, Ozpetek, Lynch e Scorsese. Arte: Leonardo, Basquiat, Tiziano, Picasso. Lezioni di spagnolo, francese, tedesco, conferenze, workshop e corsi di specializzazione. Autostima, spontaneità, ottimismo, sorriso sulle labbra e buonumore. Sembrare più leggera. Rispetto, fedeltà, tenerezza e pazienza. Centri commerciali, centri culturali, mostre, bar alla moda, barbecue, pub, weekend al mare, in campagna, nelle città d'arte. Incontri virtuali, chat, blog, rete di amici. Chiese, templi, sedute spiritiche, santeria, partiti politici, volontariato. La fede non abbia limiti.

La guardiamo con terrore. Riesamina criticamente la lista degli ingredienti, lima, scancella, aggiunge, valuta. Ci crede. Non ha paura. Non l'abbiamo mai vista così decisa e disperata. Ci vorrà tanto. Ma ci arriverà. E' stanca di essere sola. Dal lavoro a casa, da casa a chissà dove con tutta quella infelicità addosso. Fino alla fine dell'anno sogna. Promette di mettersi in gioco. Basta seguire le prescrizioni. Tutto quello che ritiene necessario per l'anno della svolta, l'estate della svolta. Dopo sette anni, si sente finalmente pronta per affrontare il suo nuovo millennio. Con un uomo nuovo fiammante a tracolla.

Noi la guardiamo, piccola e profumata von Clausewix che studia la sua magica pozione. Vorremmo dirle: lascia stare, Ada. Ma siamo troppo vigliacche. Abbiamo paura che ci chieda come abbiamo fatto, noi. O peggio ancora, scoprire che ha ragione lei.



 

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lunedì, 11 giugno 2007

(nancy + frank sinatra, somethin' stupid)

mi hanno appena regalato un libro che qualche anno fa sarebbe stato d'uopo, ab ovo e ad hoc. con generosità, decido di aiutare gli/gle amici/mice incagliati/ate. ecco. ho un bel gatto qui a casa. maschio non militante, beige, mangione, easy-going, miagolone, geloso e tenerissimo. convivo con lui da 13 anni, con contorno di puzzo di piscio, fodere di divani e poltrone sbrindellati, lenzuola sbucherellate e peli di gatto, molti peli di gatto. il titolo del libro di cui parlavo, tradotto, suonerebbe Manuale delle Ardenti Fatture d'Amore, insegna trucchi e magie per conquistare la persona amata. una delle ricette del libro la trascrivo qui. è semplice. serve poca roba, tipo fiammiferi e, appunto, peli di gatto. non m'interessa conquistare nessuno ma ho parecchi peli di gatto che m'avanzano, di modo che, unendo l'utile al gradevole, vendo peli di gatto a chi sta solo o è male assortito. ecco qua.

Fattura per attrarre una persona speciale

ingredienti

- un po' di pelo di gatto

- un po' di capelli tuoi

- un po' di erba gatta secca

- una scatola di fiammiferi svedesi o un altro recipiente

- fiammiferi svedesi

- un piattino

preparazione

giovedì a mezzanotte, possibilmente con la luna piena, metti gli ingredienti tranne l'erba gatta nella scatola. mischia tutto pensando alla persona che vuoi e di': furia felina, alimenta la tentazione, sono un(a) predatore(trice), conquisterò la mia passione, Sa-Sekhem! soffia sulla scatola tre volte, sussurra il nome della persona amata e chiudila (la scatola). brucia un po' di erba gatta nel piattino e passa la scatola magica sul fuoco, sussurrando: Sa-Sekhem! ora, fai un salto per cambiare posizione, tipo la bella lavanderina. mettiti a correre portando con te la scatola magica, ruggendo mentre corri in direzione dell'oggetto del tuo desiderio (a grandi linee). il giorno dopo, un sms e il risultato si vedrà (se non funziona ho già 14 spiegazioni possibili). Ai maschi non consiglio di ruggire mentre corrono. basta mostrare determinazione e grinta.

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mercoledì, 06 giugno 2007

(t-rex, children of the revolution)

cose che mi fanno paura:

. il barocco

. i tic nervosi con gli occhi

. i neonati (prenderli in braccio)

cose che detesto:

. prendere la scossa

. prendere spaventi

. prendere fischi per fiaschi

cose in cui credo:

. bambini sotto i 3 anni

. donne sopra gli 80 anni

. me stessa, dopo le 11 del mattino e prima di mezzogiorno

cose che mi deconcentrano:

. le ascelle, in generale

. la parola "coniuge"

. una certa posizione dei piedi

cose che adoro:

. le commesse mentre fanno un bel pacchetto col fiocco arricciato

. le coccole alla base del collo

. contare le cicatrici

cose che desidero:

. un Mac mini da 80GB

. tutti i libri di Quino, Mafalda compresa, en español

. uomini che mi facciano ridere

cose che mi intrigano:

. l'amore per l'hip hop

. infilare la testa nell'acqua gelida

. me stessa, prima delle 11 del mattino.

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martedì, 05 giugno 2007

(norah jones, what am i to you)

Bignami della settimana trascorsa:

Sono due. l'ecografia è inequivoca. du' zigoti. le lasagne vanno raddoppiate.

Ricominciato a parlare con mr. Assenza. tutti e due non ricordiamo bene come si fa.

Passato cinque giorni alle calcagna della superministra incazzosa. ogni volta che mi parla, mi ipnotizza coi capelli tenuti fermi da un velo perentorio di lacca. ricordo vagamente che da giovane avevo pensato, durante un paio di giorni, di fare politica. pensavo di essere – oltre che Giovane – Brava. ai tempi ero pure Donna. ora leggo tutta questa ola intorno al kominform del PD e all'assenza di Giovani. sono passati ventiquattr'anni da quei pensieri balordi, ma ancora oggi abbasserei decisamente la media di età del gruppo. Non è un bel pensiero, per il gruppo.

Una volta tanto, la mia tendenza a non fare cambi di stagione negli armadi mi ha premiato.

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venerdì, 01 giugno 2007
(fred buscaglione, che bambola)

Ho sognato che ti perdonavo. Eravamo seduti l'uno davanti all'altra, scomodi, sguardo perso da altre parti. Potevo respirare la tua disperazione, acchiapparla, modellarla a modo mio, trasformarla in un mio capriccio. Tu facevi finta di bere il caffè e guardare la finestra. Il caffè era talmente caldo da diventare una presenza. Eravamo in quattro: io, te, il caffè e la tua disperazione. Molto inutilmente metaforici sti sogni. Comunque, anche nei sogni mai soli.

Sadica, continuavo a leggere il giornale con nonchalance. Intuivo che la cosa ti dava un fastidio più tangibile della disperazione. Buttavo le pagine per terra, incasinando tutto apposta, per irritarti di più. In uno slancio di coraggio, rompevi il silenzio. Alzavo gli occhi, ti guardavo glaciale, e tornavo a leggere. Parlavi, parlavi, parlavi. Dicevi cose che non capivo o non ricordavo. Sentivo il corpo che tremava di rabbia trattenuta, mi ignoravi, concedendoti un avanzo di dignità.

Eravamo i soliti noi – tu, puro orgoglio, io, puro dispetto. Abbozzavo un mezzo sorriso, sapendo di non avere il diritto di sentirmi contenta. Capivi e ti concedevi in un sorriso più largo del mio, da bambino il giorno di natale. Spalancavo gli occhi, ridevi della mia sorpresa. Più forte. Risate. Mi contagiavi, è facile. Ridevamo, in una crisi quasi isterica senza movente.

Passiamo un tempo lungo come un sogno così, a ridere. Poi ci guardiamo sul serio, con gli occhi di chi ride, innocenti e teneri. Capiamo e, zitti, accettiamo il nostro destino: orgoglio e dispetto. Ci perdoniamo.

Mi sveglio pronta alla terza separazione.
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